15 giugno 2009

NEGOZI INVISIBILI: quando i cantieri occultano gli esercizi commerciali

È dal 2004 che il tabaccaio di via Pasubio, a Milano, vede il mondo a quadretti. Il suo negozio si affaccia sul cantiere di Piazza XXV Aprile, un’area circondata da imponenti reticolati in acciaio che delimitano lo spazio destinato alla costruzione di un parcheggio sotterraneo. Pino Catapano, titolare del bar tabaccheria "Caffè 25", ogni mattina per raggiungere il posto di lavoro si muove con agilità dentro una fitta rete di recinzioni. E con gli anni ha imparato a non perdersi dentro questo labirinto. Troppi ce ne vogliono per impedire al cliente più affezionato di cambiare strada e andare a comprare le sigarette laddove per muoversi non sia necessaria un’attrezzatura da trekking. «Se un cliente deve attraversare un percorso a ostacoli, tra terreno dismesso, strettoie e buche, cambia strada – dichiara Catapano – Fino a poco tempo fa la recinzione del cantiere era proprio a ridosso dell’ingresso della tabaccheria, non solo difficile da raggiungere, ma spesso anche da vedere, a causa di grandi impalcature che ne coprivano l’insegna». Di recente l’assessore ai Lavori Pubblici Bruno Simini ha provveduto a far sì che venissero arretrate le cesate del cantiere per allargare i marciapiedi e migliorare la viabilità della zona. Forse troppo tardi per risollevare Catapano dalla situazione di debiti in cui versa da quando fu aperto un cantiere che, ostruendo una larga fetta di strada e impedendo il normale via vai di persone, ha causato ingenti perdite economiche alla sua attività. Cantiere la cui fine era prevista per lo scorso Natale e che invece vedrà terminare i lavori non prima di due anni. Un ritardo che potrebbe costare a Catapano la chiusura dell’esercizio per fallimento.

Ma spesso per un esercente che chiude bottega c’è qualche impresa che con i cantieri ci si arricchisce, quando cioè i lavori fermi garantiscono un guadagno grazie a introiti pubblicitari. Come riporta il Corriere della Sera i cantieri per i box con pubblicità sono in tutto 13. Il giro d’affari complessivo è intorno ai 3 milioni di euro. Solo in Piazza XXV Aprile, oltre due anni di ritardo, la pubblicità vale un milione di euro all’anno. In Piazza Meda 225 mila euro. Il consigliere dei Verdi Enrico Fedrighini intervistato da Gianni Santucci ha affermato: «C’è un buco nero sul quale prima o poi bisognerà far chiarezza: negli scorsi anni la rendita da pubblicità ha spesso azzerato i rischi d’impresa e aumentato i guadagni di chi costruiva i box».

Vulcano ha deciso di dare visibilità sulle sue pagine a quei negozi che l’hanno persa sulle strade. Abbiamo intervistato alcuni esercenti di Milano che rischiano di ‘sprofondare’ dentro gli scavi in corso nei cantieri e ci siamo fatti raccontare cosa succede quando, nell’era della visibilità e dell’apparenza si scompare agli occhi dei passanti già distratti perché, per motivi contingenti (tipo impalcatura che copre insegna del negozio), non si può apparire. Altro che carta fedeltà!

Pino Catapano
Bar tabaccheria "Caffè 25", Via Pasubio
«Altri 2 anni di cantiere non li reggo. Mi sono dovuto vendere la casa, ma purtroppo non basta per pagare i debiti. Ho finito per rivolgermi agli strozzini».

Valentina Raso
Telefonia "Cellular shop", Via Melchiorre Gioia 137
«Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati con un recinto costruito davanti all’ingresso del nostro negozio. Nel giro di poche settimane c’è stato un calo di vendite del 40%. Non ci dicono quando termineranno i lavori, c’è chi dice due anni, c’è chi dice tre».

Luciano Troiano
Edicola, via Comasina
«Io rinuncio, ho messo in vendita il negozio. L’affitto non si paga più. Con la chiusura della strada per i lavori di costruzione del prolungamento della metro 3 è finito il passaggio delle auto dal quale proveniva la maggior parte della clientela».

Aziz Nevin
Panificio "San Giorgio", via Comasina
«L’incasso si è dimezzato. Difficile far fronte alle spese per mantenere l’attività. Spesso è persino difficile svolgere il lavoro quotidiano: a volte l’acqua manca o arriva sporca a causa dei lavori in corso».

a cura di Diana Garrisi
e Corrado Fumagalli

13 giugno 2009

PER GRAZIA RICEVUTA

“Ha vinto il partito della vita ed ha perso il partito della morte!” Afferma trionfante Gasparri dopo l’approvazione, in senato, della legge sul testamento biologico. Circa la puerile faciloneria e al cattivo gusto dell’affermazione è inutile esprimersi, il contenuto del decreto di legge però è cosa che ci interessa, ed è sostanzialmente il seguente. Divieto di disporre circa alimentazione e idratazione forzata, mentre la validità della “dichiarazione anticipata di trattamento” è da considerarsi a discrezione dei medici, figura professionale che, ultimamente, si trova ad affrontare laceranti dubbi etici: tener conto o meno della volontà di un paziente? Denunciare o no i malati clandestini?
Per il governo la decisione, in entrambi casi, è scontata. Michele Ainis, docente di diritto pubblico a Roma Tre, sostiene che il provvedimento, oltre ad essere contrario alla logica, offende almeno tre diritti costituzionali e pare scritto sotto dettatura delle gerarchie cattoliche. La Chiesa stessa non crede alle proprie orecchie: il titolo del quotidiano Avvenire, Troppa grazia, è più che eloquente. Ma è stato davvero per compiacere le sfere ecclesiastiche che si è approvato un decreto così miope e impopolare? Forse, più che un disegno ordito dalla pur storica alleanza destra-chiesa cattolica, ci troviamo semplicemente di fronte ad un prodotto frutto della pochezza intellettuale, del provincialismo e dell’arretratezza culturale di una classe politica abituata a ragionare sull’onda dell’emotività e della propaganda facile. Siamo un paese arretrato e pensare di avere un governo al passo coi tempi… che dire? Troppa grazia.

Laura Carli

12 giugno 2009

ATEOBUS

"Probabilmente Dio non esiste, smettila di preoccuparti e goditi la vita", questo messaggio circola sulla fiancata di alcuni bus londinesi, suscitando polemiche e donazioni (155.000 sterline per lanciare la campagna anche altrove).
Anche in Spagna un’analoga iniziativa non è passata inosservata. Un gruppo di evangelici ha risposto infatti con un appello diametralmente opposto: "Dio esiste: goditi la vita in Cristo".
La disputa, bisogna ammetterlo, è un tantino surreale.
Non poteva mancare l’Italia in un così gustoso certamen: "La cattiva notizia è che Dio non esiste / quella buona è che non ne hai bisogno" è infatti la versione italiana dello slogan ad opera dell’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). Il messaggio doveva apparire sugli autobus genovesi, ma è stato per ora bloccato dalla locale società di trasporti.
Va subito notato come la soppressione del "probabilmente" abbia forse reso il messaggio più efficace, rendendolo però poco adeguato alla prudenza e al fallibilismo del pensiero razionale (con cui l’ateo non può non fare i conti). L’eccessiva perentorietà ha alienato infatti il consenso di molti puristi del libero pensiero, che non sentivano tanta assolutezza dai tempi del catechismo.
L’iniziativa, comunque la si giudichi, ha fatto sorgere in tutti almeno per un attimo, una domanda: "A cosa serve? Da quando esiste il proselitismo ateo?".

Il segretario Uaar Raffaele Carcano a Red Tv ha risposto a questa domanda sostenendo che non si tratta di un messaggio rivolto ai credenti, ma ai mezzi di informazione e alla classe politica, rei di ignorare una componente consistente della nostra società: i non credenti.
Meritano un discorso a parte le reazioni suscitate dall’iniziativa, che in alcuni casi hanno rimpolpato lo stupidario già ricco cui siamo abituati.
Da un lato il capogruppo dell’Udc in Piemonte, tale Deodato Scanderebech, minaccia di incatenarsi davanti al Duomo di Torino se l’iniziativa venisse portata avanti anche nella sua città (reazione grottescamente sproporzionata). Notevole anche il commento di un intellettuale cattolico generalmente posato come Messori, che accusa gli atei di arroganza, visto che il 90% dell’umanità crede in Dio e difficilmente può sbagliarsi sulla sua esistenza (argomento con il quale, fino a qualche anno fa, si poteva tranquillamente sostenere che la terra fosse piatta). Segnalo poi la scelta di Monsignor Fisichella di bollare dispregiativamente gli ideatori della campagna come "intellettuali". "I libri non so’ roba da cristiani: fiji, pe’ carità, nun li leggete", diceva un prete in un sonetto del Belli. Il monsignore sembra dargli ragione.
Nemmeno sul fronte ateo si scherza: c’è chi inneggia addirittura ad una massiccia raccolta di fondi per lanciare il messaggio su tutto il territorio nazionale (lamentandosi poi per gli sprechi della Chiesa); mentre Paolo Villaggio ha ricordato la scritta a caratteri cubitali "Dio ti vede" fatta innalzare sessant’anni fa a Genova dal cardinale Sini. Secondo l’attore questa avrebbe indotto al suicidio il suo amico Franchino, notoriamente autoerotomane (LaRepubblicaGenova, 24 gennaio).
Sono stati molti poi, i commenti inaspettatamente fuori dagli schemi: vivacemente contrarie le reazioni su Micromega, sorprendentemente favorevoli quelle di Libero.
Sul sito della prestigiosa rivista Pierfranco Pellizzetti accusa l’Uaar, "minoranza peregrina", di aver dato il via ad una "sagra della sciocchezza": per il giornalista infatti così facendo si valorizzerebbero posizioni (quelle dei credenti) del tutto prive di valore per un ateo. Sorprende ancora di più l’articolo di Luigi Santambrogio su Libero (14 gennaio), testata generalmente sempre ben allineata al gusto dei suoi benpensanti lettori. Gli atei vengono infatti elogiati per la loro precisione nel colpire il nocciolo del problema. Molto meglio, dice Santambrogio, di "certi baciapile" sempre pronti "a menare il can per l’aia".
Forse è proprio nelle reazioni suscitate che l’iniziativa, altrimenti destinata alle curiosità goliardiche di qualche giornale locale, può darci qualche spunto di riflessione. Molti, tra gli organizzatori, temevano che lo slogan sarebbe stato ignorato sia dai credenti sia dagli atei, finendo nel dimenticatoio insieme alla spam mistica di Scientology o dei Testimoni di Geova.
L’iniziativa sarebbe stata ridicolizzata se, senza metterne in dubbio la liceità, il messaggio fosse stato lasciato solo con la sua inefficacia. Nessuno infatti pensa che una Fede possa venir scossa da una così velleitaria campagna pubblicitaria.
Molti invece, forse per un eccesso di zelo nei confronti del Vaticano, hanno scelto di parlare di offesa, di provocazione o di molesta stupidaggine. Alcuni hanno fatto appello all’obiezione di coscienza da parte degli autisti degli autobus (rendendola ormai un tormentone per tutte le battaglie, come per Pannella gli scioperi della fame). Ma quando si dà la patente di offesa alla semplice enunciazione di un particolare punto di vista, il rischio è che l’esposizione di un qualsiasi pensiero diventi, per qualcuno, "offensivo". E il risultato sarebbe una sospensione del dibattito, del tutto incompatibile con le nostre istituzioni democratiche.
Si potrebbe dire, rispondendo in un colpo a chi vuole dare per scontata la non esistenza di Dio e a chi ritiene offensivo il discuterne, che "La cattiva notizia è che non si sa se Dio esista o meno / quella buona è che c’è chi non ha ancora smesso di chiederselo".

Filippo Bernasconi

30 maggio 2009

LOUISE-MICHEL: La crisi economica? Basta eliminare la “Causa”…


"Le donne, quando vale la pena di combattere, non si tirano indietro. Il vecchio lievito della rivolta che è in fondo al cuore di tutte fermenta rapidamente" (Louise Michel).
Non c’è azione rivoluzionaria nelle operaie improvvisamente disoccupate di un paesino della Picardia che decidono di assoldare un sicario per uccidere il capo, eppure la sovversione del gesto è indiscutibile quanto naturale. Riunite al tavolo di un caffè decidono di mettere in comune la misera liquidazione, ma invece di aprire la solita pizzeria scelgono, su proposta della taciturna Louise ( Yolande Moreau), di pagare uno strampalato quanto improbabile killer, Michel (Bouli Lanners) per uccidere il padrone. Ha inizio un viaggio grottesco e surreale che porterà la corpulenta Louise e il pasticcione Michel alla ricerca del vero responsabile (ma non sarà facile individuarlo) sempre più in alto nella gerarchia, fino alla scoperta che causa di tutti i mali è un fondo monetario, e allora si ricomincerà tutto da capo, come in una catena di Sant Antonio che sembra non dover finire mai.
La storia semi-seria di come un pugno di impiegate siano diventate committenti di una strage di funzionari ha un’impronta anarchica che si ritrova anche nel titolo: il nome dei due eroi/antieroi è infatti quello dell’anarchica francese dell’Ottocento Louise Michel. Anarchiche sono anche le scelte dei due registi, per esempio nell’uso dell’identità sessuale dei protagonisti: entrambi il contrario di quello che dicono di essere. Il ribaltamento sessuale è, infatti, al tempo stesso dimostrazione della follia delle regole sociali (entrambi cambiano sesso per trovare un lavoro) e tassello di un caos più generale, cui appartengono anche elementi come il non saper né leggere né scrivere, un particolare che nel mondo contemporaneo significa emarginazione sociale.
Sullo sfondo la recessione economica, che porta alla ricerca di cibo nei modi più improbabili (Louise mette trappole sul davanzale per catturare i piccioni), e il gioco perverso che innesca nella diffusione delle responsabilità, rendendo irreperibile il vero responsabile delle malefatte. Esemplare in tal senso è l’atteggiamento di Michel che, per eliminare i suoi obiettivi, ingaggia un paio di malati terminali per svolgere gli omicidi.
Il tutto è sorretto da uno spirito surreale e irrealista che, attraverso la messa in scena, deforma la realtà e la piega a un fantozziano senso dell’umorismo. L’utilizzo di inquadrature fisse e frontali, caratterizzate dalla semplicità dei paesaggi e dalle geometrie, danno forza e spessore all’intreccio e ai personaggi, che a volte mancano di quella leggerezza che la commedia come genere necessiterebbe, anche se declinata al nero.
Il film dei registi Benoît Delépine e Gustave Kervern può piacere o non piacere, ma di certo non lascia indifferenti, un concentrato di follia destabilizzante, che a suo modo diverte e turba. Senza dubbio un film fuori di testa, stralunato e provocatorio a cui varrebbe la pena concedere una possibilità.
Michela Giupponi

26 maggio 2009

Al Frida café la paura fa 90

Sono tempi difficili. Il grande sogno di una Italia serena del post guerra sembra aver raggiunto il suo apice amaro. Almeno prima c'erano i sovietici, o i capitalisti americani. Oggi la società è maturata, non viviamo più nell'era del bipolarismo. Decenni di errori ci hanno donato la capacità di cogliere più aspetti dello stesso problema. Ci siamo de-bipolarizzati. Oggi siamo la generazione dei multipolari! Se la borsa scende e le banche ritirano dal mercato liquidità e non hanno voglia di rischiare, la colpa non è più di quel nemico. La colpa è degli altri. Un tempo si diceva che l'erba del vicino era sempre più verde. Tempi bui, quelli. Non siamo più univoci, siamo la generazione dei socialnetwork, delle facoltà universitarie quadruplicate. Non siamo più i provincialotti d'un tempo, siamo globalizzati. Il problema non è più il rosso, e neanche il nero. Il problema è l'arcobaleno.

Ultimamente in Italia non si può non notare una tendenza all'accusa. Città un tempo ospitali improvvisamente hanno visto riemergere nelle periferie attacchi violenti indiscriminati contro chiunque e nessuno. Nessuno, perché se non fossero tali non verrebbero attaccati. Proviamo ad usare un termine difficile, in Italia da diverso tempo abbiamo visto alzarsi il livello della “intolleranza razziale”. Bel termine, forse solo Gaber sarebbe riuscito a ridicolizzarlo come vorremmo. C'è però un'altra Italia, composta da decina di associazioni che hanno deciso di unire le forze sotto la bandiera della campagna "Non aver paura!", tra cui Amnesty Interantional Italia. L'obbiettivo della campagna, come si può leggere nel manifesto sottoscritto, è ricordare a tutti che “gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali”. Per questo il Frida cafè ha accolto l'appello del gruppo Giovani di Amnesty e accettato l'idea di lanciare la campagna di sensibilizzazione con una festa giovane e divertente. Al Frida café la paura fa 90! Ma la festa non sarà così impegnativa, ci si diverte con responsabilità: Drink Responsibly, take action actively! Il gruppo giovani esporrà inoltre una serie di foto che testimonieranno l'attività di Amnesty International in Italia e nel mondo, una sorta di foto-racconto, che proprio in quanto tale, vedrà la nascita di un nuovo capitolo: al Frida café ovviamente. Verrà allestito uno spazio deputato a fotografare i partecipanti, e le foto successivamente verranno pubblicate nel sito ufficiale della campagna. L'appuntamento è alle ore 21 di giovedì 28 maggio al Frida café di Via Pollaiolo 3, in zona Isola. Per ulteriori informazioni: www.fridaisola.it e www.nonaverpaura.org

Valentina Anzani


18 maggio 2009

Finalmente i dati ufficiali

Resi noti qualche ora fa, i dati ufficiali confermano decisamente quelli ufficosi: Sinistra universitaria esce vittoriosa da questa competizione elettorale ed ottiene la maggioranza relativa in tutti gli organi superiori ed in quasi tutti i consigli di facoltà e di coordinamento didattico.

[SU] Con i suoi tre seggi in Senato accademico (48,4 per cento dei voti), due in Consiglio di amministrazione e al Cidis (48,2 in entrambi) e uno nel Comitato pari opportunità (50 per cento), la lista dei moderati di sinistra conferma quanto ottenuto nelle elezioni precedenti e sembra aver soffiato via definitivamente il primato dei ciellini nel nostro ateneo.

Ma anche Obiettivo studenti (Cl) ottiene diversi seggi: due in senato e uno negli altri organi superiori grazie al suo 35,6 per cento di preferenze.

Decisamente male sono andate, invece, tutte le altre liste. A parte Azione universitaria con il suo posto in senato e l’otto per cento di preferenze, Demos e Movimento universitario padano sono fuori da tutti gli organi superiori.

15 maggio 2009

Sinistra universitaria in testa, Obiettivo studenti stabile, Azione universitaria fuori dagli organi superiori

Sinistra universitaria stravince le elezioni. Anche se non ancora ufficiali, i dati usciti finora dalle urne danno a questa lista la maggioranza relativa in tutti gli organi accademici e in quasi tutte le facoltà con punte di addirittura il novanta per cento nell'interfacoltà di mediazione linguistica. Il gruppo di Comunione e liberazione (Obiettivo studenti), dato per favorito durante la campagna elettorale, perde nettamente ma mantiene le percentuali di due anni fa. Rischia di non avere nessun rappresentante negli organi superiori, invece, la lista di Azione universitaria consociata con Studenti per le libertà in trend nettamente negativo rispetto alle scorse elezioni.

Tra qualche ora, al termine dello spoglio, usciranno tutti i dati ufficiali.

14 maggio 2009

Finite le operazioni di voto: inizia lo spoglio delle schede

Al tredici e mezzo per cento è salita l'affluenza alle urne nel secondo giorno di elezioni per rinnovare la rappresentanza studentesca: una percentuale certamente bassa e scoraggiante ma in linea con la tendenza degli altri anni e delle altre università. Il panorama, comunque, è leggermente vario. I numeri più bassi li riporta la facoltà di scienze motorie col sei per cento mentre quelli più alti agraria con il ventuno. In trend negativo lettere e filosofia col dieci per cento di studenti andati a votare ma con lodevoli eccezioni nei seggi dei corsi di lettere, filosofia e storia. Quattordici punti riportano Giurisprudenza, Scienze politiche e Veterinaria mentre Medicina e Scienze matematiche fisiche e naturali diciotto.

In tutta la mattinata la coda davanti ai seggi è stata piuttosto scorrevole e contornata dal solito via vai di candidati delle diverse liste, alcuni dei quali piuttosto irrispettosi delle norme che regolano il silenzio elettorale. Tra più aggressivi quelli di Obiettivo studenti - lista legata a Comunione e Liberazione - che hanno usato, anche nella giornata di ieri, creare delle finte file e della finta folla davanti alle aule con le urne per scoraggiare gli intenzionati a votare oltre a braccare gli studenti per convincerli a preferirli.

Lo spoglio delle schede, iniziato subito dopo la chiusura dei seggi alle tredici, prosegue tutt'ora e, come già previsto, la sfida è tutta tra Obiettivo studenti e Sinistra universitaria. Quest'ultima è stata la preferita alle elezioni precedenti e sembra, dallo spoglio parziale di alcuni seggi, che anche questa volta sia in vantaggio.

Altri aggiornamenti nel corso del pomeriggio.

13 maggio 2009

Elezioni: il primo giorno di voto

Primo giorno di elezioni oggi: affluenza bassa (intorno all'otto per cento, come previsto) e solito presidio di candidati di fronte ai seggi per accaparrare qualche voto violando il silenzio elettorale (nulla di nuovo ovviamente). La classica bagarre mattutina tra le liste per occupare i migliori spazi su cui spalmare maree di manifesti e ghirlande ricorrendo ai metodi più abietti ha decorato il tutto.



Sono stati soprattutto i corsi di laurea della facoltà di lettere e filosofia a presentare le percentuali di affluenza più basse – situazione aggravata, naturalmente, dalle ormai finite lezioni e dall'inizio della sessione di esame - mentre quelle più alte sono state registrate in facoltà quali medicina, agraria, fisica – complici le lezioni in corso e l'organizzazione didattica diversa con una bassissima presenza di studenti non frequentanti.

Si può sperare adesso, guardando i dati di diverse delle elezioni precedenti, che la percentuale di votanti nella giornata di domani possa raggiungere i 12 punti o, nella più ottimistica delle ipotesi, i 15. Un'ulteriore conferma di quanto gli studenti della nostra università - non meno di quelli delle altre in realtà – partecipino molto poco a questo rilevante esercizio di democrazia e di quanto la rappresentanza studentesca sia sentita come poco importante o ininfluente, meno di quanto non lo sia e di quanto in realtà meriti.

12 maggio 2009

ELEZIONI - LE LISTE CANDIDATE

Ecco le liste candidate agli organi superiori:


SINISTRA UNIVERSITARIA (SU) si definisce una lista “apartitica ma positivamente politica”, che ha come punto di riferimento la Costituzione Italiana. Uscita vittoriosa dalle elezioni di due anni fa, è candidata anche questa volta nella maggior parte dei consigli di facoltà e in tutti gli organi superiori (Senato Accademico, Cpo, Cda e Cidis).
Tra le priorità individuate da questa lista, spiega Alessandra Brambati, candidata al Senato Accademico “la necessità di incrementare e garantire il diritto allo studio”, in tutte le sue declinazioni, dalle aule sovraffollate alle necessità degli studenti fuori sede.
Nel programma di Sinistra Universitaria anche la promozione di una partecipazione attiva degli studenti alla vita universitaria, attraverso un maggiore sostegno all’iniziativa studentesca con spazi, fondi e attrezzature per le associazioni. Prioritaria anche la valutazione della didattica, in particolare rendendo pubblici i risultati degli appositi questionari, nell’ottica di una trasparenza di informazione che, secondo SU, deve guidare il lavoro degli organi universitari.
Piuttosto attiva nell’ambito dell’organizzazioni di eventi culturali, la lista ha realizzato gli incontri “Lezioni d’artista”, che hanno avuto per protagonisti quest’anno Michele Serra, Gian Maria Testa, Lella Costa, Rava, Trio Bobo e Gioele Dix. Le iniziative culturali promosse, tra cui anche il concorso di fotografia Camera Chiara, il Cineforum e il concorso di poesia UniVersi, sono tra i motivi di orgoglio nei confronti del lavoro svolto in questi due anni, insieme alle "innumerevoli battaglie vinte nei Consigli di Facoltà (per aumentare il numero degli appelli d’esame ad esempio), e negli organi di governo(una per tutte la mozione sul potenziamento della valutazione della didattica)”, ricorda Francesco Diodato, candidato al Cda.“In più occasioni ci siamo fatti carico di difendere il finanziamento di tanti progetti indipendenti, a fronte di un comportamento completamente chiuso e disinteressato dei colleghi, solamente intenti a difendere le proprie iniziative.”


DEMOS U.C. – ALTERNATIVA ROSSA si candida in Senato, CdA, CIDIS e CdF di Scienze Politiche.
Nel 2007 Alternativa Rossa si era presentata come un'alleanza di sinistra che raccoglieva, nella sola Facoltà di Lettere, Dèmos, il collettivo Pantera e singoli non legati a nessuna delle due organizzazioni ma che si riconoscevano nel programma. A distanza di due anni l’associazione studentesca Démos decide di presentarsi autonomamente, denominandosi "Démos U.C. - Alternativa Rossa" per rivendicare la continuità con il lavoro svolto dai propri rappresentanti nel Cdf di Lettere eletti dal 2007. L'alleanza con il collettivo Pantera è stata riproposta nei CdF di Lettere e Giurisprudenza, dove si presentano le liste "Pantera CSU - Démos U.C.". “Noi di Démos abbiamo ritenuto che i tempi fossero maturi per candidarci anche agli organi superiori, per tentare di fornire agli studenti la sponda istituzionale necessaria a organizzare la partecipazione diretta degli studenti alla vita della comunità accademica, secondo un principio che ricaviamo dalla Costituzione Repubblicana e che ha origini nella Rivoluzione Francese” spiega Alessio Arena, candidato al Senato Accademico.
Tra gli obbiettivi principali proposti da questa lista “rompere il meccanismo di selezione di classe che ora regge l’università, attraverso un progetto di revisione delle fasce di reddito” spiega Francesco Ciraci, candidato al Senato, sottolineando anche come occorra inoltre agire “contro tutti quei meccanismi che intervengono per allungare i tempi di studio, favorendo l’abbandono da parte dello studente del percorso universitario, come ad esempio il salto d’appello”.
Tra le altre priorità individuate, il “potenziamento dei servizi di sostegno e orientamento offerti dall’Università a matricole e laureandi”, in una concezione della rappresentanza intesa come finalizzata a portare le istanze degli studenti a chi, di solito, nega questa interlocuzione”.
“La nostra è una cultura di lotta, ecco perché la nostra campagna ha come motto una celebre frase di Robespierre: “ Non è essere sovrani eleggere di tanto in tanto qualche rappresentante”.

Presenti in tutte le facoltà e con radici ben piantate fra i corridoi della Statale, i ragazzi di ATENEO STUDENTI -OBBIETTIVO STUDENTI hanno condotto la campagna elettorale nelle consuete, riconoscibili, modalità. Distribuzione di sigarette gratuite incluse. Per la lista vicina a Comunione e Liberazione si tratterà di recuperare il consenso perso due anni fa, quando le urne consegnarono un ottimo risultato alle liste di sinistra. “Non mi sbilancio – dice scaramanticamente Francesco Magni, studente di giurisprudenza candidato al Consiglio d’Amministrazione – attendiamo i risultati con serenità. Staremo a vedere”. Sono tre i punti fondamentali che la lista centrista ha deciso di sviluppare in campagna elettorale: “in primis puntiamo sul sostegno all’associazionismo studentesco – prosegue Magni – vera e propria risorsa universitaria spesso sottovalutata dalle istituzioni. In secondo luogo, ci batteremo per l’ulteriore estensione degli orari d’apertura delle biblioteche d’ateneo. Infine sarà decisivo l’impegno dei rappresentati al Cidis, il nuovo organo per il diritto allo studio. In tal senso, lavoreremo per introdurre più efficaci criteri di merito e reddito nella distribuzione delle borse di studio, proponendo inoltre maggiori incentivi per lo studio all’estero.” Dopo questa tornata elettorale gli organi superiore saranno composti da un insieme eterogeneo di forze politiche. Ateneo Studenti ha delle preferenze per quanto riguardo il dialogo fra le liste? “Come abbiamo sempre fatto – conclude Magni – dialogheremo sempre e solo nel merito delle questioni con chiunque abbia voglia di migliorare le condizioni degli studenti. E’ sempre stata questa la filosofia del nostro progetto.”


AZIONE UNIVERSITARIA è il movimento ufficiale della giovane destra negli Atenei italiani. Nata nel 1996, con lo scioglimento del Fuan Destra Universitaria, Azione Universitaria è presente in tutti le principali università italiane, con oltre 40 federazioni sparse in tutta Italia.
Per quanto riguarda la Statale, la lista individua, tra gli obbiettivi prioritari del proprio programma, “urgenti interventi sulle infrastrutture, sia per garantire la sicurezza di chi ne usufruisce (vedi il crollo di via Noto) sia per razionalizzare e ampliare gli spazi dedicati allo studio e alle lezioni”, come spiega Carlo Armeni, candidato al Senato Accademico. Una linea di intervento è auspicata anche per “snellire e rendere più efficienti molte procedure burocratiche, nonché fornire nuovi servizi agli studenti, potenziando e ampliando la gamma di iniziative rivolte all'orientamento al mondo del lavoro, stipulando nuove convenzioni con le aziende di trasporto pubblico, e aumentando gli alloggi per gli studenti fuori sede.” Inoltre “E' già in corso un'approfondita discussione per cercare di rendere finalmente efficace la valutazione della didattica: si tratta di uno strumento fondamentale per stabilire criteri meritocratici nella selezione del corpo docente. E' necessario, al fine di conseguire questi obiettivi, che tutti i rappresentanti lavorino insieme, al di là delle competenze specifiche dell'organo in cui sono eletti”.
A proposito del lavoro svolto negli ultimi due anni i rappresentanti di Azione Universitaria sottolineano in particolare la riforma dello Statuto relativamente alla composizione della Conferenza degli Studenti “Allo stesso modo abbiamo ottenuto che gli studenti eletti in Consiglio di Facoltà partecipino all'elezione del Rettore, seppure con una quota ponderata. E sono decine gli interventi fatti da noi rappresentanti degli studenti in Senato accademico in difesa dei diritti degli universitari, su questioni tecniche legate alla didattica, o relative alle procedure burocratiche, ai servizi, al diritto allo studio"."Da realizzare rimane moltissimo” Continua Armeni: “Un solo mandato basta appena ad iniziare a comprendere e analizzare i meccanismi, le problematiche, le peculiarità del mondo universitario. Per questo intendo rinnovare il mio impegno in Senato accademico: per poter continuare a difendere gli interessi degli studenti, sulla base dell'esperienza acquisita”.

Per la prima volta dopo 8 anni anche in Statale, alla competizione elettorale del 13 e 14 maggio, sarà presente il MOVIMENTO UNIVERSITARIO PADANO, lista dai toni leghisti che intende tutelare i diritti degli studenti lombardi presso gli organi superiori. Privilegiare i giovani padani nell’acquisizione delle borse di studio e dei posti letto negli studentati sono solo alcuni dei punti programmatici che vedono retrocedere i diritti degli studenti meridionali e stranieri. Non esattamente un inno all’apertura e all’internazionalizzazione degli atenei. “Ma le nostre proposte sono varie – spiega Efrem Brambilla, candidato in Senato Accademico – ci batteremo per l’abolizione del valore legale del titolo di studio, lavoreremo per razionalizzare la gestione finanziaria, e proporremo convenzioni fra università, case editrici e aziende di trasporti per calmierare il prezzo dei libri di testo e della mobilità studentesca.” Oltre agli organi superiori, il Mup presenta i propri candidati anche alle facoltà di Filosofia, Scienze Politiche e Giurisprudenza.
a cura di Laura Carli, Gregorio Romeo, Alice Manti

Elezioni universitarie 2009 - 13 e 14 maggio


Ed eccoci di nuovo: si rinnova l'appuntamento biennale con le elezioni universitarie. E come ogni esercizio di democrazia degno di rispetto non può certo mancare una sana, viva e anche cruenta campagna elettorale con il suo via vai di voci, striscioni, ghirlande, annunci, volantini, manifesti (appiccicati su ogni possibile, lecito o illecito, spazio visibile a coloro i quali si rivolge), banchetti, gazebo, aperitivi, concerti, ... Tutte le varie liste e listine pronte a racimolare voti per poter mandare nei vari organi di amministrazione dell'ateneo i propri rappresentanti - o sedicenti tali - degli studenti. Il tutto nella, quasi, indifferenza degli universitari e nel costante disappunto dei bidelli costretti a ripulire muri, porte, bacheche, ringhiere dallo spamming elettorale.
Ad essere rinnovati saranno tutti gli organi. Dal Senato accademico - addetto alle questioni didattiche e organizzative dell'intero ateneo - al Consiglio di amministrazione - al quale è riservata la gestione delle risorse finanziare, delle strutture e del personale tecnico amministrativo - dal Comitato pari opportunità al Cidis - l'ex ISU - fino al Consiglio di facoltà e a quello di coordinamento didattico. Le urne resteranno aperte nei giorni di Mercoledì dalle 9 alle 18 e Giovedì dalle 9 alle 13 nei vari poli.
Vari sono, come sempre, i movimenti politici (o partitici) in lotta sul campo della democrazia accademica. Sinistra universitaria, la favorita delle precedenti elezioni, nasce qualche anno fa dalla fusione di alcune delle forze moderate di sinistra attive nel nostro ateneo mentre Obiettivo studenti, gruppo notoriamente legato a Comunione e Liberazione, è stata la lista favorita in svariate tornate elettorali precedenti. Alle ali estreme, inoltre, troviamo Alternativa rossa - consociazione tra il gruppo Demos U. C. e il collettivo Pantera - Azione universitaria - movimento studentesco della fu Alleanza nazionale - e il Movimento universitario padano - ovviamente vicino alla Lega nord.
Nonostante gli studenti siano per lo più disinteressati alla questione e l'affluenza alle urne sia solitamente piuttosto bassa, la rappresentanza studentesca costituisce un importante canale per le esigenze, i problemi, le idee, le lamentele, i disappunti di chi nell'università ci studia e la vive quotidianamente. Svariate sono le battaglie condotte dai nostri portavoce negli organi che gestiscono l'ateneo e diversi sono i risultati che ottengono: un'affluenza maggiore dà molta più legittimità alla loro voce.

7 maggio 2009

CENTO ANNI DI FUTURISMO VOLANO SCIVOLANTI TRA L'ITALIA E L'EUROPA

Milano apre i festeggiamenti per il centesimo compleanno del futurismo, il movimento che il venti febbraio 1909, con la pubblicazione del proprio manifesto sulla prima pagina del quotidiano francese Le Figaro, irruppe nella cultura europea, cavalcando progresso tecnologico e cultura di massa.
Balla, Boccioni, Marinetti, Severini, Carrà riconquistano, con un secolo di distanza, la città che non solo fu protagonista di numerosi capolavori dell’avanguardia, ma anche vero e proprio palcoscenico dell’ascesa futurista nel panorama culturale italiano.
Figli dello stivale liberale prebellico, di quell’Italia arrabattata tra questione sociale e ascesa internazionale, unita concretamente solo dalla prima edizione della "Corsa Rosa", i futuristi sono lo specchio dell’élite borghese dei primi del novecento che tra Parigi, Milano e Roma organizzò veri circoli intellettuali, capaci di esplorare tutte le forme d’arte possibili e di volare con la veloce innovazione fino a sviluppare una mai più alta esaltazione del dinamismo.

A lungo l’importanza di questa corrente è stata offuscata dalle scelte politiche dei suoi interpreti, tra idee anarchiche e vicinanza al fascismo, che si esprime soprattutto nella politica interventista alle soglie della prima guerra mondiale. In realtà, dietro un vero e proprio culto della conflittualità, si cela la loro utopica visione del mondo come incessante movimento e irrefrenabile progresso; lo stesso ideale che traspare dalla volontà di non fermarsi alla dogmaticità dell’attimo, preferendo correre col corpo, creando un’ interazione sino ad allora mai vista tra individuo e contesto. Spazio e tempo si fondono creando una disarmonica sintonia di inarrivabile impatto e coinvolgimento, in cui la linea del movimento invade l’essere del colore.
Col ritorno del futurismo sul palcoscenico milanese dobbiamo prepararci a diventare attori protagonisti di una quinta dimensione, dove il susseguirsi del prima e del poi perde significato, dove futurfiori, tinte forti, emozioni roboanti ci coinvolgeranno in un immaginario relativistico di irresistibile fascino. Un’ebbrezza che non è solo colori, ma anche profumi e note, suoni che evaporano dal foglio di carta tramite le poesie onomatopeiche di Marinetti e sapori che esplodono dalle celeberrime ricette futuriste.
Il movimento non si spense con la morte dei suoi capostipiti e, portato avanti dalla cosiddetta "seconda generazione futurista", continuò il proprio ruolo di primo attore nella scena artistica contemporanea, grazie a nomi spesso dimenticati come Prampolini, Soffici, Rosai e Sironi, che in forte interazione con le nuove tendenze costruttiviste e surrealiste, continuarono la ricerca.
Siamo di fronte ad un fenomeno che fu capace di caratterizzare oltre vent’anni del nostro paese, e che dopo anni di esilio dai salotti artistici internazionali sta tornando prepotentemente in auge. A testimonianza di ciò le prossime mostre in due dei più grandi cuori artistici europei: la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Già da qualche anno Milano è stata la guida di questa riscoperta, con le retrospettive su Balla e su Boccioni, era quindi inevitabile che fosse proprio qui l’apice della festa futurista.
L’iniziativa organizzata dal assessorato alla Cultura si chiama "FuturisMI" e coinvolgerà la città durante tutto il corso del 2009 con mostre e oltre cento iniziative che si estenderanno su tutto il territorio del capoluogo lombardo. Tra gli appuntamenti più interessanti il grande happening musicale costruito sull’interazione di ventuno pianoforti guidati da Daniele Lombardi, che il sette giugno conquisterà piazza Duomo. Continuano poi gli allestimenti a Palazzo Reale che, dopo la retrospettiva dedicata lo scorso anno a Giacomo Balla, prosegue percorrendo la strada futurista con due mostre nel corso dei prossimi dodici mesi. La prima "Velocità+arte+azione" si è aperta il 6 febbraio e proseguirà fino a giugno, mentre la seconda, "Futurismo100-Simultaneità", prenderà le mosse a ottobre. Da questa primavera poi, la fondazione Stelline dedicherà i suoi spazi a Marinetti, forse la figura più carismatica dell’intero movimento. Il centenario futurista non invade solo le strade milanesi, ma conquista tutti i maggiori centri artistici italiani, con retrospettive a Roma, al MART di Rovereto e a Venezia, dove verrà riaperta la dimora storica del geniale Depero.

Sarà un vero e proprio rendez-vous tra l’utopia e la sua più vicina attuazione. Cosa avrebbero detto i protagonisti di un secolo fa delle città in incontenibile espansione e dell’incessante automazione delle nostre industrie?
Per rispondere all’insanabile diatriba tra idea e realtà non ci resta che immergerci nel nuovo(vecchio) universo futurista tra fervori primordiali e "voli scivolanti degli aeroplani".
Corrado Fumagalli
Foto: Federica Storaci

26 aprile 2009