24 aprile 2010

GLI INVISIBILI: 35 RHUMS

Cos'è decisivo per la nostra formazione: ciò che leggiamo o ciò che non leggiamo? Quello che abbiamo visto o quello che non vedremo? Inevitabilmente entrambi concorrono a formare ciò che, in una parola, chiamiamo gusto. Se questo è vero, allora varrà la pena di provare a capire, volta per volta, perché manchiamo certi incontri o occasioni, certi libri o film.

Prendiamo il cinema, è semplice: alcuni film nel nostro paese non escono. Forse nessuno andrebbe a vederli o quasi, anche perché è molto probabile che in pochi sarebbero capaci di apprezzarli, ma questo perché?

L'anno scorso è uscito 35 rhums (vers. ingl. 35 shots of rum) della registra Claire Denis, osannato ovunque, qui ignorato.

Si tratta di una straight story, apparentemente facile: un padre che ama la propria figlia: Lionel (Alex Descas), autista della metrò, vedovo, e Josephine (Mati Diop), giovane studentessa di Scienze Politiche e commessa in un negozio di dischi. Attorno alle loro, due altre esistenze, spezzate. Gabrielle (Nicole Dogue), ex di Lionel, taxista, e Noé (Grégoire Colin), giovane inquieto, non si sa bene di cosa viva , oltre che assieme al suo gatto. Vorrebbe partire, lasciare la casa una volta per tutte, senza farlo mai. Un po' in disparte, Rene (Julieth Mars Toussaint), collega di Lionel, costretto a una pensione forzata, indesiderata, che riduce la sua vita a un susseguirsi di giorni difficili da riempire.

Gabrielle ama ancora Lionel, lo cerca più di quanto lui sia disposto a lasciarsi trovare, Noè scherza, anche se non è chiaro fino a che punto, con Jo, bellissima eppure indifferente alla sua stessa bellezza (indifferenza che è parte di quello stesso inconsapevole fascino che divide col padre).

Una sera sono tutti assieme diretti a un concerto, ma la macchina di Gabrielle si ferma sotto il diluvio. Nel corso della notte che segue alcuni frammenti della storia cominciano a ricomporsi, secondo la comune miscela di casualità e destino.

Il film ha la capacità di mostrare al di là delle parole, e al di sotto della superficie degli eventi gli affetti, i sentimenti, le inquietudini, le ansie, e i momenti di felicità dei protagonisti, l'evolvere della loro interiorità.

Aggiunge preziosità al tutto la colonna sonora dei Tindersticks e la splendida fotografia di Agnes Godard.

Il titolo si riferisce a un rito da compiere in occasione di un momento speciale.

Saper raccontare l'amore è forse ciò che più manca al nostro cinema (ma si potrebbe spezzare la frase per trovare tre cose di cui ugualmente fa difetto: sapere, raccontare, amore), come cantava Celentano (ma un rinascimento è forse in vista).

Le mancanze degli autori si riflettono poi in quelle del pubblico, che proprio questo tipo di film corre in massa a vedere (cioè, di nuovo, quelli che mal raccontano l'amore).

Ecco allora l'importanza di opere come quella della Denis.

L'arte è un continuo studio d'alfabeto. Se la frequentiamo è per imparare a leggere meglio tutto ciò che siamo, che viviamo, e non per un'incorreggibile bisogno d'essere salvati. L'unica consolazione è che non c'è consolazione. E che, nonostante questo, ne vale la pena.

Giuseppe Argentieri

4 commenti:

  1. Truly we enjoy the effort you have made to express the data.The niche here i found really was efficient to the topic which i has been exploring for a long period Buy Diablo 3 Items
    GW2 Cd key

    RispondiElimina
  2. One very cold February night my so called colleague told me that, as a probationer GW2 Gold, I had to do a certain amount of foot patrol so he kicked me out of the car and drove off laughing. A couple of hours later, I was trudging through a heavy fall of snow when I chanced upon a car parked in a side street covetred in snow.

    RispondiElimina