9 ottobre 2010

8 ottobre 2010: testimonianze dalla manifestazione contro la Riforma Gelmini

Sembra siano stati più di diecimila gli studenti che ieri, 8 ottobre 2010, hanno partecipato a Milano al corteo contro i tagli alla scuola promossi dal governo. Manifestazioni analoghe si sono svolte contemporaneamente in più di 80 città italiane e hanno coinvolto studenti delle scuole superiori, ricercatori universitari e alunni delle scuole medie.
Il corteo è partito alle 9.30 da piazza Cairoli e ha interessato diverse vie del centro città fino a dividersi intorno alle 11.00. Un gruppo ha continuato la protesta fino al Provveditorato di via Ripamonti mentre altri manifestanti hanno affollato la Statale in via Festa del Perdono.
Tra le richieste dei manifestanti: un aumento dei fondi destinati all’istruzione e maggiori sicurezze per tutti gli studenti e i ricercatori a rischio precariato.
Moltissimi i cartelloni, le provocazioni e gli striscioni in difesa dei diritti della scuola pubblica e contro il ministro Gelmini. Non mancavano anche fumogeni, caschetti gialli e carta igienica a simboleggiare la precarietà e la scuola a rotoli.


















H 9.00 I gruppi di studenti si ritrovano in Piazza Cairoli













La manifestazione ha avuto carattere pacifico, ad eccezione di alcuni scontri con la polizia in zona Missori e disordini nella sede di Festa del Perdono.

Assieme ai giovani anche molti insegnanti hanno partecipato al corteo.
“Una scuola che non rispetta gli studenti, che fa classi di quaranta alunni non è la scuola che vogliamo. Siamo contro la Gelmini perché abbiamo un’altra idea di scuola, perché crediamo nella centralità della scuola, della cultura e dell’università”.
Davide Rossi, insegnante e segretario generale del Sisa (Sindacato Indipendente Scuola Ambiente), il primo sindacato che mette insieme studenti e docenti.

Tra gli universitari erano presenti studenti del San Raffaele (“Le idee corrono anche lì ma la situazione è diversa: è un’università privata, i corsi iniziano comunque!”) e membri dei Giovani Democratici dall’università di Pavia (“speriamo che questa manifestazione porti dei risultati a livello regionale. Con questa riforma viene a mancare il diritto allo studio, noi vogliamo proporre una scuola migliore”).

H 11.00 Mentre un gruppo di manifestanti va a protestare di fronte al provveditorato, altri entrano nel chiostro della Statale


















“Il problema è che mancano i fondi. Non abbiamo i soldi per acquistare il materiale didattico, per la sussistenza. In una facoltà come scienze in cui c’è bisogno di molta pratica oltre alla teoria, mancano i fondi per pagare qualcuno che assista gli studenti con i loro esperimenti”.
Genetista dell’Università di Pavia

“I tagli incidono soprattutto sul turnover, sulle nuove assunzioni, ma anche sulla qualità delle ricerche e dei laboratori. Questa riforma non solo non ci dà fondi ma ce li ha tagliati del 20% rispetto agli anni scorsi”.
“Un percorso-tipo per lo studente prevede il dottorato di ricerca, 3 anni o anche di più, cui segue un contratto a tempo determinato. Sono circa 12 anni di insicurezze al termine dei quali se ci sono soldi e ci si è comportati bene si può sperare in un posto fisso, se non ci sono soldi anche se bravi e volenterosi l’unica alternativa è cercare lavoro da un’altra parte!
Noi siamo qui con il motto COSTRUIAMO L’UNIVERSITA’ – COSTRUTTORI DI SAPERE: la ricerca serve per costruire il futuro dei giovani e della nazione. Ma se non ci sono mattoni e muratori non si può costruire un futuro”.
Ricercatori dell’Università di Pavia

“Farmacia è una delle facoltà più in mobilità contro i tagli. Il grosso problema è che in questa riforma ci sono troppi punti che non vanno bene per il sistema universitario. Non è pensabile una riforma a costo zero.
Tutto è da ricondurre alla legge 133 che ha tagliato progressivamente i fondi di finanziamento universitario. Non è così lontano il giorno in cui non avremo più soldi per fare dei laboratori adeguati, con una didattica sempre più scarsa dal punto di vista della qualità.
Non si può pensare non investire: fare una riforma dovrebbe essere come ristrutturare una casa, ci si mette del denaro in previsione dei benefici che se ne trarranno in futuro. Il problema è che questa riforma non vuole mettere soldi e così diventa una distruzione della scuola pubblica.
L’università oggi ha bisogno di una riforma, ma non di questa!”
Ricercatore della Facoltà di Farmacia alla Statale di Milano



Elisa Costa e Gemma Ghiglia
Foto: Francesca Di Vaio

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