6 novembre 2009

CERCASI PILLOLA DEL GIORNO DOPO


La redazione di Vulcano si è disseminata per mezza città, nei meandri degli ospedali milanesi, alla ricerca di informazione su questo contraccettivo d’emergenza così tanto controverso e osteggiato da una parte dei medici cattolici e dagli obiettori di coscienza quale è la pillola del giorno dopo. Siamo andati in vari ospedali, mettendoci nei panni di chi ha avuto un rapporto a rischio… ecco cosa abbiamo vissuto:

Ospedale Luigi Sacco: 10.30 - Arrivo al Pronto Soccorso e dico all’infermiere di turno che ho bisogno della pillola del giorno dopo, ma vengo subito indirizzata in Ginecologia, dove vengo accolta da un’infermiera. Le dico cosa mi serve e lei mi risponde: “Non credo che te la diano, aspetta”. Dopo un’ora non mi hanno ancora visitato né preso il nominativo. Chiedo se è stata presa in visione dal dottore di turno la mia richiesta e mi riferiscono “ridendo” che sta operando e dovrò aspettare almeno 4 ore. 11.45 - Una giovane dottoressa mi invita ad entrare con il mio ragazzo, registrandoci all’accettazione con “codice d’urgenza verde”. Ci sediamo in un ambulatorio e lei ci dà da leggere un consenso informato che ci spiega quali sono i vantaggi e gli svantaggi del caso, spiegandoci che “ci sono delle normali controindicazioni tipiche di altri farmaci, cioè un maggiore rischio in caso di diabete, obesità, predisposizione alla trombosi, e che questo discorso potrebbe benissimo farmelo anche se si trattasse dell’assunzione di un’aspirina”. Ci tiene a precisare anche che “la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, a differenza di quanto sostiene la branca dei medici cattolici, ma serve solo a rendere inospitale l’utero, per cui, se la gravidanza è già in atto, non avrà nessun effetto su questa”. Dopo un’anamnesi, test di gravidanza, visita ginecologica e rassicurazioni, mi rilascia la ricetta per il Norlevo.

Alice S.

Clinica Mangiagalli: 11.30. Al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore Policlinico ci dicono di recarci alla clinica Mangiagalli, in Via Commenda 12. L’accettazione della clinica ostetricia ginecologia ci riceve immediatamente, e dopo aver compilato alcuni fogli con i miei dati, per cui richiedono carta d’identità e tessera sanitaria, mi dicono di attendere la dottoressa per la visita, precisando che avrebbe dato priorità alle urgenze. Dopo un quarto d’ora entriamo, la dottoressa mi chiede con discrezione cosa è successo, quindi compila a sua volta un altro foglio in cui indica la data dell’ultima visita, stato di salute (senza però visitarmi), consigli e terapia. Su mia domanda mi spiega che le varie registrazioni servono a loro, e rimarranno private. Quindi mi avverte che la pillola non è un anticoncezionale, in quanto, sebbene la percentuale di efficacia sia del 95%, se la fecondazione è avvenuta non può essere bloccata. Alle 12 usciamo con la ricetta per il mio Norlevo da 1500 mcg.
Valeria P.

All'Istituto Clinico Humanitas la pillola del giorno dopo viene prescritta dopo un rigoroso controllo medico. Nel caso ci fosse l’obbiettore di coscienza l’infermiere all’accettazione del pronto soccorso assicura al paziente di trovare un altro medico in breve tempo. Arrivato il mio turno spiego al medico il mio problema. Il dottore mi rincuora dicendomi che per lui non ci sono problemi a prescrivermi la pillola del giorno dopo, ma che per una questione legale non me la può prescrivere senza avere un esito degli esami del sangue: mi spiega infatti che la pillola del giorno dopo funziona da anticoncezionale per le 72 ore successive al rapporto, ma che diventa pillola abortiva dopo questo lasso di tempo. Non avendo un efficacia del 100% mi spiega inoltre che nel caso fossi già incinta per un precedente rapporto sessuale rischierei non solo un aborto doloroso e poco salutare per la mia persona, ma anche un eventuale danno permanente del feto. Così mi sottopongo all’esame del sangue e dopo circa 40 minuti ricevo l’esito. Non essendo in stato interessante mi prescrive la pillola, dopo essersi assicurato che abbia capito a fondo tutte le eventuali controindicazioni e mi invita a farmi visitare dal mio ginecologo e fare un’ecografia addominale. Sono stati molto chiari e particolarmente efficienti.

Luisa M.

Ospedale Niguarda: 13.00. L’entrata del pronto soccorso è semideserta, non dobbiamo neanche metterci in coda. All’accettazione ci dicono che “la maggior parte dei ginecologi sono obiettori, in conformità all’indirizzo politico-morale del governo centrista della nostra Regione”. Dopo un breve giro di chiamate interne per verificare se ci sia qualche ginecologo non obiettore, ci spiegano che ad ogni modo tutti i medici possono prescrivere la pillola del giorno dopo, e ci indirizzano all’accettazione interna, assegnandoci un codice bianco. Dopo una ventina di minuti ci chiamano per la visita. La dottoressa mi chiede con discrezione cos’è successo, nonostante mi riceva in pratica in corsia, fra allettati e infermieri che gironzolano, e mi spiega tutte le controindicazioni della pillola. Alle 13.30 esco con la ricetta per il mio contraccettivo d’emergenza, ora devo solo andare in farmacia a comprarla.
Giuditta G.

Ospedale S. Carlo Borromeo (via Pio II, 3). Arrivo all’accettazione del pronto soccorso alle ore 13 passate da pochi minuti. Dopo una brevissima attesa esponiamo la nostra esigenza e l’impiegata dell’accettazione ci dice di parlare con l’infermiera. Interpellata anche quest’ultima ci risponde con un secco: “Domani, dalle 10 alle 12”. Chiediamo delucidazioni per avere una risposta più esaustiva, otteniamo così la seguente spiegazione: l’ospedale S. Carlo si occupa di contraccezione d’emergenza solo dalle 10 alle 12 (tutti i giorni, anche i festivi). In tutti gli altri orari sono presenti unicamente medici obbiettori ed è assolutamente impossibile ottenere visita o ricetta. “Ha settantadue ore di tempo” avverte l’infermiera: “Altrimenti può recarsi in un altro ospedale: Mangiagalli, Niguarda dove comunque può andarle bene oppure no. Meglio evitare gli ospedali “confessionali” come il San Paolo”. Esco dall’ospedale senza ricetta.
Laura C.

Ospedale Fatebenefratelli: 18:30 - Dopo aver chiesto indicazioni al pronto soccorso per avere la pillola, il mio accompagnatore ed io, veniamo mandati al Presidio Ospedaliero Macedonio Melloni a Dateo poiché in via Porta Nuova non c’è il reparto di ginecologia e nessuno può prescrivere il farmaco. Dopo due ore (e più direi) di anticamera il ginecologo mi può ricevere, la ricetta era già pronta, mi dà qualche informazione e mi porge il ticket di 25 euro perché il caso rientra nei “codici bianchi”.

Michela G.


Che confusione: sei ospedali diversi, iter diagnostici e spiegazioni differenti, stesso farmaco, stessa città: Milano, dove persino il “numero utile e privato” dei Radicali non funziona.
Con l’aiuto di alcuni studi scientifici, biologici e medici, cercheremo di dare un po’ di trasparenza alla questione.

Innanzitutto la pillola del giorno dopo (in inglese the morning after pill) non è da confondere con la pillola abortiva RU486 (in inglese the abortion pill), la quale può essere assunta fino a 8 settimane dopo il rapporto e che prevede l'assunzione di due farmaci (mifepristone e misoprostol) di cui il primo è un farmaco che blocca il progesterone (ormone necessario perché la gravidanza avvenga correttamente) e provoca un'emorragia, mentre il secondo farmaco serve per far contrarre l'utero ed espellere l'embrione dopo che il primo farmaco ne ha provocato la morte.
La pillola del giorno dopo invece, non è altro che una pillola del tutto simile a quelle anticoncezionali prescritte comunemente come contraccettivi, ma con una dose di progestinico (levonorgestrel) molto più elevata (1,5 mg). Deve essere assunta entro 72 ore dal rapporto e ha una percentuale di successo del 95%, se presa entro le prime 24 ore. L’efficacia dunque va progressivamente diminuendo con il passare delle ore Molto dipende anche dalla fase del ciclo mestruale in cui si trova la ragazza. Se l’ovulo infatti si trova in uno stato di maturazione particolarmente avanzato (a circa una settimana prima del ciclo), la pillola non va ad evitare la fecondazione (perché questa può avvenire anche nell'arco dei primi 15 minuti dopo il rapporto), ma va a "disturbare" i processi che seguono la fecondazione, ovvero l'attecchimento dell'ovulo fecondato nell'utero.
Se invece l’ovulo è ancora poco maturo (ad esempio, una settimana dopo l’ultima mestruazione), allora è probabile che i tempi si allunghino e che il rischio di una fecondazione sia più diluito nel tempo. In questo caso la pillola andrebbe a evitare la fecondazione.
Inoltre, anche le tempistiche dell’ovulo e dello spermatozoo sono leggermente differenti. Gli spermatozoi infatti, dopo l’eiaculazione, risalgono le tube fino ad incontrare l’ovulo, con un’autonomia di sopravvivenza che può arrivare fino ai 5 giorni (120 ore).
Recenti studi (Istituto di Scienze Biomediche Luigi Sacco – Polo Universitario della Statale di Milano) indicano che non vi sono certezze sul meccanismo d’azione della pillola del giorno dopo, tuttavia suggeriscono tre possibili modalità d’azione preventiva da parte di quest’ultima, ex adiuvantibus: ritardare l’ovulazione, ostacolare la penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo, prevenire l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero.
In Italia esistono in commercio due tipi di preparati: Levonelle, la cui confezione contiene due pillole da assumere insieme (prezzo per confezione monodose 11.95 €), e Norlevo, la cui confezione contiene una sola pillola (prezzo per confezione monodose 11.60 €).

E negli altri Paesi come funziona? Ecco alcuni esempi.
In Spagna, la pillola del giorno dopo costa 19.00 € se presa in farmacia, gratis se richiesta in ospedale. In Messico, stesso iter della Spagna, solo che il prezzo è di 3.00 € (ma alcune farmacie facenti parte della catena Guadalajara non la vendono). In Germania, la pillola del giorno dopo costa 16.00 €, e si può prendere con ricetta, il che implica che bisogna pagare 10 euro per la visita; inoltre se si ha bisogno dell'ospedale di sabato o di domenica o nei festivi si paga un sovrapprezzo di 13.00 €.
E a Milano? Abbiamo provato a contattare l’assessore alla salute di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna, e non abbiamo ottenuto alcuna risposta al riguardo.

Una questione etica?
“La pillola del giorno dopo NON è un farmaco abortivo ma un anticoncezionale, perciò nessun medico può rifiutarsi di prescriverlo. Non c'è obiezione di coscienza che tenga”. Lo ha ribadito più di un anno fa il Consiglio Regionale della Toscana chiarendo, tramite una delibera, che il medico riluttante all’emissione di una ricetta incorre in un reato punibile dalla legge italiana. L’Ordini dei Medici di Pisa ribadisce ed evidenzia tale concetto: “la pillola del giorno dopo non è una pillola abortiva, ma è un farmaco anticoncezionale, e dato che non viola la legge 194/78 sull’aborto, non può essere invocata l’obiezione di coscienza”. Circa tre anni fa però, per andare incontro agli obiettori di coscienza (i quali non si possono stimare, per privacy), il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) ha iniziato una discussione sulla possibilità di una cosiddetta clausola di coscienza: ovvero chi proprio non se la sente di prescriverla può evitare di farlo, purché metta in condizione il paziente di ottenere quello che chiede nei tempi e nei termini stabiliti. Nel dicembre 2006 la posizione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) ha di fatto assimilato la clausola di coscienza evocata dal CNB. Oggi di quella discussione non si trova che l’introduzione e, di fatto, un’impraticabilità da parte non del medico, ma del paziente. Tale “clausola”, infatti, presuppone una preventiva comunicazione all'azienda da parte del medico-dipendente di un disagio nel prescrivere alcuni tipi di farmaci. A quanto sembra, nessun medico ha mai comunicato ufficialmente tale disagio rispetto a questo tipo di prescrizione, né tantomeno si è appellato a questa clausola di coscienza. Eppure, dalla nostra indagine, emerge una ufficiosa conoscenza di quando e dove esercitano questi obiettori di coscienza, sia da parte delle stesse strutture e delle loro connessioni, sia da parte degli stessi dipendenti delle aziende ospedaliere. Insomma, chi ci rimette è sempre il paziente, ignaro di “queste o quelle” conoscenze informali.

La verità sgradita, almeno nelle Aziende Ospedaliere del Comune di Milano, è la seguente: anni fa, quando è stata introdotta la clausola di coscienza qui sopra riportata, ufficiosamente i medici non l’hanno applicata a causa del suo possibile “risvolto negativo”, per il quale, data la quantità enorme di obiettori di coscienza disseminati dalla base ai vertici degli ospedali, i medici non obiettori (in questo caso del reparto ginecologico) sarebbero stati stigmatizzati e relegati nei soli compiti ambulatori, riguardanti perlopiù la pillola del giorno dopo e gli aborti entro il terzo mese di gravidanza. Per evitare questo, nessuno ha ufficializzato alla propria struttura di appartenenza il proprio “status di coscienza”. Ancora una volta è il paziente a rimetterci.

Una nota positiva, dal lunedì al venerdì e su chiamata.
Se sei fortunata, il tuo medico di base, se non è un obiettore di coscienza, può prescriverti la pillola del giorno dopo. Inoltre, esistono consultori laici e privati, come ad esempio il “Centro Problemi Donna” (via Silvio Pellico n°16, scala 19, terzo piano) o i consultori comunali come quello di Corso Italia, 52 facente parte della Asl di Milano, dove durante gli orari di attività del servizio un’équipe di ginecologhe e psicologhe ricevono e, se è il caso, prescrivono dopo un colloquio la pillola del giorno dopo a quelle donne che hanno avuto un rapporto sessuale a rischio.
Ricordiamo inoltre che la pillola del giorno dopo è un farmaco a tutti gli effetti che può essere prescritto da qualunque medico, non necessariamente specializzato in ginecologia.
Dalla nostra esperienza non emerge dunque un’effettiva impossibilità di reperire il farmaco, ma sicuramente tanta confusione metodologica che, investendo in primo luogo gli addetti ai lavori, non può che riversarsi sulle pazienti. Allinea a sinistra

Denis Trivellato
& The Vulcano’s Girls

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