7 febbraio 2010

COCCODRILLO N. 3 Commemorazioni Improbabili


Ha colto tutti di sorpresa l’improvvisa scomparsa di Renzo, il figlio primogenito di Umberto Bossi.
“Se sarei vissuto più tanto, era più bello”, sono state le sue ultime toccanti parole, grugnite dal padre alle telecamere di Tele SetteLaghi.
Drammatiche le circostanze della morte: la trota (il delfino in gergo leghista) si trovava in Val Cavargna in una battuta di “caccia al terrone”, con i fidati Borghezio e Prosperini ed una muta di feroci mastini napoletani di seconda generazione, educati all’odio per le loro origini. I tre cercavano di stanare un certo Salvatore Caputo avvistato il giorno prima presso Dizzasco, quando per errore Renzo ha estratto dalla borsa una parmigiana di melanzane preparata dalla madre, ancora meridionale praticante. I cani hanno pensato di trovarsi di fronte ad un partenopeo allo stato brado, e hanno assalito il povero rampollo leghista. Inutile è stato deviare l’ira dei cani sull’ignaro Alì Al Ittiah, immigrato tunisino che passava casualmente da quelle parti.

La madre, che non sa darsi pace per la sua tragica imprudenza, si è difesa dicendo che avrebbe voluto preparargli il solito panino con slinzega e missoltini (il preferito di Umberto), “ma il mio Lodino non lo digerisce” (in famiglia Renzo è chiamato Lodo per l’abitudine a farsi bocciare).
Preoccupazioni anche per l’anima del defunto: Renzo non era stato infatti cresimato. Alla fatidica domanda del sacerdote “Rinunci a Satana e a tutte le sue tentazioni?” infatti, il giovane, invece del corretto “Rinuncio”, aveva detto “Tzunomi” (“non so” in vernacolo locale), venendo invitato a ritentare quando sarebbe stato più pronto.
Per rendere il cordoglio di amici e parenti più semplice, Bossi jr non ha voluto che sulla tomba venisse posto il tradizionale epitaffio: i conoscenti più dolenti potranno più semplicemente collegare dei puntini, posti sulla lapide, ottenendo l’immagine sorridente del caro estinto.

Addio Renzo, la vita ti ha opposto presto prove troppo difficili,
e purtroppo certi esami non si possono ripetere tre volte
Filippo Bernasconi

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