8 febbraio 2011

Intervista a Ferruccio Pinotti

Nell’ufficio più importante del nuovo e altissimo grattacielo della Regione siede un memor domini, un religioso laico di Comunione e Liberazione che ha scelto di vivere in povertà, obbedienza e castità, come suggerisce lo statuto del movimento fondato da don Luigi Giussani. E’ Roberto Formigoni, ultradecennale presidente della Lombardia e leader di Cl, il gruppo religioso che coniuga afflato evangelico e fiuto per gli affari. Così, mentre l’associazione imprenditoriale Compagnia delle Opere coordina oltre 34.000 imprese sotto l’abbraccio religioso di Cl, il potere politico gestisce appalti, indirizza fondi pubblici e fabbrica convenzioni sanitarie. In maniera non sempre ineccepibile, come denuncia l’ultimo libro di Ferruccio Pinotti – giornalista classe ’59, già autore di alcuni saggi sui poteri forti – “La lobby di Dio”, inchiesta che mette ai raggi X il movimento religioso più potente nell’Italia di oggi.

Leggendo la Lobby di Dio sembra che il potere in Lombardia non possa esistere indipendentemente da Comunione e Liberazione. E’ davvero così?

Per certi versi è proprio così. La Lombardia è stata la regione-laboratorio di Cl, il suo centro politico ed umano. E’ qui che il movimento è nato nel 1954 ed ha raggiunto l’estensione massima, anche se ormai coltiva interessi nazionali ed internazionali. In Lombardia Comunione e Liberazione gestisce un potere enorme, dalla politica, alla sanità, fino agli appalti pubblici. La spinta di Cl e del suo modello organizzativo riguarda anche la scuola – con una costante crescita dell’istruzione privata – l’energia, i trasporti, i progetti per l’Expo del 2015. Una serie di aree molto vaste che danno il segno del potere di Cl e del suo braccio economico, la Compagnia delle Opere.

Proprio la nascita della Compagnia delle Opere negli anni ’80 può essere considerato come il momento di svolta per Comunione e Liberazione?

Certamente si: dal 1986/87 si registra un netto cambio di passo. La precedente esperienza politica coordinata da Formigoni, quella del Movimento Popolare, non era riuscita ad incidere fortemente nella società e a prendere corpo. La Compagnia delle Opere – che per certi versi potremmo definire una Confindustria confessionale – propone invece un modello vincente di lobbying e netw

orking molto coesi, una sorta di cavallo di troia per la conquista del potere. Successivamente, nel 1995, con l’avvento di Formigoni a capo della regione segue un altro momento importante. Il neo-presidente aggrega i suoi uomini e li piazza in tutte le poltrone-chiave della Regione, facendo crescere ulteriormente il movimento.

Dopo il successo politico di Roberto Formigoni quanto e come è cambiata Comunione e Liberazione?

Secondo me è cambiata molto. Nei progetti di don Giussani era qualcosa di diverso da ciò che è diventata. Certamente Cl ha dato spazio fin dall’inizio alla dimensione economica, sociale e civile, ma non era un polo di lobbying così forte e capillare. Questa mutazione è dovuta a Formigoni, che ha costituito attorno alla Regione un nucleo di persone e di potere capace di annullare progressivamente l’originaria carica valoriale del movimento. Oggi Cl è il network lobbistico che riconosciamo nei reportage dal meeting di Rimini, un incontro più simile al forum economico di C

ernobbio che a quello di un’associazione di stampo religioso.

Il potere di Cl ha un riferimento politico preciso oppure si muove seguendo le diverse congiunture politiche?

L’approccio di Cl è sempre stato trasversale, in movimento insieme alla realtà sociale. Segue chiunque rappresenti il potere. Negli anni ’70 ed ’80 il riferimento naturale era la Democrazia Cristiana. In seguito, è toccato ai socialisti e infatti il rapporto di dialogo fra Formigoni e Martelli non è mani stato segreto. Oggi è Silvio Berlusconi il punto di riferimento ufficiale. Il rapporto fra Cl e il Premier dura da molto tempo; Berlusconi ha finanziato Cl e Cl lo ha sostenuto elettoralmente. In passato sono state registrate delle schermaglie fra la Lega Nord e Cl ma recentemente le differenti posizioni si sono avvicinate se non sovrapposte. Il progetto è quello comune della destrutturazione dello Stato italiano, sebbene attraverso formule diverse: la Lega punta ad un federalismo spinto, di tipo politico, mentre Cl vuole raggiunger

e un livello di sussidiarietà capace di allontanare il più possibile i controlli dello Stato dalla società civile.

Ma non possiamo trascurare gli ottimi rapporti di Cl anche con settori molto importanti della sinistra. Pierluigi Bersani è un riferimento storico del movimento. Il segretario del Pd, da sempre ospite al meeting di Rimini, rappresenta il potere delle cooperative rosse, centro economico di sinistra in piena sintonia affaristica con la Compagnia delle Opere. Un’affinità confermata perfino dal Presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari.

Cl e la Compagnia delle Opere sembrano essere particolarmente legate al tessuto produttivo della Lombardia. E’ davvero possibile esportare il loro approccio affaristico nel resto d’Italia?

Il sistema Cl è esportabilissimo, come hanno già dimostrato le carte giudiziarie. In Calabria, ad esempio, l’inchiesta “Why Not” ha rivelato che il potere della Compagnia delle Opere si ramifica in tutta Italia, senza distinzioni. L’appropriazione sistematica di fondi pubblici nazionali ed europei, il lobbying organico, i legami politici e di amicizia, sono prassi molto diffuse. In questi mesi, per esempio, il teatro di fenomeni simili è Bologna, ex roccaforte rossa, dove la Compagnia delle Opere si è inserita nel business degli studentati e Cl si sta diffondendo molto rapidamente.

Un capitolo del libro è dedicato alla dimensione psicologica di chi aderisce a Comunione e Liberazione.

Per trattare questo tema ho fatto ricorso soprattutto alle testimonianze dirette. Ho intervistato alcuni Memores Domini molto soddisfatti della loro esperienza, mentre altre persone, come Bruno Vergani, hanno motivato la loro scelta di abbandonare il gruppo dei religiosi laici di Cl. Le testimonianze di chi ha lasciato la vita dei Memores Domini dipingono una realtà piuttosto complessa, fatta di soggetti che intendono aderire ad un ideale totale, ma che poi si ritrovano a subire manipolazioni e pressioni psicologiche. In ogni caso, esiste certamente uno scarto molto forte fra la base, motivata dal punto di vista valoriale, e il vertice del movimento, che esprime oramai un atteggiamento piuttosto cinico.

Dal punto di vista metodologico come hai impostato il tuo lavoro d’inchiesta?

E’ stato un lavoro molto faticoso che ho cercato di svolgere secondo criteri anglosassoni. Niente gossip, nessuna fonte debole, utilizzo oculato del web. Ho operato molto sul campo, cercando di sviluppare anche una ricerca sociologica, dunque realizzando tantissime interviste. In questa fase un team di vari giornalisti mi ha aiutato a fare il punto del fenomeno Cl con corrispondenze da tutte le parti d’Italia. Un altro fronte delle indagini, a cui ho dedicato un capitolo molto delicato, ha riguardato l’analisi delle carte processuali che coinvolgono la Compagnia delle Opere e gli uomini di Cl. Infine, ho consultato la scarsa letterature già esistente. Unendo tutti gli elementi a mia disposizione ho costruito un quadro che tuttavia rimane parziale; il tema è vasto e si presta ad ulteriori inchieste giornalistiche.

Quale è stato l’atteggiamento degli uomini di Cl mentre indagavi, e quali sono state le loro reazioni?

Mi sarei aspettato maggiore disponibilità al dialogo, invece mi sono trovato spesso davanti a un muro di gomma. Ho inviato delle domande al presidente Formigoni, ho chiesto ripetutamente la sua disponibilità per un’intervista, gli ho anticipato le pagine del libro che lo riguardano, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Per quanto riguarda le reazioni, sono state di vario tipo: da alcuni esponenti di Cl mi sono arrivati perfino dei complimenti per aver trattato temi delicati con senso di responsabilità, mentre altre persone si sono irritate per le critiche. Però non c’è stata nessuna querela, anche perché nel libro non ho mai usato, a differenza di quanto fanno altri giornalisti, un tono aggressivo, offensivo o di dileggio.

Tu hai lavorato per diversi anni negli Stati Uniti, alla Cnn e all’International Herald Tribune. Come ha influito nel tuo lavoro in Italia il periodo trascorso all’estero?

La mia esperienza trascorsa mi ha influenzato molto e positivamente. Ho sempre letto le inchieste dei giornalisti anglosassoni, riconoscendo la loro capacità di organizzare il lavoro in maniera più strutturata, senza volontà protagonistiche o di coinvolgimento politico. La scuola anglosassone mette il lavoro di inchiesta al servizio del lettore, al quale vengono forniti dati ed elementi conoscitivi per formulare un punto di vista. Il mio libro può essere considerato sotto molti aspetti un testo critico nei confronti di Cl, ma di certo non è un’inchiesta costruita a priori. Insomma, ho voluto offrire ai lettori cifre, fatti ed eventi molto precisi, tutto l’occorrente per capire qualcosa in più di Comunione e Liberazione.

Gregorio Romeo

Luigi Serenelli

4 commenti:

  1. Complimenti!,
    Ferruccio Pinotti è davvero uno dei migliori giornalisti in circolazione ("nel libro non ho mai usato, a differenza di quanto fanno altri giornalisti, un tono aggressivo, offensivo o di dileggio"), da leggere anche tutti gli altri suoi libri (Fratelli d'Italia, L'Unto del Signore) -
    ps. Ma qualcuno non aveva detto che CL era talmente potente da impedire qualunque pubblicazione a sé avversa?
    E invece... Da leggere anche questo articolo(dal Foglio!) http://www.ilfoglio.it/soloqui/7079

    Giuseppe

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  2. MUORI AMMAZZATO COMUNISTA DI MERDA INVIDIOSO DELL'IMPEGNO E DELL'ORIGINASLITà DEGLI ALTRI. AGGRAPPANDOSI A POCHI CASI GETTI MERDA SU DECINE DI MIGLIALIA DI PERSONE CHE OGNI GIORNO AIUTANO GLI ALTRI ANCHE ALL'ESTERNO DELLA "LOBBY". VA A ZAPPARE LA TERRA INVECE DI SCREDITARE IL LAVORO DEGLI ALTRI!!!

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