15 luglio 2007

UNO E MEZZO


L’acre odore di vernice cominciava a dargli alla testa.
Si passa una mano fra i capelli mentre cerca avidamente di decifrare l’ora dal pendolo della hall. Quarantasei minuti di attesa e nessuno ancora sembra essersi fatto vivo per venire a prenderlo.

Fa stretching con le braccia per poi portarsi il polso destro sotto al naso. Il ticchettio dell’orologio sembra infastidirlo ancora di più dell’odore di vernice.
Si alza dal divanetto della hall e si dirige sbuffando verso la reception. Appoggia il gomito sinistro al bancone e affonda la mano destra nella tasca dei pantaloni.
"Posso esserle d’aiuto?".
"Sì, volevo sapere se è permesso fumare in questa stanza".

L’addetto vorrebbe permettere ai propri muscoli facciali un’espressione contratta e stizzita ma sa bene quanto questo genere di clienti faccia comodo al proprio capo: si limita ad un "no", facendo però notare che l’entrata dell’hotel non è poi così distante.

Sorride e ringrazia, e si dirige verso l’uscita, come uno scolaretto al suono della campana.
Sta per sistemarsi la giacca quando scopre un tiepido inverno. Un insolito nevischio affievolisce l’aria Milanese.
Solo qualche passo per sgranchirmi le gambe.. Mormora, mentre si smarrisce in improbabili elucubrazioni.
Il farraginoso insieme di fumetti, evapora poco a poco dalla sua mente facendo però sempre spazio a nuovi pensieri.

Passa i navigli più volte. A ridosso del canale si rallegra della neve che viene a bussare indistintamente sui chiostri, sui passanti, sui tetti, ma nessuno sembra voler rispondere al tiepido richiamo dell’inverno.

Ride dalla sua strategica posizione: in piedi, vicino all’uscita. Alla sua destra un bambino che gioca con la condensa all’interno del tram a lasciare scritte sul vetro. Sorride e si passa una mano fra i capelli.
Scende ad una fermata a caso, percorre una strada non conosciuta e si ritrova davanti ad un grattacielo.

Non ha freddo. Se ne avesse sarebbe entrato in una qualsiasi caffetteria. Se entra in quell’edifico è per curiosità. Lo fa per l’amore di perdersi. Ormai ha perso un appuntamento importantissimo, ha smarrito il senso dell’orientamento, ha preso un tram senza pagare il biglietto: non resta che farsi cacciare da un edificio. Nessuno sa chi sia e può riprovare l’ebbrezza di sentirsi trattato come un invasore qualunque. Una volta cacciato si sentirà in dovere di tornare ai suoi affari.
Entra.
Nessuno sembra avere voglia di notarlo, tanto meno di richiamarlo per cacciarlo. Sembrano tutti presi nei loro inutili e prolissi scartafazzi.

Il pensiero di essere meno importante di un addobbo natalizio stiracchia un sorriso sul suo volto.

Spalanca la porta che trova al termine delle scale.
Nota un giardino artificiale al centro di questo improbabile terrazzo.

Siede sulla fredda panchina e stiracchia le gambe. Cerca il pacchetto di sigarette nella tasca dei pantaloni, ma gli cade maldestramente ai piedi. Con fare distratto abbassa la mano sinistra per setacciare nella finta erba e raccogliere il pacchetto.
Quello che raccoglie però è, inaspettatamente, un libretto.
L’umidità lo stava rovinando ma è ancora leggibile. La prima cosa che lo colpisce è una grafia che sa di antico.
Eva Dolce

UNO


Tamburella freneticamente i polpastrelli della mano sinistra sulla scrivania, sguardo fermo sul monitor.
Il titolo della relazione e un inizio accennato.
Cancella tutto.
Scrive in bella grafia "torno subito" e attacca l’avviso sul primo monitor che trova, ma non si accorge che il foglio cade sul pavimento. Aria, mi serve aria, pensa, mentre allenta la cravatta e sbottona il primo in alto della camicia. Sale a passo veloce le scale, ascolta il ticchettare dei tacchi. Toglie le forcine dai capelli per farli riversare briosi ed energici sulle spalle. Allunga il braccio per spingere il maniglione antipanico. Si trova in cima all’edificio adesso. Toglie le scarpe e affonda i piedi nel prato posticcio del grattacielo. Siede sulla fredda panchina. Getta uno sguardo al pavimento. Non può fare a meno di sorridere. Chiude gli occhi. Ricorda di quando, dieci anni prima, ciondolava dal melo della cascina, poco distante da casa sua. Adorava affondare i denti fra quel succoso verde…
Si ritrova la cravatta in mano: l’abbandona poi per terra, con leggerezza. Conta con la voce i metri quadrati del terrazzo… 10 20 30… e parallelamente la sua mente volge alla conta dei giochi infantili che era solita fare nella "Curt dal fräs"…
Si alza. Percorre con lentezza il terrazzo. Si stiracchia. Abbraccia la ringhiera e osserva dall’alto le auto scorrere.
E sente ruscelli, i passi veloci di due persone che vanno allo stesso ritmo, la pelle che traspira, il caldo estivo e l’odore della terra del bosco. Torna verso la panchina. Raccoglie la cravatta e come da copione la risistema. Non dimentichiamoci del bottone, che oltraggio sarebbe! Cerca in un taschino della giacca interna altre forcine ma estrae un libello che non ricordava di aver portato dietro. Toglie il tappino della penna che tiene sempre nel taschino. Fa qualche annotazione.
Un nuovo messaggio. Prende svogliatamente in mano il cellulare ma si ritrova ad allargare un sorriso alla lettura del ricevuto.
"La stanno aspettando in ufficio!".
Vira lo sguardo verso la porta ma il contatto con il freddo pavimento le ricorda delle scarpe.
Le cattura, per poi sparire in un dedalo di scale, e poi di documenti di ufficio, e poi di cartelle e poi di colleghi e poi di riunioni, e di avvisi,…
Un solitario e buio rincasare. "Puoi rimediare al cigolio della porta ma non al senso di freddo quando entri nel tuo appartamento" pensa, mentre cerca con avidità il termostato.
Tre brevi telefonate si susseguono fra di loro, tutte soppresse con un gentile ringraziamento da parte sua.
Come da copione apparecchia per due, benché la consapevolezza di essere sola non è mai appannata. Abitudine? Forse. Nostalgia? Dicono gli altri.
Cerca nelle stanze il convitato che lei si aspetta di ritrovare, ma come ogni sera, da qualche tempo, si ritrova seduta sulla sedia della sua poco illuminata cucina, smarrita fra le camere di un anacronismo.
Stiracchia le braccia, le allunga, per poi stropicciarsi sul tavolo, guancia contro la tovaglia. Amba le palpebre.
Un improvviso colpo sulle gambe la fa sobbalzare, così come un imprevisto vento può sorprendere delle persiane non bloccate.
Un afono gatto non ha altri modi per richiamare l’attenzione altrui se non con un felino balzo sulle gambe della padrona!
Accarezza dolcemente il corpo dell’animale. In quel venerato silenzio, si fa coraggio la tiepida voce di lei:
"ventisette anni...ventisette anni… E lui non si sarà neanche ricordato…".
Vorrebbe fare la solita breve annotazione sul suo libello, ma non lo trova. Chissà dove sarà finito, in quel disordine che si porta sempre appresso...
Eva Dolce

LA CORTE DEI MIRACOLI DI DELHI



Quando le automobili si fermano e si accalcano in file caotiche davanti ai perentori occhi rossi. Quello è il momento. Lesti, si alzano dai marciapiedi e si spargono tra gli spazi lasciati dai veicoli. E cominciano a picchiettare sui vetri. Cartelli lungo la carreggiata come sentinelle dicono: "non incoraggiare i mendicanti". Eppure sono tanti quelli che abbassano il vetro della loro auto condizionata e tendono una moneta a quest’umanità derelitta. Bambini luridi, vestiti di stracci e polvere, ex lebbrosi che hanno perso dita, mani, piedi e storpi che si trascinano sui bastoni o su assi di legno con rotelle. I casi più disperati affollano le vie dei mercati o le zone più turistiche. Qui l’orrore prende il sopravvento sulla compassione. Volti dalle labbra tagliate, corpi senza arti superiori, corpi senza arti inferiori che si fanno largo, issandosi sulle braccia, o corpi ridotti al solo tronco, senza più né braccia né gambe, che si servono della bocca per raccogliere le elemosine.
Quanti sono i mendicanti di Nuova Delhi? Una recente inchiesta parla di 60.000, per la maggior parte emigrati dalle zone più povere degli stati vicini, l’Uttar Pradesh e il Bihar. Bambini, adulti, vecchi. Pare che abbiamo optato per l’accattonaggio data l’impossibilità di trovare lavoro. E il mestiere del mendicante sembra rendere, in certi casi, quanto quello di un salariato giornaliero, tra le 50 e le 100 rupie (1-2 euro) al giorno. Fare l’elemosina incentiva senz’altro la pratica del mendicare e sicuramente fomenta uno scomodo parassitismo, ma viene da chiedersi, se davvero c’è un surplus di manodopera e trovare un impiego risulta impossibile, che alternativa resta a questa gente che si è lasciata alle spalle una vita di stenti nelle campagne. E ancora, che alternativa resta agli storpi e agli sfigurati? Quante possibilità concrete hanno di trovare lavoro?
Questi derelitti accorrono nella città simbolo del boom, in vertiginosa espansione, e pretendono anche loro qualche briciola del benessere dilagante.
Una tragedia umana, che non sembra però porsi come questione sociale. E che solo ora diventa problema concreto. Da risolvere il più presto possibile. Prima del grande evento dei Giochi del Commonwealth che la capitale del subcontinente ospiterà nel 2010. Le vie della città andranno rastrellate e i mendicanti chiusi in appositi ostelli-prigione. Questa la soluzione proposta dal governo. Nascondere la polvere sotto il tappeto.


Chiara Checchini

10 luglio 2007

NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI '80 N.10



Oggi c’è la possibilità che io faccia un discorso serio. No, va bene, l’opzione è remota, ma giunti alla decima puntata di questa trasparente rubrica forse è il caso di tirare un po’ le somme. Come già dissi, questo spazio nasce da un’esigenza di un ex direttore di Vulcano che, trovandosi improvvisamente senza l’intervista a Giovanni Paolo II, causa morte del capo dei cattolici, entrò in una spirale di disperazione che io seppi risolvere proponendo il lancio di una rubrica: parlare degli anni ottanta in un momento di crisi morale e ideologica della società italiana. Mi sembrava il modo migliore per alimentare questa crisi. Subito la mente corre a quanto diceva Vico riguardo la Storia che si ripete secondo cicli di ascesa e declino: noi siamo palesemente in declino, proprio come lo eravamo negli anni ottanta. E guarda caso c’è un anno, il 1981, che fa al caso nostro per una serie di esempi. Il 2007 è identico all’81: è lunare che nessuno prima del vostro affezionatissimo non ci abbia pensato. Rimanendo in tema cattolico pochi giorni fa abbiamo assistito al tuffo spettacolare di un tizio dalle transenne di piazza San Pietro, per atterrare sulla Papamobile, e insidiare la vita del Santo Padre (o comunque ammaccare la bianca carrozzeria della vettura). Con esiti ben più drammatici nel maggio dell’81 Giovanni Paolo II subisce l’attentato ad opera di Alì Agca, che, questa volta senza tuffo, spara e ferisce il Papa. La morale sarebbe che non basta lanciarsi nelle cose per avere quello che si vuole, ma che è comunque sempre meglio avere una pistola?
Mah… Sebbene questa coincidenza non lasci ulteriori dubbi, ve ne presento delle altre. Viene scoperta la P2, la loggia massonica guidata dal Maestro Venerabile Licio Gelli (quello che poi fonda Forza Italia, mi pare). Oggi si fanno congetture, si disegnano scenari, che vedrebbero un’altra loggia del potere occulto, che permeerebbe i servizi segreti, i giornali, le reti di telecomunicazione, la Guardia di Finanza e la neonata "Tv delle Libertà", il personalissimo spazio della delfina di Berlusconi, quella Brambilla che guiderà il futuro del centrodestra da uno schermo televisivo: che follia, non vi pare? Sempre nell’81 cade il governo e nasce il Pentapartito: una specie di grande coalizione in cui "si fa un po’ quel cazzo che ci pare". Ora, quante possibilità ci sono che questo governo (già mezzo sbilenco) crolli, e venga sostituito da un esecutivo di larghe intese? Già in passato questa rubrica fu profetica.


Fabrizio Aurilia

5 luglio 2007

INCHIESTA: DAL REDATTORE AL CONSUMATORE. L'ESAME DI LETTERATURA TEDESCA AI RAGGI X

Per un sistema universitario trasparente assicurare la preparazione, il diritto allo studio, una valutazione giusta, dovrebbe essere il principio fondamentale di ogni esperienza didattica.

Tale trasparenza a volte viene macchiata da tracce di illegalità ed evasione, in un iter che parte da libri fantasma e si conclude con esami, sembrerebbe, troppo spesso a lieto fine.


Domanda: di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando dell’esame di Letteratura Tedesca (1 & altri CdL) e del Professore che detiene queste cattedre, il Vicedirettore del Dipartimento di Germanistica Fausto Cercignani.

Dialogando con molti degli studenti che hanno sostenuto l’esame, non poteva non essere evidenziato uno schema comune.


Lo studente (non frequentante il corso e non di linguistica) interessato a sostenere la prova di Letteratura Tedesca deve necessariamente concordare con il Professore Cercignani il programma d’esame. Durante questo incontro se ha una proposta su qualche particolare argomento inerente la materia viene sollecitato ad esporla, altrimenti si affida al professore riguardo i testi utili per l’esame. In entrambi i casi, il docente consegna e firma il programma, indicando alcuni brani e saggi necessari per lo studio. Il professore è anche così gentile da informarlo che alcuni di questi libri, essendo di difficile reperibilità, sono, ancora imballati, disponibili nel suo ufficio. Quindi, si offre di vendere i testi allo studente il quale, nella generalità dei casi, accetta di buon grado. Il giorno dell’esame, il candidato consegna il programma concordato e firmato da Cercignani, il quale gli rivolge le domande di rito. Proviamo ad analizzare i fatti più da vicino.


Come mai i testi sono di così difficile reperibilità mentre il nostro professore ne ha più copie, ancora imballate, nel suo ufficio?

Risulta chiaro che questi libri vengono venduti agli studenti, direttamente dal docente, al “prezzo di copertina” in mancanza di una qualsiasi specie di fattura.


Uno studente di lettere mi racconta:

“Ciao, sono XXXXX, per la vicenda di Cercignani questo è il riassunto:

Era la penultima settimana di gennaio quando, informato di un esame “fuffa” da superare, mi sono recato al ricevimento del professore Cercignani. Un esame “fuffa” è un esame per il quale studiando poco si ottengono voti abbastanza alti. Il professore Cercignagni occupa la cattedra di Letteratura tedesca presso la statale sezione germanistica. Io, dopo aver aspettato il mio turno (al suo ricevimento c'è sempre la coda: gli studenti sono attirati dagli esami “fuffa”), mi sono consultato con il professor Cercigniani per concordare un programma d’esame relativo al mio piano di studi (lettere).Il professore, senza nemmeno aver approfondito la mia collocazione all'interno del ramo letterario, si è affrettato a prendere il suo programma e a cancellare tutta la bibliografia li scritta. Sopra ha scritto a sua volta il mio nome e cognome e il programma sostitutivo da studiare per l’esame. In tutto quattro manuali dei quali mi avrebbe detto solo successivamente (nel caso li acquistassi) quali pagine studiare. In seguito, su un altro foglio di carta, ha scritto in fila il prezzo di ogni libro e sotto la somma. Dopo aver scalato da questa la percentuale che solitamente la CUEM (libreria interna all'università) detrae come sconto agli studenti, il professore, mostrandomi il foglio, mi ha chiesto la cifra di 64€ (per un esame da sei crediti). Io, sconcertato della velocità con la quale aveva sbrigato il tutto e per il fatto che, così su due piedi, mi domandasse dei soldi, ho chiesto al professore dei metodi alternativi per reperire i testi (prenderli in prestito alla biblioteca, comprarli di seconda mano, acquistarli in una libreria competente). Il professore Cercignani, prima ha riposto nel cassetto il foglio contenete il conto della somma da dare, poi ha tentato di persuadermi a tornare un'altra volta con i soldi, perché riteneva che i libri da lui forniti per sostenere (e superare) l'esame fossero introvabili fuori dal suo ufficio. Io ho insistito perché lui mi desse la possibilità di ricopiare i titoli (visto che anche il foglio del programma era stato nascosto nel cassetto). Alla fine me li ha fatti ricopiare, dicendomi, però, che le pagine da studiare le avrei concordate con lui solo dopo aver acquistato i libri. Salutai il professore con la promessa di ritornare con i soldi e andai alla CUEM. Lì trovai i libri di Cercignani per giunta usati. La settimana dopo ritornai al ricevimento per concordare le pagine da studiare, e il professore mi disse che i testi per l'esame non erano più quelli che mi aveva lasciato trascrivere ma che , per mancanza di fondi, i libri erano degli altri. Così io mi procurai 64€ e comprai i volumi. Appena consegnati i soldi il professore li mise in una busta con su scritto il mio cognome, e aggiunse un ok più firma sul foglio compilato con il programma, dicendomi di portarlo all'esame. Quando mi presentai all'appello il professore interrogava da solo, senza assistenti o altro. Mi fece due domane, una delle quali a scelta. Mentre rispondevo alla seconda, mi scrisse il voto sul libretto. Un trenta. Presentandomi all'appello riscontrai, inoltre, che tutti coloro i quali, come me, dovevano sostenere un esame da sei crediti avevano pagato al professore 64€ per la bibliografia e tutti avevano raggiunto come voto finale trenta, alcuni addirittura con lode. Ottenuto anche io il trenta, salutai il professore e mi recai alla CUEM (che compra i testi usati degli studenti) per vendere a mia volta i libri. La CUEM, inspiegabilmente mi disse che non li potevano comprare, almeno per quella sessione dell'anno. Questo è quanto accadde.”


Dinamiche sospette

Elemento ancora più interessante è che non si sa da dove vengano questi libri, né chi li stampi. L’editore è la Cuem., ma non si tratta di una semplice edizione Cuem. Un’edizione Cuem presenta un tipo di formato riconoscibile, quella dei libri in questione ne ha un’altro (beh, è vero il formato può cambiare). Un’edizione Cuem è stampata dalla “Global Print”, invece la tipografia di tali libri rimane sconosciuta. Il perché in qualsiasi testo venga indicato, con delle formule base, chi stampa il libro (stampato da …, stampato su carta … da … , stampa: …) e che questi volumi, utili per l’esame di Letteratura Tedesca, non abbiano una simile dicitura, resta un mistero.



Inoltre, questi stessi testi, una volta utilizzati, non potranno essere rivenduti e quindi essere ricomprati come usati. Parlando con un lavoratore della Cuem, scopriamo che tali libri non vengono “acquistati” poiché non c’è richiesta da parte degli studenti. Eccezione a questo la fanno i tomi delle ultime annate (del 2005,del 2006) segnalate nel programma in corso del Professore Cercignani. Ma delle tante persone con cui ho parlato, pochi hanno dovuto comprare dei libri dell’ultima annata. La maggior parte ha utilizzato edizioni (di “Prima Stampa”) del 1999, del 2000, del 2001, del 2002, del 2003, del 2004.

Tra l’altro, cercando qualche informazione su internet, scopro che esistono interi forum che discutono di questo argomento.

Per esempio: (da www.studentistatale.it) A e B

A: fermi tutti.
io non so una parola di tedesco a parte weiss bier.
vado da Cercignani, mi vende dei libri(se non ho capito male x la modica cifra di 60-80 euro)io studio qualche saggio e l'esame si passa?
XXX mi conferma che l'esame di letteratura straniera x lettere si passa cosi?
wowwwwwwwwww

B: no aspetta. non è proprio così.
ok, tu non sai una parola di tedesco a parte weiss bier.
ok, tu vai da Cercignani e ti vende i libri.
e poi stop però!
tu ti presenti (avendo letto mezza pagina di un saggio mentre aspetti che firmi il libretto alle 350 persone prima di te), ti fai firmare il 30 e lode che ti è costato 80 euro e poi torni a casa.
ciao!
ps. ti consiglio di fare questo esame solo se:
hai fretta di laurearti
o sei obbligato da qualcuno a fare l'università e non ne hai alcuna voglia
o ti sei già venduto l'anima al diavolo e perciò non rischi alcun tracollo di coscienza, nè di autostima.

Delle decine di studenti con cui ho parlato, tutti raccontano la stessa storia, nessuno ha stipulato una sorta di contratto di compravendita denaro-merce, tutti hanno ottenuto un voto alto.

A questo punto, dopo tante letture ed interviste, decido di verificare di persona se quello che mi è stato detto è vero o se si tratta di un altro lamento gratuito degli studenti. Arriva il giorno del colloquio. Comunico al docente che vorrei sostenere il suo esame, che sono della facoltà di.., e che mi piacerebbe occuparmi di.., ed in questo lasso di tempo il professore è li che cancella , scrive e si appunta su una copia del curricula d’esame il “mio” programma. Poi mi dice che ha una “proposta”(che non potrei rifiutare) e cioè di ordinare i testi da lui, il quale li potrebbe fare arrivare senza problemi (poi scoprirò dell’esistenza di scatoloni interi di libri sigillati nella biblioteca). Io chiedo: “ma è possibile trovarli in Cuem o da qualche altra parte?”. Il professore risponde che in Cuem dovrei “aspettare” e che tra l’ordine dei libri e il loro arrivo perderei un sacco di tempo, mentre qui a Germanistica potrei ritirarli subito o il venerdì successivo. Nonostante ciò, chiedo di poterli cercare in giro prima di comprarli da lui. Allora il professore, gentilmente, riscrive l’elenco dei libri necessari per l’esame su un post-it e me lo consegna, inserendo il programma concordato nel primo cassetto della sua scrivania. Mi dice di avvisarlo nel caso in cui non dovessi trovare i libri: al massimo ci può pensare lui. Solo quando avrò tutti i testi mi riconsegnerà il foglio del programma concordato, tanto per non incorrere in qualche pasticcio al momento dell’esame.

Continuando la ricerca e parlando con molti studenti che hanno sostenuto questo esame, scopro che esistono due standard di accesso:

  • 6 crediti: 64.00€ per 4 libri;

  • 9 crediti: 84.00€ per 6 libri.

(I testi: Studia Austriaca n°, Studia Theodisca n°, saggi e studi vari, tutti riportanti il codice identificativo isbn 88-7090-xxxx)

Naturalmente senza fattura Naturalmente i libri vengono acquistati dal professore perché è l’unico ad averli e, sostanzialmente, è l’unico a venderli (se escludiamo le poche copie che ci sono in Cuem e i passa mano da studente a studente).

Inoltre, confrontando il numero degli studenti che sostengono un esame di una qualsiasi letteratura (durante l’appello dell’aprile scorso), si palesa un dato eloquente.


Letteratura Inglese 1: Prof. Rossi n°18 studenti …………………………..Prof. Paschetto n°17 studenti …………………………..Prof. Iannaccaro n°21 studenti

Letteratura Francese 1: Prof. Modenesi n°17 studenti

Letteratura Russa 1: Prof. Rossi n°20 studenti

Letteratura Italiana 1: Prof. Cabrini n°51 studenti ………………………....Prof. Spera n°45 studenti …………………………Prof. Mari n°18 studenti …………………………Prof. Milanini n°4 studenti

Letteratura Tedesca 1: Prof. Cercignani n°157 Studenti

(dati del 10 aprile 2007)

Infine, sostando davanti all’ufficio del Professore durante il suo orario di ricevimento, è sempre possibile incrociare numerosi studenti che ne escono con dei libri nuovi di zecca. In questi frangenti ho ascoltato anche degli studenti lamentarsi del fatto che “la Voce” la conoscevano in troppi e che si poteva rischiare di non poter dar più un esame del genere. Incredibile!

Facendo presente che negli ultimi appelli il docente avrà esaminato circa 500 studenti, ci rendiamo conto che le dinamiche legate alla reperibilità del materiale inerente l’esame di Letteratura Tedesca (1 & altri CdL), curato dal prof. Fausto Cercignani, sono a dir poco misteriose dal punto di vista economico e fiscale. Un circolo di denaro di cui non esiste una prova scritta, una fattura, uno scontrino, niente, se non una voce che gira tra i corridoi, tanti studenti che ne parlano, si lamentano (pur essendo carburanti primi del sistema opaco) e incrementano la media.


a cura di Aramis



L'INTERVISTA


“E’ certamente possibile che per tale questione si interessino quelli di striscia o delle iene”. “Siamo in maggioranza iscritti di filosofia. La “soffiata” riguardo questo esame deve essere giunta solo a noi”. Questo è il clima che ci accoglie al ricevimento del prof. Cercignani.

Fra gli studenti, le voci di un esame rapido e indolore circolano, incredibilmente insistenti, anche a pochi passi dallo studio del docente di Letteratura tedesca.

Incontrato nella sua stanza, Fausto Cercignani, vicedirettore del dipartimento di Germanistica, si apre alle nostre domande con cordialità e franchezza.

“Sapevo fin dall’inizio che vendere i libri non fosse una cosa giusta. Tuttavia il mio comportamento nasce dall’esigenza, per gli studenti non frequentanti, di reperire i testi per l’esame in poco tempo.

Avevo già stabilito che alla prima rimostranza avrei terminato con questo sistema, sbagliato ma necessario, e così da ora non venderò più alcun libro. In questo modo, tuttavia, chi vuole sostenere l’esame incontrerà certamente molte difficoltà nel rintracciare i manuali adatti. I volumi normalmente ordinati dalle librerie sono di tiratura nettamente maggiore rispetto ai testi che propongo io per l’esame di letterature tedesca.”

Alla nostra obiezione, verificata, che numerosi testi consigliati dal professore sono effettivamente disponibili presso la libreria universitaria Cuem, Cercignani risponde.

“Si tratta di un episodio fortunato. Gli altri studenti protestano perchè non trovano i libri.”

In ogni caso, il vincolo di emettere regolare ricevuta fiscale esiste per legge.

“Lo so, difatti, come le ho detto, non utilizzerò più questo metodo. Gli studenti si arrangeranno.

Così avrò anche meno lavoro. I miei ricevimenti sono sempre affollatissimi. Il mio spazio di ricevimento potrebbe concludersi in un paio d’ore. Invece, come vedete, sono qui da tutta la mattina.”

Ed in effetti il compito di un docente dovrebbe esaurirsi nell’aiutare lo studente insicuro, risolvendo i suoi dubbi e sciogliendo eventuali quesiti. L’attività di vendita dei testi, né richiesta né consentita ai professori, è riservata alle librerie.

Ma perché, considerata la difficile reperibilità (più che difficile, strana reperibilità: tanti libri disponibili nel suo ufficio, pochi presso le rivendite autorizzate) dei saggi da studiare, e dal momento che dei sei libri venduti per un esame da 9 crediti (al prezzo di 84 euro circa) fanno parte del programma soltanto brani ridotti, non può essere pubblicata una dispensa che raccolga tutti gli scritti in un unico testo?

“Non è fattibile perché questi libri hanno un valore globale e trovano diffusione non solo fra gli studenti. Inoltre, avere un volume completo, rispetto al solito manualetto, è un vantaggio per gli stessi studenti. Comunque, i libri posso essere acquistati anche di seconda mano”.

Appare, tuttavia, singolare che il professore, dopo aver sottolineato le difficoltà nel rintracciare i testi, consigli di recuperare i volumi di seconda mano.

Le dinamiche certamente anomale che caratterizzano la reperibilità e l’acquisto dei tomi, l’alto numero di iscritti ad ogni appello (in antitesi alla scarsa affluenza per gli altri insegnamenti di letteratura straniera), l’impressione generalizzata che la prova sia poco impegnativa e il buon voto assicurato, nutrono la voce e il pensiero di numerosi studenti che ritengono l’esame di letteratura tedesca più che semplice. “Fuffa” per l’appunto.

“L’alto numero di iscritti dipende anche dal fatto che, per il mio esame, non è necessaria la conoscenza della lingua straniera. Se uno studente legge Goethe, perché lo interpreti, non è necessario che parli il tedesco. In generale poi, gli studenti di lettere e filosofia sono più preparati rispetto ai pari di lingue. Hanno un approccio più consono al profilo saggistico della materia”.

Al quesito riguardo chi, concretamente, stampi i libri, Cercignani risponde: “Questo non lo so. Io curo solo la parte scientifica, teorica, dei manuali. Non so chi stampi concretamente i testi.

I libri vengono ritirati e trasportati nel mio ufficio da un camioncino, non quello della Cuem, che arriva a Milano dal luogo in cui i volumi vengono stampati. In ogni caso mi rendo conto che tale sistema possa essere frainteso. Per questo non lo farò più. Si ricreerà tuttavia il vecchio problema della reperibilità dei testi. Se gli studenti mi riferiranno delle difficoltà per trovare i libri io dirò loro di rivolgersi a Vulcano.”

Dopo aver ricordato al docente che l’impossibilità di vendere testi direttamente dal redattore al consumatore, in totale assenza di validi documenti fiscali, non dipende da un articolo del giornale universitario Vulcano ma da una importante legge dello Stato, ci congediamo.

Il professore Cercignani saluta, assicurandoci che abbandonerà definitivamente l’attività di libraio improvvisato. Tutto ciò, con la consueta cordialità.


a cura di Aramis e Gregorio Romeo

10 giugno 2007

NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI '80 N.9


La situazione è la seguente: circa un mese fa ricevo una telefonata dal mio grande amico, nonché socio per certi affari, dei quali un giorno o l’altro vi parlerò, se mai farò una rubrica dal nome Non si esce vivi da Rebibbia, Fabrizio Corona. La nostra comunicazione avviene attraverso un assiduo scambio di MMS. Rivaleggiavamo a chi fotografava più V.I.P.: ecco, credo che lui sia andato un po’ oltre. Aveva la smania di fotografare calciatori, ma si lamentava sempre del fatto che questi scatti non venissero puliti: c’era sempre una ragazza appiccicata all’atletico corpo del giocatore, e ne impediva il riconoscimento. Dal canto mio inseguivo vecchi personaggi che negli anni ottanta raggiunsero una fugace e clamorosa celebrità, per poi declinare verso o un triste anonimato, o un malcelato disprezzo. Giro per le strade di Milano in cerca di qualche ex V.I.P. da immortalare e spedire al Corona, e mi imbatto nell’esuberante Pasquale Finicelli. Immaginatevi il mio entusiasmo. Che fortuna incontrare il Finicelli a Milano, tra tutti i personaggi famosi in queste zozze vie. Per chi non si tenesse dalla curiosità, il soggetto era enormemente noto dall’86 all’88 come Mirko, il cantante dei Beehive, nonché fidanzatino di Licia, in quella splendida fiction, di stampo preistorico, che la Fininvest (se non ci fosse, qualche imprenditore con tanti soldi presi chissà dove, dovrebbe inventarla) trasmise col nome di Love me Licia o Licia Dolce Licia o Teneramente Licia. Il Finicelli al tempo doveva sottoporsi ad ore di trucco, per riuscire ad assomigliare al Mirko versione manga, con capelli gialli e ciuffo cotonato rosso. Malgrado un ascolto pazzesco una serie di LP pubblicati dai Beehive con Cristina D’Avena (la dolce Licia), il sogno multimediale di un cartone che si fa telefilm, dal quale i protagonisti entrano nella realtà, uscendo dal televisore, e si impongono come finti ma verosimili musicisti, termina presto. Ogni tentativo del Finicelli di imporsi come Mirko dei Beehive senza i Beehive fallisce silenziosamente, cozzando contro produttori che lo reputano non credibile. Pretesa risibile, quella del Finicelli, dato che non era sua manco la voce, che, invero, era di Enzo Draghi. Mirko, ormai quarantaduenne e decotonato, confessa di aver provato la fortuna in qualsiasi reality, ma con preferenza per Music Farm: lui è un cantante. O forse no. Il suo personaggio era un cantante. Come è possibile confondere i piani di realtà e finzione in questo modo? E’ proprio questa l’essenza e l’eredità di quel decennio: l’aver equiparato la forma, per la prima volta, con la sostanza. E torniamo a dire che c’è chi non ne è uscito vivo. Ecco questo è ciò che avevo da dirle dottor. Woodcock.


Fabrizio Aurilia



6 giugno 2007

BULLI DA CARTA STAMPATA


Oooh, il tema principale di questo inizio 2007 si è rivelato essere il bullismo. Dopo l’Emergenza Stupri di quest’estate, quando sembrava che improvvisamente tutti gli stupratori del mondo si fossero ritrovati in zona Stazione Centrale per trasformarla in una novella Sodoma di perversione e abominio, ora pare che da un giorno all’altro i nostri adolescenti si siano trasformati in piccoli mostri, picchiatori malvagi e razzisti.
Ma fermiamoci a riflettere un attimo. Io ricordo che ai miei tempi le cose non erano molto diverse. Alle Elementari ricordo distintamente dei miei compagni prendere in giro un bambino di colore chiamandolo "cioccolatino". Alle Medie risse e pestaggi, se non erano all’ordine del giorno, poco ci mancava. Al Ginnasio una volta ero al McDonald’s di corso Vercelli (Vercelli, notare bene), e un gruppo di zarri più grandi mi hanno preso a calci in culo perché non volevo lasciare il mio posto a sedere. Mio padre mi ha raccontato che anche ai suoi tempi succedevano le stesse cose; e mio nonno idem.
Allora dove sta la linea di confine che separa ciò che avveniva ieri e l’oggi?
Ah aspettate, c’è effettivamente una differenza colossale: ai tempi non c’erano videofonino e YouTube. E dunque le mamme non dovevano andare a frignare sui tiggì nazionali, video alla mano, di quanta ingiustizia ci fosse nel mondo. Prima ce ne si poteva tranquillamente fottere, era più comodo: "guarda, Luigino ha un occhio nero...mah, sarà caduto dalla bicicletta!"
E intanto, parafrasando Tomasi di Lampedusa, più le cose sembrano cambiare, più nella realtà non cambiano affatto; se ne parlerà ancora per un po’, poi la notiziona ormai avariata sarà sostituita da carne fresca, buona per gli incassi.
Vogliamo scommettere su un infanticidio?

Davide Bonacina

29 maggio 2007

SPECIALE ELEZIONI IN UNIVERSITA' - PARTE QUARTA

CNSU:ISTRUZIONI PER L'USO

Fra i numerosi impegni elettorali che ingolferanno il maggio studentesco, un importante voto sarà destinato al rinnovo del consiglio nazionale degli studenti, certamente una delle strutture di rappresentanza meno note per i giovani universitari.
Il CNSU, istituito da una legge del 1997, è un organo consultivo del ministero, composto da 30 studenti eletti fra tutte le università italiane. Il suo compito primario è quello di interagire col Ministro in carica riguardo le politiche universitarie; dalla didattica al diritto allo studio, dai finanziamenti ordinari e straordinari all’internazionalizzazione degli atenei. Mediante il CNSU, dunque, gli studenti dovrebbero essere coinvolti nei processi decisionali che li riguardano direttamente. I limiti sono quelli, tradizionali, di un ente che non dispone di poteri deliberativi o di veto, ma solo di consultazione.
E’ altresì compito del CNSU redigere, ogni due anni, una dettagliata relazione sulla condizione studentesca. Il meccanismo elettorale che designa i rappresentanti è un sistema proporzionale con preferenza. Il territorio del paese viene diviso in quattro distretti (la Lombardia è inserita, insieme a Liguria e Piemonte, nel distretto del nord-ovest) e, per ogni collegio, si eleggono sette membri. Due seggi, dei 30 complessivi, sono riservati ad 1 dottorando e ad 1 specializzando.
Altra nota da rilevare, riguardo gli eletti al CNSU, è il rimborso spese (pare irrisorio) di cui godono i rappresentanti, impegnati, almeno una volta al mese, a confluire a Roma per le sedute plenarie.
Le liste concorrenti per il consiglio nazionale degli studenti, nel distretto nord-ovest, sono quattro.
· Azione universitaria-studenti per le libertà, aggregazione politica che unisce le destra di alleanza nazionale con quella dei circoli di Forza Italia.
· Unione degli studenti universitari - liste di sinistra - liste democratiche, coalizione unitaria del centro-sinistra.
· Ateneo studenti-obiettivo studenti, lista vicina a comunione e liberazione.
· Unicentro, altra aggregazione di stampo cattolico, espressione dell’Udc di Casini.
La funzionalità dell’organismo, come hanno dimostrato gli ultimi anni di lavoro del CNSU, sarà certamente determinata dalla capacità di ascolto dell’esecutivo.
L’ultima legislatura, segnata dalla reggenza Moratti, si è distinta per una sostanziale indifferenza rispetto all’impegno dei giovani rappresentanti. La teoria, che prevede una effettiva e continuativa cooperazione fra consiglio e Ministro, è stata troppo spesso disillusa. Dato eloquente, il fatto che Letizia Moratti sia stata presente in consiglio una sola volta, per pochi minuti, nel corso della prima seduta. In questo senso, l’approccio del neo-Ministro sembra disegnare una svolta. Dalla nomina, Fabio Mussi si è dimostrato aperto alle esigenze degli studenti, interagendo con il CNSU in maniera chiara e disponibile.
Alcune proposte, in vista del rinnovo dell’organismo, sembrano essere trasversali e, dunque, non soggette a lacerazione fra opposte fazioni. Nuove norme, ad esempio, che rendano il CNSU più efficiente modificandone, in parte, il regolamento, sembrano essere reclamate da liste sia di destra che di sinistra.
L’obiettivo è quello di garantire agli studenti italiani la migliore rappresentanza possibile. Dal 2000, anno di effettiva istituzione del consiglio, la Statale di Milano ha sempre
espresso propri rappresentanti al CNSU. Tuttavia, non tutti gli atenei possono usufruire di effettiva rappresentatività e così, all’inizio del 2007 a Roma, è stato organizzato un meeting d’approfondimento al quale sono stati invitati tutti i rappresentanti degli studenti delle università italiane. Offrire continuità al rapporto di collaborazione fra i membri dei senati accademici, dei consigli di facoltà e di amministrazione
dei diversi atenei da un lato e i rappresentanti del Cnsu dall’altro, è un obiettivo fondamentale per cucire il filo tra vertice e base, troppe volte lacerato. Un filo di esperienze e informazioni che garantisca concretezza al lavoro del consiglio nazionale degli studenti universitari.
In conclusione, è necessario sottolineare l’importanza del fenomeno astensionista anche per quanto riguarda le elezioni del CNSU. La scarsa partecipazione del corpo studentesco è
un limite sostanziale per un organo di rappresentanza così rilevante. La speranza, dunque, è che alle prossime elezioni la consapevolezza vinca sul disinteressa e che possano prevalere le vere esigenze degli studenti in antitesi all’inerzia grigia che muove, oggi, il pianeta universitario italiano.

Gregorio Romeo

28 maggio 2007

SPECIALE ELEZIONI IN UNIVERSITA' - PARTE TERZA

CHI SI VOTA? LE LISTE PRESENTATESI ALLE ELEZIONI

Cominciamo la nostra carrellata all’interno delle liste che si presentano alle elezioni. Abbiamo incontrato personalmente alcuni candidati per conoscere i punti principali dei loro programmi.

Azione Universitaria - Destra in Ateneo è un movimentoche si presenta in diverse realtà all’interno dell’università, dal Senato Accademico ai Consigli di Coordinamento Didattico. Il loro programma ruota soprattutto sulla richiesta di una maggiore partecipazione da parte degli studenti nella vita dell’università e delle istituzioni: dagli enti locali, visti come possibili intermediari tra affittuari e studenti per poter calmierare i prezzi degli alloggi per i fuori-sede, alla richiesta di maggiori agevolazioni nel trasporto pubblico (stipula di convenzioni tra università e Trenitalia) per consentire spostamenti a tariffe più popolari. Uno dei problemi più diffusi e sentiti – secondo AU- è quello della scarsità di spazi per studenti: aule studio, spazi per aggregazione, spazi da destinare stabilmente alle rappresentanze studentesche e altro. Azione Universitaria vigilerà sull’imminente ristrutturazione della sede di via Mercalli perché siano garantite non solo delle esigenze della didattica ma anche di quelle studentesche. E ancora, dalla riqualificazione di interi spazi per studenti, non soltanto volti a esigenze esclusivamente didattiche ma anche e soprattutto a esigenze di tipo aggregativo, abbandonati al degrado (per esempio le strutture di via Mercalli, via Golgi e via Valvassori Peroni) alla maggiore sensibilizzazione sui problemi informatici, passando in primis da un più forte coinvolgimento degli
studenti alla gestione del sito dell’università, ad oggi colmo di disfunzioni e gravi lacune.
Per quanto riguarda gli alloggi universitari già esistenti, AU propone una riformulazione del bando che assegna i posti agli studenti (“quelli per gli Erasmus sono un discorso a parte”, precisa AU), poiché secondo gli intervistati - Carlo Armeni e Gianluca Kamal, entrambi candidati al Senato Accademico -, questi “vengono assegnati in base a criteri economici, e così facendo gli studenti stranieri che spesso hanno redditi bassi, sono avvantaggiati rispetto a quelli italiani. Bisognerebbe perciò creare una quota di alloggi da destinare agli stranieri e un’altra per quelli italiani”. Infine, per un miglioramento decisivo e incisivo della didattica, si dovrà ripensare nella sua forma lo strumento della valutazione che purtroppo ad oggi fornisce solo dati grossolani e che hanno valore meramente statistico. Al contrario, si dovrebbe prestare maggior attenzione al giudizio che gli studenti danno dell’offerta didattica e del modo in cui questa viene declinata, spingendo sempre più verso un concetto di meritocrazia della docenza capace di abbattere quel triste fenomeno delle “baronie” ancora ben lungi dall’essere anche minimamente scalfito. Organizzazione di attività socio-culturali, nell’ottica di un modello di università “da vivere”, non soltanto intesa come luogo dove seguire corsi e dare esami. Sul fronte culturale AU ha in cantiere l’idea di portare in Statale alcune mostre, e l’organizzazione di concerti, e spettacoli teatrali.

Alternativa Rossa è l’unione del Collettivo Pantera con Demos. Il primo è una realtà universitaria ormai da vari anni, (se lo ricordano ogni aprile gli studenti di Lettere e Filosofia, grazie all’appello straordinario ottenuto con la mobilitazione capeggiata dal collettivo). Il secondo, si affaccia per la prima volta nel mondo universitario dopo una lunga gavetta nelle scuole superiori. Alternativa Rossa non si presenta al Senato Accademico, ma solo per il Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia, e per alcuni Consigli di Coordinamento Didattico. Si propongono principalmente di lottare per l’abolizione della “Riforma Moratti” e per l’introduzione dello scalone socioeconomico della seconda rata di pagamento delle tasse universitarie anche per la prima rata. Altre proposte sono quella di mettere a disposizione libri in comodato d’uso per sopperire al gravoso prezzo dei testi, la riattivazione delle case degli studenti, maggior numero di borse di studio e l’istituzione di appelli fissi, ogni mese, per ogni facoltà. Secondo Francesco Ciraci e Alessio Marconi, candidati per Alternativa Rossa, “lo studente della Statale è uno studente che per tutelarsi deve mobilitarsi”, radicando la partecipazione all’azione politica nel vivere universitario.

Arriva anche qui in Statale Unicentro, un movimento esistentegià in molte università italiane, e organizzato a livello nazionale. Una vera e propria novità tra le varie liste che si presentano alle elezioni d’Ateneo. Dal Senato al Coordinamento Didattico, in ogni consiglio sarà loro premura un avvicinamento tra lo studente e l’istituzione: “Siamo la vera novità diqueste elezioni. Noi con la nostra indole di moderati crediamo di essere l’unico vero anello di congiunzione tra studenti e istituzioni, senza passare attraverso occupazioni o associazioni per pochi eletti”. Questo è ciò che promettono di fare: informazione. Cercheranno di sensibilizzare, e, quando si avrà la possibilità, anche di modificare il sistema universitario, partendo proprio dalla figura dei rappresentanti degli studenti, i quali “dovrebberoorganizzarsi come un sindacato che faccia una pressionevera”. Oltre a ciò è sentita molto l’esigenza di ringiovanire una didattica vecchia e chiusa al proprio interno. Questo si può fare, a detta del candidato Alberto Garbo, potenziando la valutazione della didattica stessa, riqualificando un funzionamento chiuso verso un’entità aperta come un centro di aggregazione sociale, estendendo l’orario d’apertura secondo ilmodello spagnolo (che arriva fino a sera inoltrata). Senza l’avviamento di queste procedure di ristrutturazione, l’UniversitàStatale è condannata a peggiorare sempre più verso quellaliceizzazione e quel laureificio che ormai la svalutano. Per fare questo ed altro si dovrà, quando sarà necessario, ricorrere alla partecipazione dei privati, nel gestire la res universitaria. “I politici – sostiene Garbo - dovrebbero prendere più in considerazionel’università venendo a parlare anche con noi studenti, informandoci, senza cercare di accaparrarsi solo voti o militanze. E’ qui che si formerà la nuova classe di politici e di votanti”.

Secondo Sinistra Universitaria (SU) la Statale è una realtà complessa in cui gli studenti devono giocare un ruolo maggiore. Questa lista universitaria (in lizza nella maggior parte dei Consigli di Facoltà e in tutti gli organi superiori: Senato Accademico, Comitato Pari Opportunità, Consiglio di Amministrazione) è una realtà sempre più radicata tra gli studenti, e propositiva nel campo della riforma universitaria: “La riduzione del numero degli esami e il numero minimo di crediti per esami introdotta dal Ministero quest’anno era stata già approvata da noi in Statale un anno prima”, spiega Dino Motti, attualmente senatore accademico e candidato al CNSU. Sono davvero molte le cose realizzate da SU in questi anni. Basta ricordare i vari incontri e le assemblee d’informazione (che hanno coinvolto tra gli altri Moni Ovadia, Giovanni Allevi e la Banda Osiris), il concorso di poesia UniVersi, e il servizio di BachecAlloggi, come pure l’importante conquista dell’appello di dicembre a Giurisprudenza. Secondo Motti, “la Statale oggi non ha le caratteristiche di una società sinergica. L’informazione non funziona e lo studente è sempre l’ultima ruota del carro”. La prima cosa da fare, per Sinistra Universitaria, è attuare una riorganizzazione dei canali di comunicazione (informare per formare), utilizzando le competenze interne dell’università, oltre a ridurre gli sprechi e investire in qualità. Come? “Coinvolgendo studenti, docenti e ricercatori nelle scelte e nei progetti dell’Ateneo. Un occasione mancata la dimostra ad esempio il sito web d’Ateneo, appaltato all’esterno, costato oltre un miliardo vecchie lire e poi fallito insieme al progetto di formazione che avrebbe potuto sostenere”. Il fatto inquietante che denuncia Sinistra Universitaria è che: “La Statale è un’università che insegna a scrivere, ma non fa scrivere, che insegna a comunicare e non ti fa fare alcuna operazione di comunicazione. E’ un paradosso”. Anche SU chiede un intervento sulla didattica tramite un processo continuo di valutazione come avviene nel resto d’Europa. Per fare tutto ciò, “è necessario riformare la governance dell’università, per smuoverla dall’interno e dare direzione e responsabilità all’autonomia. Bisogna pensare l’università come società, sinergica e partecipata, ricondurla al ruolo di polo culturale e scientifico in cui siano riconosciuti merito e qualità”. Secondo SU, molti problemi nascono dal fatto che la Statale è ancora pensata e gestita in modo elitario, mentre invece bisognerebbe dare allo studente i servizi e le agevolazioni di cui godono i colleghi europei, attraverso un sistema di welfare universitario serio, con borse di studio ed investimenti per gli alloggi studenteschi. E per quanto riguarda la Riforma, e in particolare il 3+2? “La Riforma è l’applicazione dei vincoli posti dall’UE. Il Ministero deve smetterla di sfornare una riformina ogni 2-3 anni, e gli atenei devono applicarla seriamente. Basta con questo ibrido che, specie nelle facoltà umanistiche, ha la maschera del 3+2, ma che sostanzialmente è ancora un ciclo unico con un casello a metà. La laurea specialistica deve essere tale e non un semplice completare gli esami evitati nel triennio”. Quella di oggi, secondo SU, è un’università stanca e seduta. “È il momento di alzarsi e darsi da fare, di riorganizzare l’università per renderla più dinamica, seria ed efficiente. E’ nell’università che si formano le generazioni che porteranno avanti questo Paese ed è qui che dovrebbero essere allocate le nostre migliori risorse”.

Lista Aperta Obiettivo Studenti (che comprende anche Odonto Studenti, Medicina Studenti, Studenti Presenti) è un’associazione di studenti all’interno dell’università presente da molti anni, con chiare idee sul come vanno le cose in Statale. “L’università tratta gli studenti come un male necessario per sopravvivere”, spiegano Marcello Candiani e Federico Zangrandi, esponenti di Obiettivo Studenti. “Dovrebbe invece valorizzare gli studenti come i veri protagonisti. Noi crediamo che le cose si possano cambiare tramite un confronto tra studenti e istituzioni, e non con l’urlare slogan”. La lista si candida a tutti i principali organi di rappresentanza. Negli ultimi tre anni è stata presente in Senato e nella maggior parte dei Consigli di Coordinamento Didattico: “le cose pratiche e funzionali partono prima di tutto dai C.C.D. Qui si è più a contatto con i problemi degli studenti e della didattica, e di fatto sono lo strumento più
operativo”.
Anche secondo Obiettivo Studenti i problemi più sentiti sono quindi quelli che riguardano la didattica, il più recente dei quali è stato l’eliminazione del correlatore nelle lauree triennali delle facoltà che fanno capo a Lettere e Filosofia. Secondo l’Università questa figura è stata tolta per la difficoltà di organizzare le commissioni di laurea, ma per Obiettivo Studenti questo ha influito sulla qualità delle tesi di laurea, portando la “diceria” dell’università come laureificio ad uno stato di fatto. “Stiamo cercando di superare quest’ostacolo, parlando con i vari organi e con le commissioni a cui competono queste responsabilità. Per quanto riguarda l’informazione, siamo consapevoli del fatto che serve un potenziamento di una comunicazione migliore tra rappresentanti e studenti, tra docenti e studenti come tra istituzioni e studenti. A volte tutto questo manca totalmente in alcune realtà della Statale, ma l’università si sta già muovendo sulla risoluzione di questi problemi, e noi stiamo con l’Università”.
Passando al lato pratico delle proposte, Candiani e Zangrandi ci informano che grazie a Obiettivo Studenti da qualche mese a questa parte della biblioteca Crociera ha allargato il suo orario di apertura (in via sperimentale) di un’ora in più al giorno (fino alle 18:30) e che questa sperimentazione verrà allargata anche alla biblioteca Sottocrociera a partire da settembre. “L’orario di apertura dell’università è molto simile all’orario di un ufficio postale. Noi stiamo cercando di cambiare le cose intervenendo nella discussione che porterà alla stipulazione dei nuovi contratti dei lavoratori dell’università. L’università non è un ufficio e non può essere gestito come un ufficio”. Si continua a parlare quindi di servizi mancanti o non organizzati
e a come porre rimedio a tutto ciò: “Non è importante se sia il pubblico o un privato a garantire i servizi per gli studenti. L’importante è che questo servizio ci sia, e che sia di qualità”. In questo ambito della gestione dei servizi “l’università si sta già muovendo, non c’è bisogno dell’intervento degli studenti. I problemi sono conosciuti dall’ istituzione, che sta già cercando di risolverli. Non tutti i disagi sono imputabili alle istituzioni. Noi in Statale stiamo meglio di altri. Gli studenti dovrebbero preoccuparsi più di studiare che di credere di poter risolvere da sé i problemi dell’Ateneo. Anche perchè quando lo studente avverte l’esistenza o la presunta esistenza di qualche problema, nel cercare di risolverlo si scontra con poteri istituzionali più grandi di lui. In fin dei conti l’Università Statale di Milano, non funziona benissimo, ma funziona”.

Non siamo riusciti ad intervistare la lista Universitari per la Pace. Abbiamo cercato di contattarli in tutti i modi, senza però ottenere risposta. Siamo riusciti a scoprire sul loro conto che si presentano al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazioneo. Registriamo inoltre (da una mail congiunta inviata da SU, AU e Unicentro a tutti gli studenti) che da un controllo fatto sulle firme risulta che undici sottoscrittori sono attualmente rappresentanti degli studenti in Organi accademici per la lista Obiettivo Studenti e un candidato è attualmente rappresentante degli studenti nel C.C.D. di Storia, sempre per la lista Obiettivo Studenti.

Denis Trivellato e Beniamino Musto

27 maggio 2007

SPECIALE ELEZIONI IN UNIVERSITA' - PARTE SECONDA

COSA SI VOTA? GLI ORGANI ACCADEMICI DELLA STATALE DI MILANO


In queste elezioni saremo chiamati a votare il rinnovo dei rappresentanti degli studenti nei principali organi di governo della nostra Università. Questi organismi, anche se poco conosciutiagli studenti stessi, svolgono un ruolo di importanza cruciale nella gestione e nel governo del nostro Ateneo. La seguente vuole essere un’introduzione ai principali compiti che questi entisvolgono. Ci scusiamo in anticipo se saremo troppo schematici, e vi rimandiamo per ulteriori approfondimenti alle pagine del sito www.unimi.it.

• Cominciando dagli organi più particolari, troviamo il Consiglio di Coordinamento Didattico (C.C.D.): istituito in ogni facoltà comprendente più Corsi di Laurea (come a Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia ecc.), uno per ogni corso di laurea, presente, si occupa principalmente della valutazione della didattica e degli obiettivi dei singoli corsi, dell’approvazione dei Piani di Studi e delle delibere del Consiglio di Facoltà di appartenenza. Possono anche assumere funzioni deliberative su delega del proprio Consiglio di Facoltà.


• Salendo coi compiti, troviamo il Consiglio di Facoltà (C.d.F): ne è presente uno per ogni Facoltà, svolge i compiti dei C.C.D per le Facoltà con un solo C.d.L , ed inoltre compiti deliberativi e più generalmente decisionali per quel che riguarda le singole facoltà di appartenenza.


• Subito dopo, il Comitato Pari Opportunità (C.P.O): suo compito, come si evince dal suo stesso nome, è proprio quello di promuovere “ “azioni positive” da parte dell’ateneo per garantire le pari opportunità nel lavoro e nello studio, in sintonia con le politiche europee in materia, e per eliminare le disparità di fatto di cui prevalentemente le donne sono oggetto nella formazione scolastica e professionale, nell’accesso al lavoro, nella progressione della carriera”. Dispone di un Budget, e può proporre al Consiglio d’Amministrazione attività e/o finanziamenti specifici. Non ha potere deliberativo.


• Il Senato Accademico è l’organo decisionale più alto dell’università in materia non economica: determina le priorità di investimento e di sviluppo, e gli obiettivi da perseguire secondo il budget disponibili; poi, con l’apporto dei C.d.F, determina l’organico e le eventuali variazioni, nonché la distribuzione dei contributi degli studenti per il potenziamento delle strutture didattiche. Più in generale, ha l’ultima parola su tutto quello che riguarda l’aspetto organizzativo dell’università.


• Il Consiglio d’Amministrazione è invece l’organo preposto “al reperimento delle risorse finanziarie e alla gestione amministrativa ed economico-patrimoniale e a quella del personale tecnico ed amministrativo”. E’ in pratica l’organo più importante dell’università in materia economica; è anche l’organo che determina “la misura delle tasse e dei contributi a carico degli studenti”.
In queste stesse elezioni siamo chiamati anche a votare il rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (C.N.S.U), di cui parla l’ultimo articolo di questo speciale elezioni.

Davide Bonacina

26 maggio 2007

SPECIALE ELEZIONI IN UNIVERSITA' - PARTE PRIMA


Quest’anno il 16 e il 17 Maggio si terranno le elezioni universitarie: noi di Vulcano abbiamo pensato dunque di fare questo speciale per tentare di dare ai nostri lettori informazioni basiche su un argomento di cui purtroppo non si parla abbastanza, anzi, se ne parla sempre meno. E i risultati si vedono: l’affluenza alle urne della scorsa campagna si è attestata appena sul 10%.

INDIFFERENZA E MANCANZA DI INFORMAZIONE:
LE ELEZIONI SECONDO GLI STUDENTI

A metà maggio, precisamente il 16 ed il 17, gli studenti dell’Università Statale di Milano saranno chiamati ad esprimere il loro parere, attraverso un voto, riguardo alla qualità delle istituzioni che li rappresentano, e conseguentemente a confermare o sostituire i loro rappresentanti all’interno del C.N.S.U., del Senato Accademico, dei Consigli di Facoltà e del Consiglio di Coordinamento Didattico. Sentiamo il dovere di specificare queste cose, oltre che per completezza di informazione, anche perché abbiamo potuto constatare che, a qualche settimana dalle elezioni, gli studenti sono poco informati (poco è un magnanimo eufemismo), non solo riguardo la data delle
consultazioni, ma anche su liste e candidati, che in teoria dovrebbero eleggere. Abbiamo infatti svolto una piccola indagine tra gli studenti che abitualmente affollano i chiostri e i corridoi della nostra Beneamata FdP, chiedendo (ma anche chiedendoci) quale sia il grado di informazione e soprattutto di sensibilità rispetto alla politica universitaria e, nello specifico, a queste prossime elezioni. Senza pretesa di esaustività o scientificità alcuna, crediamo che chi legge potrà facilmente riconoscersi tra coloro i quali hanno gentilmente risposto alle nostre domande.
Prima di tutto annotiamo un deficit informativo, il quale, magari, sarà stato colmato dalla campagna elettorale nell’attesa del voto, ma che ci pare evidente: la quasi totalità degli studenti ci dice che c’è stata una scarsa informazione. Alcuni sostengono ci sia stato anche un errore nei modelli di comunicazione: ad esempio la maggior parte delle mail che manda l’università sono percepite come spamming e molti le cestinano. Inoltre i più sostengono che il volantinaggio o il
“passaparola” non siano sufficienti. D’altro canto c’è anche chi afferma che chi si vuole informare si informa, mentre qualcuno motteggia sprezzante un generico: “La gente è disinteressata”. Ed è vero. Abbiamo constatato un generale disinteresse, non solo per le elezioni, ma anche per gli organi di governo. Un disinteresse che raramente però sfocia nella disillusione. Solo pochi studenti di lungo corso, per così dire, dichiarano: “un tempo ci credevamo, andavamo a votare ora non andremo più”. Perché? Che la politica in università, stringi stringi, non sia altro che la riproposizione della solita politica italiana? Oltre ad un deficit comunicativo, manca anche un vero rapporto tra istituzioni e studenti? Forse. O forse è proprio una genetica generazionale. Una simpatica matricola infatti ci dice con pronuncia aperta e ciancicata: “Andare ad informarmi, io non vado… se qualcuno mi informa magari vado pure a votare”. Una teoria interessante.
Ad ogni modo molti colleghi studenti ignorano, secondo varie declinazioni dell’ignoranza, le funzioni del Senato Accademico o in generale degli organi di rappresentanza. Alcuni dicono che questi servano per decidere sugli appelli straordinari, ed in parte è vero, altri li chiamano “comitati di qualcosa”, una buona parte ignora completamente la loro esistenza. Ci siamo trovati inoltre di fronte (spessissimo) a risposte contraddittorie; studenti che affermano di non saper nulla di liste e candidati, ma che sicuramente andranno a votare, altri qualcosa la sanno e voteranno, ma credono che nella vita di uno studente questi organi non servano a nulla. Un giovane seduto con le gambe incrociate fuma e ci dice: “I problemi degli studenti sono altri rispetto a quelli che vengono portati in Consiglio”, ma alla richiesta se sapesse citare almeno una delibera del Senato Accademico o dei Consigli di Facoltà, il silenzioha freddato le diroccate colonne del chiostro. Un altro giovanotto ci dice solo una frase non rispondendo alle altre nostre domande: “Non so nulla ma andrò a votare”. Sarà senso del dovere, sarà per fare qualcosa di diverso, ma la quasi totalità degli interpellati andrà a votare; anche chi ammette di non sapere il nome nemmeno di una lista o di un candidato. E sono tanti. Solo una studentessa sa dirci il nome di due liste: “Sinistra universitaria, e quella collegata a CL, Obiettivo Studenti”. Un’altra ragazza ci dice che andrà a votare perché queste elezioni sono per decidere se fare o meno l’appello straordinariodi aprile: crede che sia un referendum. Un referendum retroattivo.
Ci viene spontaneo chiederci chi andrà a votare alle prossime elezioni? Su quali basi sceglierà il proprio rappresentante: sarà perché è un amico? un compagno di partito? O perché ne si conoscono davvero le idee? Chi rappresentano davvero gli studenti seduti ai tavoli delle decisioni? Che sia mancanza di interesse o scarsa informazione la situazione è pressappoco questa. Meditate su quest’ultimo aneddoto: chiediamo ad uno studente come si chiama il Rettore, questi ci guarda fisso per interminabili istanti, e prorompe: “Chiediglielo a lui come mi chiamo io”. Votate, votate, votate.

Fabrizio Aurilia e Viviana Birolli

22 maggio 2007

I BARONI RAMPANTI

Poche, interessanti, cifre. 13.679 euro è lo stipendio mensile netto (esclusi rimborsi vari) dei parlamentari italiani. Di gran lunga la remunerazione più alta d’Europa. Meno ricchi i pari Tedeschi, Francesi, Inglesi e Spagnoli che, mediamente, guadagnano 7150 euro per mese.
Il dato stride soprattutto in relazione ai salari degli altri ambiti (dagli operai agli insegnanti ma, paradossalmente, anche manager) che, in Italia, le statistiche dimostrano essere
decisamente più bassi rispetto al resto d’Europa. Conclude il circolo stravagante la Sicilia, una delle regioni con il più alto tasso di disoccupazione, con meno infrastrutture e servizi, dove il costo della politica (fra stipendi e consulenze) centra il milione di euro al giorno. Insomma, la ricchezza della politica è inversamente proporzionale al benessere del paese. Una vera e propria aristocrazia di deputati, senatori, sottosegretari e, fatalmente, amici degli amici. Quando, dagli anni ’70, gli esperti stranieri iniziarono a discutere della politica italiana in termini di vero e proprio “caso”, per sottolinearne, oltre la proverbiale alchimia, l’uso e abuso libertario e autoreferenziale delle risorse pubbliche, non si sbagliavano. Ci sbagliamo oggi, dopo poco più di un decennio dal noto venticello giudiziario, a credere che la politica abbia perso, oltre alle sue virtù, anche i suoi vizi.
Gregorio Romeo

14 maggio 2007


Si chiamerà Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca. Dovrà giudicare la qualità delle attività universitarie, indirizzare e coordinare i nuclei di valutazione già attivi nei singoli atenei, testare l’efficacia dei programmi statali di finanziamento e incentivazione alla ricerca. Sarà un ente snello con la “missione di promuovere la qualità del sistema italiano delle università e della ricerca”. Parola del ministro Fabio Mussi. E allora aspettiamoci tirate d’orecchie a baroni e baronetti. Bacchettate sulle mani agli eterni assenteisti. Lavate di capo ai plantigradi della cattedra. La grande svolta meritocratica ed efficientista. Oppure prepariamoci all’ennesimo ente inutile.
Luca Gualtieri

INDIA: LA "VITA AGRA" DELLE CAMPAGNE



BIDAR. 1° maggio. Malamma Balreddy, una contadina trentenne incinta si toglie la vita insieme al suo figlio di sette anni. Le fabbriche avevano rifiutato di comprare il suo raccolto di canna da zucchero. Salgono così a 25 le vittime della crisi agricola che ha investito il distretto, a partire dal mese di gennaio. I suicidi erano tutti coltivatori di canna da zucchero. Bidar è per estensione il terzo distretto dello stato del Kerala adibito alla coltivazione della canna da zucchero. 25 mila tonnellate di canne su una superficie di 76 mila acri. Quest’anno la natura è stata clemente. I coltivatori hanno avuto un prodigioso raccolto. Solitamente è la natura capricciosa a mandare in rovina gli sforzi degli agricoltori. Siccità, piogge troppo abbondanti che fanno marcire i raccolti, invasioni di insetti. E il lavoro di mesi vanificato. Quest’anno le fabbriche non sono state in grado di assorbire l’eccedenza. Nessun compratore per le fulgide canne ad aspettare nei campi. Il numero dei suicidi è andato aumentando man mano che l’estate si avvicinava e le operazioni di spremitura delle canne da parte delle fabbriche giungevano al termine. La canna da zucchero deve essere raccolta ogni 10/12 mesi altrimenti perde la sua caratteristica umidità, non può più essere spremuta e diventa quindi inutilizzabile. Se un piccolo coltivatore non riesce a vendere il proprio raccolto e a recuperare il denaro che ha investito nella coltivazione non può comprare le sementi per la stagione successiva. E l’unica soluzione che gli si profila, oltre a quella di rivolgersi agli strozzini-arma a doppio taglio- è togliersi la vita. Il triste fenomeno del suicidio dei contadini è una realtà diffusa in tutta l’India. Pesticidi o veleno per topi sono i mezzi più utilizzati.

Chiara Checchini



11 maggio 2007

INDIA E HIV

Dei 39.5 milioni di persone infettate dal virus dell’HIV nel mondo, 5.7 milioni vivono nel subcontinente indiano. Ciò che emerge con chiarezza da recenti studi è che il contagio non avverrebbe tanto per via sessuale quanto per via ematica. Il principale veicolo di trasmissione del virus non sarebbero quindi le prostitute, facile capro espiatorio, contro le quali qui in India si punta il dito con tanto fervore, bensì le scarse norme igieniche delle strutture ospedaliere (dove le siringhe sono spesso semplicemente lavate e poi riutilizzate), degli studi dentistici e dei centri estetici (dove è raro che gli strumenti vengano sterilizzati).

Per chi ha contratto il virus la vita si trasforma in una lotta contro la discriminazione, ben radicata, nelle campagne come nei centri urbani con alto tasso di scolarizzazione, e fondata su saldi preconcetti ed errate convinzioni. La stampa riporta copiose testimonianze di ostracismo. Bambini sieropositivi buttati fuori da scuola per la pressione dei genitori dei loro compagni. Medici che negano il ricovero nelle strutture ospedaliere a pazienti sieropositivi. Addirittura grandi attori che si rifiutano di interpretare il ruolo di malati di HIV, perché ne andrebbe della loro reputazione. Fino ad arrivare al paradosso. Gli abitanti della zona che si oppongono alla cremazione del corpo del malato di AIDS nel crematorio locale.

Grazie alle decennali pressioni degli attivisti in quasi tutti gli stati indiani oggi il governo fornisce gratuitamente la prima linea di medicinali anti- retrovirali che rallentano la progressione dell’infezione. Ma non tutti coloro che avrebbero bisogno di questi trattamenti vi hanno accesso. Chi vive nelle aree rurali è costretto a sacrificare un giorno di lavoro per intraprendere il viaggio mensile (a suo carico) al più vicino ospedale per ritirare la sua quota di medicinali. Inoltre i frequenti ricoveri ospedalieri del malato con un sistema immunitario molto debilitato sono a carico del paziente. E se spesso le strutture sanitarie governative nelle aree rurali si rivelano insufficienti, le cliniche private sono assolutamente off limits per i loro costi proibitivi. Il malato deve poi provvedere ad una corretta alimentazione, con alta percentuale di proteine e ferro, il che si rivela difficile per famiglie di livello medio-basso. Per far fronte a queste spese spesso si ricorre alla vendita di tutte le proprietà o a prestiti. Inoltre la seconda linea di medicinali retrovirali non è gratuita, ma raggiunge la folle cifra di 8 /10 mila rupie al mese. (Un lavoratore salariato guadagna al giorno una media di 150 rupie). Sulla gratuità della seconda linea di retrovirali stanno ora insistendo gli attivisti, così come sulla necessità di campagne di sensibilizzazione ad ampio raggio, veicolate dai mass media, ben pianificate ed estese capillarmente fin nelle propaggini più periferiche del subcontinente.


Chiara Checchini