30 novembre 2010

Fotoracconto dalla manifestazione di oggi, 30 novembre, a Milano contro il DDL Gelmini

Il corteo ha appena lasciato Largo Cairoli, lo storico punto di partenza delle manifestazioni studentesche, per riversarsi in piazza Cadorna dove un folto gruppo di studenti ha occupato i binari, creando notevoli problemi di viabilità.
La manifestazione ha visto diversi momenti di tensione tra studenti e forze dell'ordine, sfociate nella carica in Via dell'Orso e in piazza della Scala, alle porte di Palazzo Marino, sede del comune. All’altezza di via Carducci il corteo di universitari si incontra con quello del liceo in via Carducci. La manifestazione si dirige in Sant'Ambrogio, dove si trova la sede dell' Università Cattolica del Sacro Cuore.

La rabbia esplode davanti a una delle succursali della Cattolica: diversi studenti lanciano uova e fuomgeni oltre i cancelli. Oltrepassano le Colonne di San Lorenzo il corteo di dirige verso piazza del Duomo, dove il corteo si scioglierà, intorno alle 12.30.

Fotografie: Alessandro Tedeschi Toschi, Chiara de Giuli

25 novembre 2010

Si va in scena (...forse). Parte II

Il 16 novembre il Teatro Libero ha organizzato una conferenza stampa per ripercorrere le incredibili e mirabolanti vicende che hanno portato alla chiusura della sala diretta da Corrado d’Elia. Gli aggiornamenti e le notizie non sono buone. L’ultima speranza del mese scorso era quella di portare il Teatro Libero in un’altra sala, in modo tale da risolvere definitivamente i problemi di sicurezza e i rapporti conflittuali con i proprietari dello stabile di Via Savona. Il Comune però sembra essere interessato a ben altre faccende, dal momento che alla conferenza stampa mancano sia Massimiliano Finazzer Flory (Assessore alla cultura per il Comune di Milano) che Antonio Calvi (Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano). Corrado d’Elia però non è una persona che si arrende, e durante la conferenza riassume la vicenda, ricca di situazioni farsesche che rendono questa battaglia una vera lotta contro i mulini a vento.

Il Teatro Libero non resta a guardare né ad aspettare che i soldi piovano dal cielo. Una delle possibili soluzioni temporanee è la richiesta di un prestito alla proprietà, la quale prende tempo e risponde di voler vedere i bilanci del teatro. Una nota importante: il teatro Libero non ha mai chiuso i suoi bilanci in negativo, prima che, ovviamente, la sala fosse chiusa. Siamo al 26 Ottobre. Il Libero si vede costretto a chiudere altri contratti, oltre a quelli delle compagnie. Viene proposta una divisione al 50% per coprire le spese tra il teatro e la proprietà: quest’ultima si difende deviando il discorso sugli affitti arretrati e proponendo un anticipo di 10.000 euro. I soli lavori strutturali costano circa 40.000 euro. Il 4 Novembre si cerca un incontro con i rappresentanti del comune, ma Finazzer non è disponibile – nessuna motivazione aggiunta -, mentre Calvi è in ferie.
Nei primi giorni di Novembre Corrado e il suo staff, ormai ridotto a meno di cinque persone, contrattano con la proprietà, che insiste a voler dare pochi soldi e pretende gli affitti arretrati. L’apertura del teatro viene rimandata a fine dicembre, ma nel frattempo devono essere annullati altri spettacoli. Una perdita di introiti gigantesca.
Il comune si fa sentire a metà novembre, con una lettera di Calvi che propone alcune sale teatrali per cambiare sede. Inizia la commedia: l’elenco delle sale risulta essere un agglomerato di teatri con una stagione già avviata e un programma definito, di sale parrocchiali, di biblioteche smesse, di stanze senza collegamenti tra camerini e palcoscenico, di sale che pretendono un affitto esorbitante. Un’ulteriore sconfitta e un duro colpo al morale, perché “quando lotti con tutte le tue forze per una realtà a cui credi e a cui hai dedicato la vita, risposte fasulle e nulle come queste fanno cadere le braccia”, osserva d'Elia durante l'assemblea.
Il Teatro Libero ha una sala piccola, ma i numeri sono tutti a suo favore: 12 stagioni teatrali con 400.000 spettatori totali, 150 compagnie passate per il palcoscenico, 200 spettacoli di cui 34 nuove produzioni del Circuito Teatri Possibili. E ancora, il dato più rilevante: l’indice del pubblico, ovvero la percentuale delle persone presenti ad ogni spettacolo rispetto ai posti in sala. Il Teatro Libero è in prima posizione nella classifica dei teatri milanesi, che viaggiano su una percentuale bassissima.
Alla conferenza era presente anche il professore della Statale Paolo Bosisio, che rilancia una proposta: presentare un referto al Comune in cui vengono indicate i gestori delle sale milanesi e, soprattutto, quante e quali sale posseggono. In aggiunta inserire i dati dell’indice del pubblico e chiedere una nuova sala per il teatro Libero, che se la meriterebbe davvero.

Daniele Colombi

24 novembre 2010

IL MONDO IN UNA MACCHIA DI COLORE - Intervista all'illustratrice Valentina Grassini

Giovani artisti a confronto ci parlano del loro lavoro e della possibilità di ritagliarsi uno spazio creativo e professionale nell'Italia di oggi.

Valentina Grassini nasce a Milano, nell'estate del 1981. Si diploma presso l’Istituto Magistrale “Carlo Tenca” di Milano, per poi iniziare il suo percorso creativo frequentando un corso di pittura ad olio presso la Scuola Cova di Milano, per poi diplomarsi alla Scuola del Fumetto di Milano e seguire un corso di formazione professionale di impaginazione. Negli ultimi anni ha lavorato come illustratrice, curando le immagini di libri come Alla ricerca dei colori perduti (Raffaello Editrice). Ha curato il colore di alcune storie della serie Geronimo Stilton (Edizioni Piemme), e realizzato loghi, poster e siti per diversi enti sia pubblici che privati. Mostre e concorsi arricchiscono il percorso di questa giovane artista, vincitrice del 1° Concorso Internazionale d’Illustrazione Bimbi Volanti (Fondazione Malagutti onlus in partnership con l’Associazione Illustratori italiana).
Qual è la caratteristica principale della tua arte?
Cosa dire, sono in difficoltà già alla prima domanda. La mia è un’arte figurativa. Creo disegni e illustrazioni, così come li vedo io, e ciò che li fa vivere è il colore.
Di certo nelle tue opere il colore non manca, è proprio il colore che le caratterizza, che cattura gli sguardi...
C’è tanto colore perché io mi esprimo con il colore. Vedo, mi guardo attorno, e per me è la massa di colore che crea la forma. Ad esempio quella siepe: per me è il verde che le dà la forma, sono le luci e le ombre che le danno il volume. Insomma vedo le cose a modo mio e poi le trasferisco su tela, su un foglio: da una macchia di colore creo il mio mondo.
Pensi che gli studi siano fondamentali per riuscire ad affermarsi o basta il talento?
Gli studi sono fondamentali, il solo talento non basta. Io non ero molto ferrata nel disegno, certo ero portata, ma come un’adolescente che per ascoltare le lezioni di filosofia e storia, scribacchia su un foglio. Frequentando corsi e scuole sei obbligato a fare esercizi, magari anche noiosi, ma che servono per sviluppare la capacità di osservazione e allenare la mano. In più provi tecniche diverse, l’insegnante ti suggerisce come utilizzare ecoline o acquerello, tempera o acrilico. Ho imparato moltissimo a scuola, ma anche se può apparire la solita frase fatta devo dire che “non si finisce mai di imparare”.
Come nascono i tuoi personaggi? Che tecnica usi?
I miei personaggi nascono da me, escono dalla matita così come vengono creati nella mia mente, e tramite il pennello e i colori, li faccio vivere. Non uso nessuna tecnica particolare, mi lascio semplicemente trasportare dalle mie emozioni.
In questi anni hai sviluppato tecniche e stili nuovi?
Come detto prima, non si finisce mai di imparare, e quindi è logico avere un percorso. Adoro sperimentare differenti tecniche con materiali diversi (gesso, sabbia, collage…) e lavorare su illustrazioni con particolari gamme cromatiche per provare le sensazioni e le emozioni che trasmettono. C’è stato un periodo in cui ho lavoarto sul bianco e nero, tecnica che mi ha permesso di approfondire l’importanza di luci e ombre per creare volume, per conferire una personalità, una determinata caratteristica o posa a un soggetto. Ora la uso solo se è estremamente necessario, preferisco giocare con i colori. Inoltre, non porto mai avanti gli stessi personaggi, non sono una fumettista. Ultimamente prendo in prestito dalle favole, personaggi già esistenti come la Sirenetta o Biancaneve, e ispirandomi a loro do sfogo alla mia fantasia.
Quindi le favole influenzano le tue opere. Qual è la tua preferita?
Sì, le favole m’ispirano molto. Non ne ho una preferita, ma i fratelli Grimm sono al primo posto nelle mie scelte. Ho rappresentato tanto anche Pinocchio di Collodi: è pieno di personaggi interessanti, come Mangiafuoco e la balena.
Hai un pittore o illustratore preferito che in qualche modo influenza la tua arte? Qualche maestro o corrente artistica che ti piace e segui?
Anche qui, non ho un preferito. Osservo molto il lavoro degli illustratori e fumettisti contemporanei, soprattutto quelli francesi. Ogni volta che visito un Paese diverso dall’Italia, faccio una capatina in libreria per vedere come lavorano gli illustratori del luogo. Ogni paese influenza la mano. Riguardo ai pittori del passato, mi piace molto Van Gogh, per i suoi colori e movimenti. Ma per rimanere folgorati, bisogna vedere i suoi quadri dal vivo! Anche le tavolozze degli impressionisti mi piacciono, ma ultimamente sono più sulla Pop-Art. Comunque ogni volta che vado in una città e c’è una mostra di pittura, non me la perdo di certo!
Spesso c’è un po’ di confusione fra pittore e illustratore, potresti spiegare la differenza effettiva tra queste due figure?
Oddio, non vorrei sbagliare, ma il pittore dipinge su tela, ha un’opera da esporre, massima libertà, e crea quello che vuole. L’illustratore, come dice la parola, illustra e solitamente il suo lavoro è commissionato, e verrà poi stampato o utilizzato per qualcosa come una pubblicità, la copertina di un libro, un logo… in questo caso hai una certa libertà, ma con un tema o un soggetto definito e deciso da altri: i datori di lavoro.
Cosa hai fatto o stai facendo per riuscire a trovare il tuo trampolino di lancio?
Ho collaborato con grandi e piccole case editrici, e le esperienze lavorative ti fanno sempre crescere… e posso solo dire che “Chi semina raccoglie”, e noi illustratori seminiamo sempre!
Secondo la tua esperienza quali sono in Italia i principali problemi che deve affrontare un giovane illustratore emergente?
All’inizio è più difficile perché gli editori non ti conoscono, per questo bisogna crearsi un portfolio e portarlo in giro, e spedirlo a possibili clienti. I problemi sono quelli di qualunque altro libero professionista: all’inizio è sempre più difficile ma poi pian piano ci si fa un nome e si impara a confrontarsi col mondo del lavoro.
Cosa consiglieresti a un giovane illustratore alle prime armi che vorrebbe iniziare a lanciarsi in questo mondo?
Di armarsi di tanta pazienza e buona volontà. Come dicevo, l’inizio è sempre difficile. Oggigiorno grazie a Internet è più facile farsi conoscere, quindi è importate aprire una pagina web con i propri lavori da mostrare agli editori; partecipare ai concorsi, mandare in giro il proprio portfolio e fare tanti colloqui. Inoltre è davvero utile andare alle fiere specializzate come quella di Bologna Fiera del libro per ragazzi. E infine… continuare a disegnare e disegnare!
Un’ultima domanda. Conosci Liu Bolin?
No, chi è?
E’ un artista cinese che, ispirandosi al mimetismo degli animali, pittura il suo corpo come lo sfondo, diventandone parte integrante. Con questo gesto vuole sottolineare il disinteresse per l’arte in Cina. Cosa ne pensi, potrebbe essere utile anche in Italia?
Bella idea, ma per far scattare la molla, deve esserci interesse anche da parte delle persone, non solo dello Stato. Comunque di iniziative ce ne sono tante, come il recente progetto graffiti a Milano, dopo il processo a Bross. Certo all’estero le manifestazioni e gli eventi in questo campo, come in tanti altri, sono sempre di più. Chissà perché?
http://valenina17.interfree.it/

Valentina Meschia

Immagini di Valentina Grassini:
"Il giudice e il ladro", acrilico su tela, 50x50
“Vuoi un po’ di tè?” acrilico su tela, 70x70

20 novembre 2010

NON CI SONO PIU' I CARTONI DI UNA VOLTA

In occasione della settimana dell’infanzia, l’ultima moda su facebook, comparsa lunedì un po’ in sordina e dilagata qualche giorno più tardi nel giro di poche ore, consiste nel postare sull’immagine del profilo la foto di un cartone animato, di modo da “non vedere più una sola faccia umana, ma una serie infinita di ricordi”.
Il risultato è una cacofonia di anime, una reunion tra protagonisti Disney, un deja-vu sentimentale per chi ha frequentato le elementari e le medie tra gli anni Ottanta e Novanta.
Goku chatta con Lady Oscar; Heidi è in “situazione complicata” con Charizard, che è fratello di Pollon, Mignolo, i Biker Mice e Inuyasha (si diventa sempre famiglie allargate, su facebook!) che ha un post in bacheca di Ranma, commentato da Pochaontas.
Persino le nuove generazioni, i cosidetti “Bimbiminkia” del liceo, non sembrano immuni a questo trend: le loro foto sono tutte un omaggio Sailor Moon o ai Disney classics, come se dopo la fine di Dragonball GT nessun cartone fosse degno di essere ricordato.
“Non li fanno più come una volta” ho sentito dire da qualche coetaneo nostalgico. Niente di più vero.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un paio di puntate delle Winx. Ignorarne l’esistenza è un po’ come cercare di tapparsi le orecchie davanti al nuovo film Harry Potter: impossibile. Tra pubblicità, lungometraggi e regalini dentro le merendine, chiunque deve averne sentito parlare almeno una volta! Ma per i più ostinati paria di questa perla della cartonigrafia italiana, farò un breve riassunto della trama: protagoniste della storia sono cinque amiche (poi diventate sei) che vanno alla scuola per fate di Alfea e combattono contro le nemiche storiche, le perfide streghe Trix. L’idea non è male, tanto più che in un periodo di banalità e di “già visto” quale è quello attuale, la storia sembra contenere un barlume di originalità. Il fatto che per una volta si tratti di un prodotto made in Italy, fa riempire anche di un certo orgoglio.
Ma c’è un ma. Se si dovesse ascrivere a un sottogenere, “Winx Club” apparterrebbe sicuramente alla fantascienza. E non tanto perché la storia verte su magie e incantesimi, ma per tutto l’apparato di messaggi subliminali assolutamente surreali che le fanno da contorno!

Cominciamo dall’aspetto fisico delle ragazze: tutte alte, magre, bellissime e con un vitino dal diametro massimo di dieci centimetri, un vero inno all’anoressia. Il loro look tipico prevede la minigonna d’ordinanza, associata a un top striminzito che farebbe arrossire dall’imbarazzo la Christina Aguilera dei tempi di Dirrty. Quanti gruppi di amiche altrettanto omologati si possono incontrare nella realtà? Nessuno.

E poi. Tutte le Winx sono fidanzate. Tutte. Nello stesso momento (fatto statisticamente del tutto impossibile). Con dei principi azzurri (in senso letterale: su Alfea c’è persino una scuola apposta!) che dicono per davvero frasi come “essere lontano da te non significa che tu sia lontana dal mio cuore”. Definirli stucchevoli è riduttivo. Le loro relazioni sono assolutamente perfette, solide e idilliache, il peggio che può capitare è che un’altra fata invidiosa scagli un incantesimo sul fidanzato di turno, facendolo innamorare di sé, ma dopo aver versato lacrime per un paio di puntate, anche a questo si trova rimedio.

I temi discussi durante gli episodi, escludendo le varie moraline da cartone del primo pomeriggio sul bene che sconfigge sempre il male, (quindi: bambine fate sempre del bene!), variano da “quale vestito indosso oggi pomeriggio?” a “Oddio, come sono in ansia, devo incontrare i genitori del mio futuro marito, spero di piacergli!”, tutti argomenti sicuramente trattati con regolarità dal target di bambine sotto i dieci anni al quale il cartone si riferisce.

A dargli un’occhiata mediamente approfondita, l’idea è che si tratti di un corso di formazione a disegni animati per future veline, a non dire di peggio!
Sono proprio passati i tempi dei cartoni della nostra infanzia. Meno male che c’è facebook a ricordarci di “Johnny”, troppo imbranato per rivelare il suo amore alla bella Sabrina, e di “Rossana”, che ha passato novantacinque puntate a palpitare per il bacio a stampo di Erik (e noi con lei)!

Elisa Costa

14 novembre 2010

TEATRO LIBERO - Conferenza stampa e assemblea cittadina

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Martedì 16 Novembre 2010 ORE 18.30
Nonostante la disponibilità dell'Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, e i continui incontri con gli Enti e la Proprietà, ad oggi Teatro Libero è ancora chiuso.
In occasione della conferenza stampa aperta al pubblico, organizzata a Teatro Libero il giorno 16 novembre alle ore 18.30, Corrado d'Elia e i collaboratori ripercorreranno, passo passo, le vicende della chiusura del Teatro raccontando quanto accaduto in seguito.
Al termine degli interventi dei rappresentanti delle Istituzioni Pubbliche, degli artisti della città e degli addetti ai lavori, seguirà un dibattito aperto al pubblico.
L'incontro sarà l'ultima importante occasione per decidere le sorti della sala di via Savona e dibattere sulla situazione in cui versano i Teatri e le Istituzioni culturali cittadine.
Per questo chiediamo al nostro pubblico di intervenire numeroso.
E' possibile inviare contributi video o lettere e testimonianze da proiettare o leggere durante la serata all'indirizzo web@teatripossibili.org

Martedì 16 Novembre 2010
ORE 18.30
TEATRO LIBERO
Via Savona 10
Milano

Info:
02-8323126
e-mail direzione@teatrolibero.it

LUNEDI 15 NOVEMBRE H.17 FATTI IN CERCA DI IDEE

L’assenza in Italia di una politica industriale quantitativamente ricca e qualitativamente ben organizzata è il tema del libro Fatti in cerca di idee che sarà presentato lunedì 15 novembre alle 17 in Statale.

Il volume raccoglie i dati di una delle più grandi indagini conoscitive sulle imprese italiane - 25 mila quelle interpellate - condotta da un gruppo di ricercatori e studiosi raccolti intorno al MET, Monitoraggio Economia e Territorio, un centro di ricerca indipendente presieduto da Raffaele Brancati.

I risultati ottenuti smentiscono l’idea - continuamente proposto da esperti e commentatori - di un sistema paese caratterizzato da molte grandi imprese, settori high tech, specializzazioni di avanguardia, grandi aperture ai mercati internazionali.

L’indagine giunge infatti alla conclusione che la tenuta del sistema si deve alle microimprese oggi in difficoltà, quella parte “opaca” dell’impresa italiana maggiormente in grado di resistere alla crisi e che meno beneficia di politiche pubbliche.

Dopo i saluti del rettore Enrico Decleva, interverranno Daniele Checchi, Francesco Giordano, Franco Malerba, Pietro Modiano, Giorgio Barba Navaretti e Fabrizio Onida.

9 novembre 2010

Da riascoltare per la prima volta, 2


Johann Sebastian Bach, Concerti per violino, archi e basso continuo BWV 1041-43

Genio timido e riservato, asservito totalmente al bene della sua famiglia, del suo lavoro e della sua arte, Johann Sebastian Bach costituisce la summa spirituale di quel protestantesimo meditativo che cerca Dio dappertutto e si sforza di comprenderlo.
Una personalità lontana dal chiacchiericcio mondano e intensamente laboriosa e irrobustita da una fede vigorosa ma consapevolmente vissuta. Conservatore nel senso letterale del termine: colui che conserva, che salva i valori del passato. Assimilatore squisito, molto più che rivoluzionario innovatore, incarna, portandoli ad espressione perfetta e definitiva, tutti i caratteri della sua epoca e del barocco musicale.
Difficile trovare un’opera che riesca a racchiuderle tutte ed esemplificarle. Si potrebbe, però, cominciare dall’ascolto dei tre concerti per violino archi e basso continuo BWV 1041, 42, 43.
Unici esemplari rimasti di una fittissima produzione - certamente abbastanza da poterci ragionare tutta la vita – ci rivelano un Bach già alla più sublime altezza del suo genio strumentale. Lontano dai fatui virtuosismi tipici di numerosi concerti dell'epoca, egli dà vita a una multiforme dialogicità fra strumento solista e orchestra, componendo, per vie completamente diverse, una scrittura assai difficile che richiede dall'esecutore notevole impegno.

Canovaccio delle composizioni: il Vivaldi del concerto in tre tempi. È incredibile come il genio tedesco abbia saputo assorbire lo stile vivaldiano per ripassarlo attraverso i fittissimi meandri della sua sterminata fantasia e farlo proprio quasi come se seguisse soltanto i moti del suo spirito. Si avverte proprio l’eco di un animo capace di fare allignare in sé tutte le più profonde meditazioni esistenziali sull’uomo, su Dio, sull’universo. La duplice dialettica finito-infinito, uomo-Dio sembra cavalcare le note del concerto per due violini BWV 1043 in una meditazione straniante e, a tratti, struggente: un continuo rispecchiarsi di sequenze musicali dei due violini, un sublime scambio, porgersi di bellezza da una parte all’altra. Un’inesauribile energia ritmica che riceve impulso dalle taglienti raffigurazioni tematiche di chiara matrice vivaldiana e che si protrae con un moto continuo senza pause né distensioni in un sorprendente esplodere di vitalità.

Danilo Aprigliano

5 novembre 2010

Laura Curino incontra docenti, studenti e collaboratori


Venerdì 5 novembre
ore 12.30 - 13.30
ingresso libero
presso l’aula 113 Via Festa del Perdono 3 della
Facoltà di Lettere e Filosofia


Laura Curino

INCONTRA STUDENTI, DOCENTI E COLLABORATORI
in occasione della presentazione della rassegna dei suoi spettacoli presso il Teatro Ringhiera
introduce prof. Alberto Bentoglio

Dal 3 al 14 novembre l’attrice piemontese sarà a Milano con tre dei suoi più grandi successi: Passione, L’età dell’oro e Camillo Olivetti.


Laura Curino, racconta storie che si snodano dagli anni del dopoguerra fino ad oggi. Dal boom economico, all’infanzia negli anni 50 dalla nascita della sua passione per il teatro alla storia epica di Camillo Olivetti, industriale anticonformista.


Tre spettacoli, con le regie di Roberto Tarasco Serena Sinigaglia, Gabriele Vacis, per lasciarci affascinare da una delle voci che hanno fatto la storia del teatro in Italia.


Studenti, docenti e collaboratori dell’Università degli Studi di Milano, potranno usufruire di biglietti ridotti ad euro 7.50 invece di 15,00 per gli spettacoli in scena dal 3 al 14/11.
Atirteatro - Teatro Ringhiera ha esteso inoltre il biglietto ridotto a 7.50 per studenti e collaboratori con tesserino UNIMI e documento d’identità,
a tutti i seguenti spettacoli della Stagione 2010/2011:


Atirteatro - Teatro Ringhiera STAGIONE 2010/2011
da mercoledì 3 a venerdì 5 novembre 2010 Laura Curino


passione
sabato 6 e domenica 7 novembre 2010 Mariella Fabbris
regina memoria d’acqua
da mercoledì 10 a venerdì 12 novembre 2010 Laura Curino

l’età dell’oro
sabato 13 e domenica 14 novembre 2010 Laura Curino
camillo olivetti


martedì 16 e mercoledì 17 novembre 2010 ACTI Teatri Indipendenti Beppe Rosso
dei liquori fatti in casa

18 novembre 2010Living Theatre Europa

Green terror
da mercoledì 24 novembre a domenica 12 dicembre 2010Teatro Stabile della Sardegna e ATIR


nozze di sangue
da mercoledì 19 a domenica 23 gennaio 2011
ACTI Teatri Indipendenti Beppe Rosso


flags
da mercoledì 26 a domenica 30 gennaio 2011Cantieri Teatrali Koreja

iancu

da mercoledì 9 a domenica 20 febbraio 2011 Teatro della Cooperativa


trilogia del benessere
da mercoledì 23 a domenica 27 febbraio, sabato 5 e domenica 6 marzo 2011 ATIR e Comunità Progetto

l’opera dei mendicanti
da mercoledì 2 a venerdì 4 marzo 2011 ATIR e Comunità Progetto

non farmi male
da mercoledì 9 a domenica 13 marzo 2011 Scarlattine Teatro

me cheeta! you..!!?? prima nazionale
da martedì 15 a giovedì 17 marzo 2011Teatro delle Albe Ravenna Teatro

la canzone degli F.P. e degli I.M.
da venerdì 18 a domenica 20 marzo 2011Teatro delle Albe Ravenna Teatro
odiséa

da giovedì 31 marzo a sabato 2 aprile 2011 Fattoria Vittadini

my true self
da giovedì 7 a sabato 9 aprile 2011 Compagnia Sanpapiè

boh
da mercoledì 4 a domenica 15 maggio 2011 ATIR

l’aggancio

Per informazioni e suggerimenti:
Dr. Aldo Milesi – Responsabile Progetto: ”Studio di fattibilità dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico – U.r.p.“– Via Golgi 19 - 20133 Milano – tel. 02-50314600 Fax. 02-50314603 - studiurp@unimi.it -.

3 novembre 2010

TOP 10 DELLE TEORIE COSPIRATIVE PIU’ ASSURDE - PARTE SECONDA

5. L’AIDS FU CREATO A TAVOLINO
Alcuni ritengono che il virus sia stato prodotto in laboratorio da scienziati di volta in volta Illuminati, americani o russi agli inizi del Novecento per sterminare la popolazione gay e altre minoranze.
E poiché più è elevato il rischio di contagio maggiori sono i fondi stanziati per la ricerca del vaccino, gli interessi economici sono altissimi. Così i governi sono tutto tranne che intenzionati a trovare in tempi rapidi una cura.
A sostenere questa idea il dr. Ph. Duesberg, dell’università di Berkeley, che nel libro“AIDS. Un virus inventato” elenca trentuno patologie perfettamente curabili i cui sintomi prevedono risultato positivo ai test per l’HIV. E che vengono sistematicamente curate iniettando farmaci tossici e quindi mortali, per aumentare la paura di questa malattia.
Per cui rilassatevi la prossima volta che il medico di base prescrive il test per la sieropositività al primo segnale di raffreddore: sta cercando di uccidervi perché complice in un piano criminoso con interessi globali.

4. GLI ALIENI HANNO CREATO LA VITA INTELLIGENTE
Come è stato possibile che la razza umana abbia potuto svilupparsi in maniera tanto più rapida rispetto agli altri esseri viventi in appena due o tre milioni di anni? In un decorso naturale dell’evoluzione questo lasso di tempo è piccolissimo.
Un’ipotesi sull’arrivo dell’Homo Sapiens vuole il merito della nostra creazione all’ingegneria genetica di una razza aliena più intelligente, che ha modificato il DNA delle scimmie antropomorfe permettendo loro di svilupparsi.
La causa di tale generosità sta nell’oro: gli alieni ne avevano bisogno per sopravvivere. Ed essendone la Terra particolarmente provvisto, hanno pensato che sottomettendo la popolazione indigena e rendendola più intelligente, avrebbero potuto delegarci il lavoro pesante e salvarsi dall’estinzione. Geniali. Sembra ora giunto il momento di passare il favore. I primi passi potrebbero prevedere: insegnare al gatto a portare il telecomando, oppure mandare i cani alle riunioni di condominio o modificare i piccioni dotandoli di scopino e paletta in modo che puliscano le piazze invece che imbrattarle!

3. SIAMO TUTTI IN MANO ALLE LUCERTOLE (E AGLI EBREI, E A…)
Avvalorata dal fatto che nessun ebreo morì negli attentati alle Torri Gemelle è l’ipotesi secondo cui il mondo è dominato dagli ebrei. Altri sospettano invece di Scientology. Secondo questo culto l’uomo è dotato di potenzialità straordinarie, come guarire le malattie con la forza del pensiero o abbandonare il corpo fisico. Solo se giunti al livello di “Clear”, una sorta di Nirvana, si prende coscienza della “mente reattiva”.
Un’altra teoria vuole alcuni potenti del mondo, come George W. Bush e la famiglia reale inglese, appartenere in realtà ad una razza aliena di uomini-lucertola mutaforma. Una delle credenze più antiche poi vorrebbe il mondo guidato da membri di sette cabalistiche come gli Illuminati, i Rosacroce o i Massoni. Insomma, le teorie sul controllo globale sono tante e diverse ma accomunate da un unico punto: siamo tutti pedine di un gioco molto più grande di noi, architettato in segreto dai Veri Potenti della Terra. Quali essi siano, è tutto da decidere.

2. PAUL Mc CARTNEY E’ MORTO
Quella in cui il chitarrista dei Beatles è morto negli anni ‘60 ed è stato sostituito da un sosia è forse la più conosciuta tra le leggende metropolitane. Per dimostrarne l’infondatezza, nel 2009 la scienziata Gabriella Carlesi e l’informatico Francesco Gavazzeni hanno realizzato degli studi sulle immagini di Paul antecedenti e successive alla presunta morte, confrontando i tratti facciali attraverso la pratica forense.
Un lavoro alla CSI con un risultato inaspettato: i tratti non sempre coincidono! Padiglione auricolare, curva mandibolare, palato e dentatura degli anni ’60 non corrispondono a quelli dei giorni nostri.
Realtà dietro la leggenda o intervento chirurgico ben riuscito? E a quale scopo?
Il mistero si infittisce, anche perché nessuno sembra ancora aver trovato risposta a un'altra domanda: se tutto questo è vero, chi è l’uomo che chiamiamo Paul Mc Cartney?

1. BERLUSCONI HA ARCHITETTATO IL LANCIO DEL DUOMO
14 dicembre 2009: Massimo Tartaglia scaglia una statuetta a forma di Duomo colpendo in volto il nostro Presidente del Consiglio. Tempestivi i social network gridano alla cospirazione.
Osservando al rallentatore il filmato del discorso, un utente di Youtube osserva come “Non si nota alcuna lesione dopo che la statuetta ha colpito il volto del Premier, eppure un taglio così profondo si sarebbe visto subito dopo l’impatto. (…) E la traiettoria della statuetta non sarebbe molto convincente”. Il blogger lancia dubbi sul tempo impiegato per porgere un fazzoletto a Berlusconi (troppo poco per un avvenimento casuale), e sul fatto che il premier abbia perso molto tempo prima di andarsene, decisione totalmente insensata a livello di sicurezza.
Intanto su Facebook ha fatto il giro delle bacheche una foto di Berlusconi seduto in auto dopo il ferimento. Vicino a lui un uomo della sicurezza, del quale si intravede solo la mano, che stringe un piccolo oggetto metallico. Uno spruzzino per imbrattare di sangue finto Silvio colpito solo di striscio dalla miniatura del Duomo, per una scena da B-Movie architettata in un periodo di calo di popolarità della destra, dicono. A quando la nomination all’Oscar?

Elisa Costa

2 novembre 2010

Si va in scena (...forse).

Il teatro Libero di via Savona è un ottimo osservatorio teatrale, attento alle novità e alle nuove idee, capace di presentare spettacoli differenti dai classici cartelloni di teatri più famosi. Un teatro, insomma, che si discosta dalle comuni messe in scene dei testi dei più famosi drammaturghi italiani e stranieri.


La direzione artistica è in mano a Corrado d’Elia, a cui si deve questa programmazione stuzzicante e piacevole. Un’altra caratteristica che denota il teatro Libero è la particolare posizione dell’edificio: costruita all’interno di una ex fabbrica alimentare, la sala è sospesa in cima allo stabile di via Savona 10 ed è raggiungibile tramite ascensori o una particolare scala che fiancheggia le abitazioni private.


L’idea della sistemazione è del 1993, quando il capannone dello stabile viene adattato per il nuovo uso, dando vita così al primo spettacolo della fondazione del Teatro Libero – Fiori d’acciaio, per la regia di Alberto Ferrari. Il teatro fa ora parte del circuito Teatri Possibili, progetto artistico di produzione, formazione e diffusione del teatro creato a Milano nel 1996 dallo stesso d'Elia.
Una realtà teatrale molto interessante per una città come Milano, in cui la fama della Scala e del Teatro Piccolo può fare ombra a tutto il panorama dello spettacolo. I problemi però non derivano soltanto da una concorrenza spietata. Durante l’estate appena trascorsa, il teatro ha infatti affrontato i lavori di ristrutturazione della sala per migliorarla dal punto di vista dell’agibilità e delle comodità, andando incontro a una notevole spesa. Il giorno 29 Settembre la Commissione Comunale di Vigilanza, chiamata appositamente dallo stesso teatro per confermare la regolarità dei lavori compiuti, nega e rinvia l’apertura del teatro Libero a causa della presenza di ponteggi nel cortile per il rifacimento della facciata dello stabile di via Savona. L’apertura è stata rimandata per la fine dei lavori, in dicembre, quando i ponteggi saranno smontati e dimessi. Il problema riscontrato sta nel fatto che le tre uscite di sicurezza del teatro sfociano nel cortile e i ponteggi renderebbero difficoltosa l’uscita in una eventuale emergenza. Oltre al danno, la beffa: al Teatro Libero sono stati imposti altri lavori per un totale di 50.000 euro, una cifra che incide molto sul bilancio di una piccola realtà teatrale.

La fondazione Teatro Libero non è rimasta a piangersi addosso, ma ha contattato in pochi giorni i proprietari dello stabile, i quali sono venuti incontro alle richieste, rimuovendo in parte i ponteggi. Un buon segnale di collaborazione che non è bastato a convincere la Commissione Comunale alla riapertura. Nonostante la sala sia annoverata tra i teatri convenzionati, l'assessore alla Cultura del comune di Milano, Finazzer Flory, in un primo momento sollecito a fissare un incontro, ha poi disdetto per un accavallarsi dei suoi impegni. La stagione teatrale intanto è iniziata, e il primo spettacolo – Le notti bianche, per la regia di Corrado d’Elia –, il cui debutto era previsto proprio il 29 Settembre, è stato ospitato dalla sala del Teatro Litta, in Corso Magenta.
In molti si sono mossi per aiutare il teatro inviando lettere e e-mail di solidarietà o di protesta contro il comune. È iniziata anche una petizione on-line per dare una nuova sala al teatro: la notizia è girata velocemente tra le pagine di Facebook e si è cominciato a vedere qualche risultato. Dopo quasi un mese senza aver dato segni di particolare attenzione alla cosa, il comune è venuto incontro al teatro, organizzando una riunione con oggetto la riapertura della sala e, in futuro, l’assegnazione di una sala più grande. Finazzer si è personalmente votato alla causa del Libero anche se per adesso non ci sono notizie concrete a riguardo, ma solo grandi speranze. Certamente la situazione appare meno disperata rispetto a settembre, quando si pensava addirittura a una chiusura definitiva.


La raccolta firme continua, con l’augurio di dare un segnale forte e di dimostrare l’importanza di un teatro che non deve soffrire l’incapacità del comune di mettere a disposizione una sala migliore e certificata per fare spettacolo. Anche perché una piccola realtà come il Libero, in grado di offrire qualcosa di nuovo, va conservata e protetta dal possibile anonimato in cui potrebbe cadere con la chiusura a oltranza della sua sede storica.

C’è da chiedersi come sarebbero andate le cose se i lavori di ristrutturazione fossero stati destinati alle sale più prestigiose e con un nome più conosciuto.

Daniele Colombi