26 gennaio 2010

VOGLIAMO CONTINUARE A LAVORARE ALLA MAFLOW - Intervista ad Antonio Luongo, delegato RSU Maflow

“Vogliamo continuare a lavorare alla Maflow” è il titolo del blog, nonché “grido di battaglia” dei lavoratori dell’azienda di Trezzano sul Naviglio.
La situazione della Maflow, già in crisi da paio d’anni per una gestione amministrativa discutibile, è precipitata ulteriormente a dicembre, dopo la disposizione della BMW di cancellare l’ultima commessa.
Da qui la decisione dell’11 gennaio di occupare la fabbrica con un presidio permanente.
Abbiamo intervistato Antonio Luongo, delegato RSU Maflow per FIOM-CGL, che ci ha fornito chiarimenti sulle vicende della fabbrica e sul percorso che ha portato alla situazione attuale.

Puoi dirci qualcosa sulla parabola dell’azienda negli ultimi anni?
Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 la Maflow contava circa 700 lavoratori. Poi è cominciata una selezione, con tagli, incentivi, licenziamenti, fino ad arrivare alla stabilizzazione, dal 2005 ad oggi, intorno alle 300-350 persone. Molto alta è la percentuale delle donne assunte, come è alto il numero delle coppie, ben 28, di conseguenza 28 famiglie che rischiano di perdere entrambi i redditi.
Prima lavoravamo prevalentemente con FIAT, producendo molto con minori standard qualitativi, il che richiedeva molto personale. Poi il lavoro si è spostato soprattutto verso la BMW, con cui si produce di meno, ma a livelli qualitativi superiori. Per questo tipo di commesse serviva meno gente e macchinari diversi, per lavorazioni di livello più alto.

E poi cos’è successo? Si parla di debiti con le banche, cattiva amministrazione…
E’ successo che sono cominciati gli investimenti. Il primo è stato fatto in Polonia dieci anni fa. E’ stato aperto uno stabilimento con 30-40 lavratori, che venivano qui a imparare il mestiere. In tempi recenti quello stabilimento ha toccato la quota di circa 2000 lavoratori.
Poi hanno aperto in Cina, Messico, Brasile, Francia, Spagna, Germania, Olanda… Tutti stabilimenti andati a rotoli, con l’unica eccezione di quello polacco. Il tutto con investimenti sproporzionati rispetto al valore di ciò che si acquisiva. Lo stabilimento in Cina non sono mai riusciti nemmeno ad avviarlo, con incentivi presi anche dallo Stato italiano che sono stati portati all’estero per poi restare infruttuosi.
Tutti questi investimenti hanno prodotto un ammanco di 300 milioni di euro.

Il tutto nonostante l’attività produttiva andasse bene…
Si. Il nostro non è un problema di lavoro, perché noi lavoriamo tantissimo. Il problema è che siamo arrivati al picco della crisi con 300 milioni di debito. Così le banche hanno chiuso i rubinetti del credito.
La BMW per sei mesi ha pagato i nostri fornitori per permetterci di continuare a lavorare, perché sono molto interessati al nostro prodotto, che soddisfa in pieno le loro esigenze.
Fino a ottobre 2009 siamo andati avanti a lavorare in 220 su tre turni. Poi la BMW, non avendo garanzie sulla nostra continuità produttiva, è corsa ai ripari assegnando le commese alla Continental in Germania, pagando anche di più. A questo punto è intervenuto lo Stato tedesco, che nell’ottica di riportare il lavoro in Germania è intervenuto a coprire la differenza di costo. Se il prodotto in Germania costa 10 euro e qui in Italia ne costa 8, i 2 euro di differenza li mette lo Stato, anzicché pagare la cassa-integrazione ai lavoratori. Questo in teoria violerebbe le norme europee sulla concorrenza.

Pare che l’area su cui sorge l’officina sia stata acquisita da un’immobiliare legata a Unicredit. Ritenete che dietro la chiusura possa esserci anche la speculazione immobiliare?
Detta brutalmente, a questo proposito è stata fatta una porcheria. Cinque anni fa i capannoni erano dell’azienda. Sono stati venduti e presi in leasing. Il meccanismo avrebbe dovuto essere di venderli per pagare il leasing e recuperarne in seguito la proprietà. Invece i capannoni sono stati venduti a un terzo, l’azienda paga il leasing e la proprietà resta del terzo. C’è dietro un triangolo non chiaro. Infatti questa parte manca, nella relazione ai commissari pubblicata su internet: sono parti secretate in virtù di un’ingiunzione. Quale impatto avrebbe sul territorio trezzanese una eventuale chiusura?
Siamo la più grande azienda di Trezzano sul Naviglio. L’impatto sarebbe grosso, come si può intuire dalla vicinanza manifestata dal Comune, a cominciare dal Sindaco e dalla Giunta. Ci portano i pasti, manifestano con noi, sono venuti con noi a Roma…

Ripercorriamo le ultime fasi della vostra lotta.
Abbiamo svolto presidi davanti alle concessionarie BMW, per fare loro pressione, renderci visibili e porre in evidenza che rappresentiamo un problema sociale per le istituzioni. Abbiamo svolto un presidio davanti alla Prefettura in occasione della nostra convocazione. Abbiamo manifestato anche alla sede BMW a San Donato per riottenere le commesse, anche se va detto che da parte loro sembra esserci disponibilità in questo senso, soprattutto in considerazione della loro soddisfazione per i nostri livelli di qualità. Domenica 10 gennaio ci siamo riuniti poi in assemblea qui in azienda, e da lì è scaturita in modo unanime l’occupazione. La RSU si fa portavoce dei lavoratori, ma si decide tutti insieme.

Parliamo dell’atteggiamento delle istituzioni. Innanzitutto, com’è il rapporto con la forza pubblica?
La situazione è tranquilla. Ci conoscono, sanno che gente siamo. Abbiamo avuto qualche piccolo contrasto in occasione dei cortei, ad esempio quando abbiamo bloccato Corso Sempione fino sotto i cancelli della RAI. Insomma, i rapporti con le forze dell’ordine sono stati fino ad ora buoni. Quando lunedì mattina (11 gennaio, ndr) i dirigenti hanno tentato di entrare in azienda, sono state le stesse forze dell’ordine a tenerli fuori, dicendo loro di non forzare la mano per evitare tensioni. I carabinieri hanno presidiato i cancelli per una settimana intera. Poi hanno comunicato alla RSU che, avendo constatato che era tutto tranquillo, si sarebbero limitati a passare di tanto in tanto per un controllo.

E l’atteggiamento del Prefetto?
Il Prefetto ci ha promesso di contattare direttamente sia FIAT che BMW, per le commesse. Una settimana fa si era preso due giorni di tempo e ad oggi non abbiamo ancora nessuna novità. L’unica novità è stata la nomina della Commissione di Garanzia, indispensabile per indire l’asta per l’acquisto del gruppo Maflow.

Parliamo di Provincia e Regione.
Sono assenti. Si son fatti vedere una volta, quando abbiamo fatto l’assemblea aperta. In quell’occasione è venuto un rappresentante della Provincia, ma la cosa non ha avuto seguito.
Abbiamo poi avuto un incontro in Regione. Ci hanno detto che prendevano atto della nostra vertenza, della documentazione attinente e che ci avrebbero ricontattato. Non si è più fatto sentire nessuno.

L’ultimo attore istituzionale è il Ministero per lo Sviluppo Economico.
Da parte loro è stato finalmente messo il primo tassello: la nomina della Commissione di Garanzia. Adesso aspettiamo gli altri. La Commissione di Garanzia dovrà prendere atto delle relazioni dei commissari, valutarle e in seguito a ciò consentire la pubblicazione del bando per l’asta.
La Commissione ha cinque componenti: tre nominati dallo Stato e due dai maggiori creditori (nel nostro caso le banche, Unicredit e Banca Intesa). E’stato questo l’obiettivo più difficile da raggiungere, fino ad ora.

Cosa puoi dirci della solidarietà tra fabbriche in crisi, e più in generale della solidarietà operaia?
Ci sono contatti per muoversi insieme e organizzare qualcosa. La Marcegaglia, la Metalli Preziosi, la INNSE, Mangiarotti, Eutelia… Tutte queste aziende lavoreranno per indire insieme uno sciopero che parta dalle RSU e dare così un segnale anche ai sindacati.
Alla nostra ultima manifestazione hanno partecipato anche rappresentanze di altre fabbriche. Una manifestazione molto riuscita, con circa 600 partecipanti.

Cosa possono fare gli studenti per sostenervi nella vostra battaglia?
Invitiamo tutti a seguire le nostre iniziative, manifestare con noi e venirci a trovare e a sostenere il nostro presidio in azienda. Essere uniti e solidali è fondamentale.

http://vogliamocontinuarealavorareallamaflow.blogspot.com/
a cura di Alessio Arena e Laura Carli
Foto di Federica Storaci

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