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14 aprile 2011

Croce celtica nell'atrio dell'Aula Magna

Dopo le svastiche sulle bacheche dei rappresentanti degli studenti, anche nell'atrio dell'Aula Magna di via Festa del Perdono è comparsa una croce celtica a firma Blocco Studentesco. Nel frattempo Marco Arioli, coordinatore regionale di Casa Pound Italia, con una dichiarazione su Repubblica smentisce ogni coinvolgimento ufficiale del movimento di estrema destra nell'imbrattamento delle bacheche.
I gruppi studenteschi di matrice antifascista dichiarano di essere intenzionati a rispondere alla provocazione con una mobilitazione unitaria per via istituzionale, per impedire ai gruppi neofascisti di creare in università un clima di intimidazione e intolleranza.

La Redazione

12 aprile 2011

Le svastiche del Blocco sulle bacheche dei rappresentanti degli studenti

Questo lunedì, nella sede dell'Università di via Festa del Perdono, sono comparse alcune svastiche sulle bacheche dei rappresentanti degli studenti, situate nell'atrio alla sinistra dell'Aula Magna. L'azione è stata apertamente rivendicata dai neofascisti del Blocco Studentesco con un'ulteriore scritta sulla bacheca dei rappresentanti di CL.
Di seguito riportiamo la comunicazione congiunta Démos S.C. - Sinistra Universitaria di denuncia dell'accaduto.

La Redazione

"La mattina di lunedì 11 aprile abbiamo trovato delle svastiche tracciate sulle bacheche di Sinistra Universitaria e di Démos Studenti Comunisti nel polo di Via Festa del Perdono. Su un'altra bacheca è stata
rinvenuta la rivendicazione da parte del movimento neofascista Blocco Studentesco. Esprimiamo indignazione e disgusto per questo gesto intimidatorio. Quel simbolo, emblema di un'ideologia distruttiva, odiosa e carica di colpe storiche gravissime, segnala la presenza all'interno della nostra Università di movimenti incivili e striscianti, che operano al limite della legalità e gettano un'ombra preoccupante sull'intera vita universitaria del nostro ateneo. Sinistra Universitaria e Démos Studenti Comunisti
continueranno a battersi per portare avanti un'idea di università pubblica, libera, laica e antifascista a cominciare dal lavoro comune per preparare un 25 aprile in cui gli studenti del nostro Ateneo si mobilitino uniti per affermare ancora una volta l'antifascismo come fondamento della nostra Repubblica".

17 gennaio 2011

Diario della mobilitazione - la manifestazione del 22 dicembre

Dalla testimonianza diretta dei protagonisti, la cronaca ora per ora della mobilitazione studentesca contro il Ddl Gelmini.
Diario della giornata del 22.12.2010.

-Oggi si vota in Senato la Riforma Gelmini.

-H 9.30 appuntamento davanti alla Statale di Milano con un presidio, per raccogliere le forze ed organizzarsi. Ci sono molte televisioni interessate alle vicende ma vengono da quasi tutte invitati ad andarsene.

-H 10.30 si entra in Statale, aula 211, per una breve assemblea e per organizzare le idee in vista della giornata. Nonostante il freddo e la pioggia, la quantità dei partecipanti sembra buona, circa 300 teste, più universitari del solito, l’inizio è incoraggiante. Peccato che forse manchi un po’ di qualità, al contrario della quantità.

-Proposte per la mattinata:

1. Incamminarsi prendendo la strada verso Sempione.

2. Blocco della linea 94 e della circonvallazione, dopo di che raggiungere via Padova a portare solidarietà agli immigrati e a tutta la periferia in crisi.

-H 11.10 usciamo dalla statale dirigendoci verso Corso di Porta Romana passando per il vicoletto in ciottolato che affianca la chiesa di San Nazaro Maggiore, ed è qui che si fronteggiano i primi nervosismi della celere che manganella la testa del corteo universitario per poi rimettersi frettolosamente ed anche un po’ goffamente in riga con gli altri scomparti delle forze dell’ordine.

-H 12.00 siamo in via Francesco Sforza, e dopo vari blocchi dovuti di fatto più alla celere che a noi, decidiamo di deviare il percorso verso Scienze Politiche. Nonostante l’importanza della giornata la tensione sembra non sentirsi più di tanto.

-H 12.30 superiamo Scienze Politiche per raggiungere via Padova.

-H 12.40 Piazza Tricolore e il relativo incrocio vengono bloccati.

-H 14.00 dopo aver ricevuto il sostegno e l’incoraggiamento a proseguire dagli immigrati di via Padova torniamo in Statale per raggiungere un corteo dei medi.

-H 16.30 raggiunti i medi in Statale e pranzato, la gente che ci ha seguito fino a questo momento decide che è evidentemente meglio tornarsene a casa, anche se il voto avverrà solo fra un’ora.

Nonostante l’aggiunta dei medi ai nostri numeri siamo pochi.

Usciti dal retro della Statale e giunti in via Francesco Sforza siamo così pochi che la celere riesce a circondarci nella via: la cosa è sconvolgente. Sembra manchi poco allo scontro.

Riusciamo a patteggiare una fuga che ci permette di rifugiarci in Università. All’interno si cerca di capire che fare, il proposito più sbraitato è quello di uno scontro con la celere che ci aspetta nel caso uscissimo fuori. La violenza sembra essere alle porte ma a molti manca la determinazione, gli animi non sono pronti ad accoglierla e ce ne accorgiamo. Decidiamo di rintanarci nell’università, più come topi da biblioteca che come universitari in rivolta, e di irrompere nel Rettorato.

-H 17.00 il personale del Rettorato, compreso il Rettore Decleva, si sbarra al riparo, e dopo aver tentato una forzatura alquanto fallimentare dei cancelli la Digos fa il suo ingresso, silenziosi come serpenti strisciano da sotto le scale e ci piombano alle spalle. Chi se ne accorge in tempo fugge disperdendosi.

Quelli più sfortunati prolungano la loro agonizzante giornata fuggendo per vari corridoi e altrettante scale raggiungendo il cortile principale.

Siamo pochissimi, la Digos ci eguaglia o peggio ancora ci supera di numero.

Ce ne andiamo, un'altra giornata, un'altra battaglia è andata persa.

-Tornati nelle nostre casa apprendiamo la notizia: la riforma è passata.

Nonostante le proteste in tutta Italia e il dimostrato non consenso del popolo nei confronti dei processi attuati, il governo ha calato sulla testa dei cittadini il suo preciso intento di privatizzazione delle università, infischiandosene dell’opinione popolare contraria.

Se solo questo non basta per determinarci a combatterlo e a rimpiazzarlo siamo davvero su una barca destinata ad affondare.

Davide Indovino

22 dicembre 2010

Manifestazione contro il DDL Gelmini - 22 dicembre 2010

Oggi è il giorno della discussione della Riforma dell'Università del Governo Berlusconi in Senato, la cui approvazione è ormai data da molti per scontata.
E in tutta Italia cortei e manifestazioni di studenti e ricercatori rinnovano il loro deciso no nei confronti del DDL Gelmini. Anche oggi Vulcano ha seguito la protesta milanese.
Via Festa del Perdono. Alle 9.00 è previsto un presidio organizzato dal collettivo di Città Studi e da gruppi interfacoltà. Stampa e polizia non mancano. Verso le 10.30 i manifestanti si spostano all'interno dell'università, improvvisando un'assemblea per decidere il da farsi.
L'aula 201 si riempie velocemente. Tra studenti della Statale, della Bicocca, il gruppo della Bovisa e qualche ricercatore, ci saranno quasi trecento persone. Viene avanzata qualche proposta sulla forma da dare alla manifestazione. Si decide alla fine per un corteo unico, fra le destinazioni viale Padova o Porta Venezia, dipenderà dalla concertazione del tragitto con la polizia. Pochi attimi di tensione quando il corteo viene subito chiuso in santa Caterina, mentre cerca di raggiungere corso di Porta Romana. Superato il momento di scontro con la polizia, la manifestazione procede a singhiozzo in via Francesco Sforza, dietro alla sede della Statale, fino all'incrocio fra via Umberto e via Mascagni. Da lì si concorderà con la polizia per viale Padova. Cordoni e camionette della polizia, e una folta schiera di giornalisti e fotografi, precedono e seguono di pochi passi il corteo.
Tamburi, fischi e slogan animano la protesta e da finestre e balconi si affacciano i coriosi. Qualcuno indifferente, qualcun'altro applaude e incoraggia gli studenti, che rispondono invitandoli a scendere e partecipare alla manifestazione.

Incrociando piazzale Susa e passando per viale Romagna, il corteo procede per viale Lombardia, rallentando il traffico. Qualche automobilista protesta, altri suonano il clacson, incitati dagli studenti stessi, in segno di solitadietà.
Dai megafoni arrivano gli aggiornamenti dal Senato: prima la proroga di qualche ora della votazione, poi la notizia del definitivo rinvio a domani.
Sono quesi le 14.30, e per poter raggiungere in tempo gli studenti medi che si stanno radunando in Festa del Perdono, il corteo abbrevia il percoso: da via Giacosa si gira in Crespi, e si ritorna in metro in Duomo da Pasteur. Anche gli immigrati si affacciano ai balconi ed escono in strada, richiamati dai cori di solidarietà degli studenti, "Contro la Gemini e la Bossi-Fini siamo tutti clandestini".
Davanti alla Statale, collettivi e studenti medi decidono di riunirsi nuovamente per riorganizzre la protesta del pomeriggio.
Foto: Giuditta Grechi

7 dicembre 2010

Diario della mobilitazione - Le giornate dell'occupazione in Mercalli

Dalla testimonianza diretta dei protagonisti, la cronaca ora per ora della mobilitazione studentesca contro il Ddl Gelmini.
Diario delle giornate 30.11.2010 e 1.12.2010.

30.11.2010:
H 9.14: arrivo con qualche minuto di anticipo in piazza Cairoli per l’inizio della manifestazione contro il ddl Gelmini. Appena uscito dal metro vengo accolto da una camionetta di forze dell’ordine. Mentre sto scrivendo queste righe mi si avvicinano due agenti per dare un occhiata a quello che sto riportando, inquietantemente divertente.

H 9.24: qualcuno inizia a scaldare gli animi da un megafono, finalmente le persone iniziano ad assembrarsi per dar vita al corteo.
Sarà una lunga giornata.
Per adesso sembrano esserci solamente liceali, sembra scarsa per ora, ed è un peccato, la partecipazione degli universitari.

H 10.00: il corteo inizia a muoversi; numero stimato di partecipanti è 10.000.

H 11.30: A causa della manifestazione studentesca tre stazioni della metropolitana vengono chiuse e riaperte dopo circa un'ora. Si tratta delle stazioni di Duomo e Cordusio, sulla Linea 1 e Missori, sulla Linea 3, impraticabili dalle 11.30 alle 12.50.La chiusura è stata richiesta dalla Questura per motivi di ordine pubblico.

H 11.45: Il corteo viene spezzato; si accennano scontri in via dell’Orso. Le forze dell’ordine attuano prime intimidazioni sugli studenti medi, scatenando la loro fuga. Guidati dalla bandiera pirata, i Corsari e un qualche centinaio di universitari prendono la testa del corteo, che prosegue a questo punto con forze un po' più equilibrate.

H 12.30: La situazione è completamente ribaltata: gli universitari, a passo di marcia, fanno arretrare frettolosamente la polizia fino ad arrivare in via Alessandro Manzoni, dove la tensione arriva all'apice. I cordoni della polizia si inseriscono tra due spezzoni del corteo; la situazione rimane in stallo per un buona mezz'ora fino a quando i cordoni polizieschi non possono far altro che sciogliersi e lasciar unire gli spezzoni del corteo. Una piccola e divertente vittoria.

H 14.45: Si inizia a percepire la stanchezza e ciò che resta del corteo, un migliaio di persone circa, si riunisce per un assemblea presso la facoltà di Scienze Politiche, con il proposito di ripartire più tardi.
In assemblea si discute dei prossimi obbiettivi da raggiungere attraverso la mobilitazione.
Dopo disquizioni varie sulle motivazioni che ci spingono, ad esempio l’aumento puntuale delle tasse di anno in anno, oppure le speculazioni finanziare, si fa chiaro il motivo che ci unisce tutti in questa Rivolta: l’opposizione alla mercificazione universitaria attuata dal ddl Gelmini, ultimo tassello di un progetto attuato a partire dalla cara e vecchia riforma Berlinguer degli anni novanta e passato dalla riforma Moratti nei primi anni del 2000.
glio strumenti della protesta sono individuati in tre azioni fondamentali: 1- blocchi delle stazioni ferroviarie; 2- presio al nuovo palazzo della regione; 3- occupazioni universitarie.
Il fine di queste azioni pratiche e simboliche è portare danni economici al governo (attraverso i blocchi) ed ampliare la status di sciopero a tutte le categorie, rendendolo generale.

H 15.30: Una volta usciti da Scienze Politiche capiamo che l’unico modo per poter violare il dispositivo poliziesco è quello di essere agili, sfuggenti e soprattutto uscire dal centro. In circa 300 ci muoviamo verso la metro: una preziosissima alleata durante tutta questa giornata. La composizione del gruppo è variabile, qualche studente delle superiori e molti universitari di tantissime facoltà diverse. Studenti del Politecnico, della Bicocca e della Statale. La cosa più piacevole è vedere una sacco di facce nuove, nessuno conosce tutti, ma strada facendo cominciamo a fidarci gli uni degli altri.
Un violinista in metro ci fa da sottofondo regalandoci un frammento poetico per tutto il resto della giornata, tutto sembra armonicamente al passo con il destino.
Prima tappa: metro san Babila. Respingiamo il goffo tentativo di un agente della Digos di infiltrarsi nel gruppo.
Seconda tappa: dopo un bel girovagare sotterraneo arriviamo a destinazione: la stazione di Rogoredo. Tutti i binari vengono bloccati per circa un'ora. Restiamo lì finche non arriva la Digos e i primi reparti, non un numero ingente di forze in realtà, ma decidiamo comunque di ributtarci sottoterra.
Terza tappa: piazzale Loreto. Qualcuno propone la tangenziale ma ci rendiamo conto che non abbiamo materiale adatto per un azione del genere. In Loreto il blocco avviene grazie all’arredo urbano (troppo poco) presente in loco. Cartelli divelti e cestini ribaltati. La madama arriva quasi subito. Lasciamo le improvvisate barricatine a fare il blocco al posto nostro.
Di nuovo nella metrò.

H 18.00: Quarta tappa: la stanchezza e la fame si cominciano a fare sentire. Qualcuno se ne va, ma rimaniamo un bel gruppo: almeno un centinaio. Si decide insieme di dirigerci alla facoltà di Lingue della Statale, in piazza S. Alessandro. Un ottimo posto per riorganizzarci, sfamarci e fare un bilancio della giornata. Gli studenti di Lingue presenti sono molto galvanizzati all’idea. Usciamo dalla metro in Missori ma appena attraversiamo la strada ci piombano addosso svariati reparti di carabinieri e celere, probabilmente un po' offesi per essere stati beffati per mezza giornata. Ci caricano subito, un po’ di gente si disperde ma riusciamo comunque a rimanere compatti, e fuggiamo in direzione Santa Sofia. Alla fine entriamo in 60-70. La polizia fa per entrare fino al cortile ma poi si rende conto di aver valicato un confine di zone franca e torna indietro. La decisione è presa: la palazzina di Lettere è occupata. Uno striscione recita: “lo spettacolo è finito, la lotta non si ferma”. Dopo un po’ la polizia abbandona la strada.

H 19.15: I lavoratori dell’università ci sostengono portandoci cibo e solidarietà. Dentro un 'aula un ragazzo inizia a leggere “6 pollici” di Bukowski. L’atmosfera e poetica, fino a quando la notizia che la riforma è passata arriva sconquassando i morali…non importa, la rivolta non si ferma.

H 0.00: L’atmosfera che si respira è meravigliosa: anche se è passata la riforma c’è un clima di festa, uno spazio di didattica è diventato un “spazio di vita”. Le persone ridono, scherzano, chiacchierano e discutono il da farsi per domani e i giorni a venire.

1.12.2010:
H 9.30: la notte è passata insonne, dopo un picchetto in Mercalli ci raduniamo con uno sparuto numero di persone in aula “z”.
I proposito sono:
-fare un resoconto della giornata.
-definire bisogni e obbiettivi.
-far durare la mobilitazione nel tempo.
-condividere le azioni di piazza
-rompere l’isolamento.
-migliorare la partecipazione in università.

H 16.20: vengono a farci visita i giornalisti di Rai 3. Dopo uno scontro d’opinioni, che manifesta tutta la disgregazione all’interno del movimento si decide di non rilasciare interviste. Vogliamo evitare di venire strumentalizzati dai media.

2.12.2010:
L’occupazione in Mercalli si è accordata con i lavoratori della mensa per concordare un prezzo per mangiare.
I lavoratori sono dalla nostra e si battono con i dirigenti per attuare l’”autoriduzione”.

Propositi per mandare avanti l’occupazione:
-allestire un aula studio auto-organizzata
-creare un gruppo comunicazioni
-dare feste ed aperitivi per aumentare il flusso di gente all’interno dell’occupazione.

H 16.20: ci giunge voce che il Senato Accademico sta decidendo il da farsi sull’occupazione.

H 16.30: Ci avviamo in una cinquantina verso il Senato Accademico. Dopo aver inneggiato cori del tipo: “ quelli come voi non pagano mai” la Digos fa la sua comparsa in Università. Evidentemente al Senato Accademico non va giù che gli studenti/occupanti dicano la loro al riguardo. Non rimane che andarcene.

4.12.2010:
All’occupazione viene allestita un serata con dj set, musica, film e alcol. La gente accorre numerosa. Sarà complicato tener a bada un cosi grande numero di persone. Qualcuno teme il peggio quando, a notte inoltrata verso le 3.00, un antifurto inizia a suonare: prevediamo l’arrivo della polizia a breve.
Riusciamo a rimanere nell’edifico e ad occuparlo fino alle 6.30 del mattino, dopo di che la Digos fa il suo ingresso e inizia ad identificare gli occupanti rimasti, circa una ventina.

H 7.00: Lo sgombero è avvenuto, e nel modo più ridico che potessi immaginare. Inutile stare a descrivere nei dettagli le circostanze. Siamo stati lasciati “in pasto alla Digos”; qualcuno potrebbe rispondere che “si sa i rischi quali sono durante un occupazione”. Certo che si sanno ma della denuncia poco deve importare; quello che deve importare è che le persone a cui erano stati affidati gli ideali e le speranze di tutti permettano di vederli realizzati o perlomeno di dare una parvenza di lotta, di resistenza quando essi vengono intaccati. Ma come spesso capita, siamo stati delusi. I vostri, i nostri ideali non sono alla nostra portata, ma non perché ci manca la forza di raggiungerli o perché siamo soverchiati da forze che non sono alla nostra altezza, ma semplicemente perché ci manca la morale per adempiere ad essi, ci manca la morale per sacrificarci per essi.
In Mercalli già da qualche giorno si era perso di vista il vero scopo di quel luogo.
Davide I.

30 novembre 2010

Fotoracconto dalla manifestazione di oggi, 30 novembre, a Milano contro il DDL Gelmini

Il corteo ha appena lasciato Largo Cairoli, lo storico punto di partenza delle manifestazioni studentesche, per riversarsi in piazza Cadorna dove un folto gruppo di studenti ha occupato i binari, creando notevoli problemi di viabilità.
La manifestazione ha visto diversi momenti di tensione tra studenti e forze dell'ordine, sfociate nella carica in Via dell'Orso e in piazza della Scala, alle porte di Palazzo Marino, sede del comune. All’altezza di via Carducci il corteo di universitari si incontra con quello del liceo in via Carducci. La manifestazione si dirige in Sant'Ambrogio, dove si trova la sede dell' Università Cattolica del Sacro Cuore.

La rabbia esplode davanti a una delle succursali della Cattolica: diversi studenti lanciano uova e fuomgeni oltre i cancelli. Oltrepassano le Colonne di San Lorenzo il corteo di dirige verso piazza del Duomo, dove il corteo si scioglierà, intorno alle 12.30.

Fotografie: Alessandro Tedeschi Toschi, Chiara de Giuli

27 ottobre 2010

“SIAMO TUTTI INDISPONIBILI” La protesta dei ricercatori della Statale

Il DDL Gelmini, dopo numerose proteste in piazza e in parlamento, ha trovato la sua battuta d'arresto nella Commissione di Bilancio che, per mancanza di copertura finanziaria, ha deciso di rimandare la discussione del decreto al 7 dicembre, al termine della fase di bilancio. L'indisponibilità finanziaria sopracitata riguarda i 9.000 posti promessi ai ricercatori, posti sentiti da molti come un tentativo da parte del governo di far scemare la protesta e nulla più: è impensabile cercare di assumere tutti quei ricercatori quando gli stessi fondi alla ricerca hanno subito tagli ingenti. Se fino al 2008 solo il 3% (la percentuale più bassa d' Europa) del PIL veniva destinato alla ricerca, ora l'investimento è stato drasticamente ridotto allo 0,9%. Ma il DDL Gelmini porta con sé anche altri problemi. Con l'ideazione, ad esempio, della figura di un “super-rettore”, che ha il potere di nominare i membri del Consiglio di Amministrazione, la rappresentanza dei ricercatori scompare in favore di privati e baroni. La lotta al baronato è stato il cavallo di battaglia della ministra Gelmini, peccato che, nel concreto, con l'istituzione del super-rettore, con l'autovalutazione interna alle Facoltà e con il blocco del turn over, l'élitarismo accademico non faccia altro che acuirsi. Un punto in particolare riguarda poi anche noi studenti. Molti infatti avranno pensato a un futuro nell'università e nella ricerca ma, con questa riforma, appare difficilmente realizzabile: se già prima il 90% della progressione di carriera dipendeva dalle conoscenze e non dal merito, ora i nuovi ricercatori avranno un contratto a tempo determinato di 3 anni, prorogabile a 5 che, senza le giuste conoscenze, difficilmente verrà rinnovato. Davanti a questa situazione non stupisce la decisione dei ricercatori di far fronte comune, insieme a precari e studenti, contro questo decreto. In molti si sono dichiarati indisponibili e hanno deciso di operare un blocco della didattica che va dal non tenere lezione, compito che peraltro non è previsto dal loro contratto (per stessa definizione un ricercatore si occupa di ricerca), all'occupazione di alcune Facoltà, nello specifico Fisica alla Statale di Milano e Ingegneria alla Sapienza di Roma.

Vulcano ha intervistato Piero Graglia, ricercatore del Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni della Facoltà di Scienze Politiche della Statale di Milano, tra i coordinatori della Rete29Aprile.

Lei fa parte della Rete29Aprile. Può spiegare brevemente cos'è e di cosa si occupa questo movimento?
Rete29Aprile è un raggruppamento spontaneo nato per organizzare la protesta dei ricercatori indisponibili e di tutti coloro che si sono detti contrari al disegno Gelmini.
Quali sono i punti del DDL Gelmini che colpiscono maggiormente l'Università e la ricerca in particolare?
Innanzi tutto l'attività di ricerca scompare e così viene emarginato il sapere più originale e innovativo. È gravissimo anche il “fondo ad esaurimento” dei ricercatori, che con i contratti a 3 più 3 vengono usati per fare didattica, perché è certo più economico assumere a tempo determinato che creare posti fissi. È un'università fondata sul lavoro dei precari. Un altro punto a cui sono fortemente contrario è l'autovalutazione d'ateneo. Altro che lotta al baronato! Una valutazione seria deve essere effettuata per dipartimento e da una fonte esterna, altrimenti non serve a niente, si riduce a un atto autocelebrativo.
Cosa ritiene positivo di questa riforma?
L'unica cosa salvabile del DDL è l'incentivo salariale per chi ha svolto un lavoro degno di nota ma non condivido il metodo con cui viene stabilito. Sono anche favorevole all'accorpamento dei dipartimenti, con circa 45 docenti per ognuno.
Uno dei punti più controversi della riforma sembra riguardare la meritocrazia. Qual è la sua opinione?
L'unico modo per dare onore al merito è un lavoro di valutazione a tappeto su ricercatori, associati e ordinari eseguito da soggetti esterni all'università. Per quanto possa essere state enfatizzate meritocrazia e lotta al baronato, questo DDL, di fatto, protegge i baroni. Contestano le leggi ad personam e poi aumentano esponenzialmente il potere dei rettori. Siamo ben lontani dall'idea di università aperta e meritocratica che questo decreto vorrebbe propinare.
Quali sono le cose che dovrebbero e che concretamente possono essere cambiate nel nostro Ateneo?
Questo Ateneo funziona abbastanza bene ma c'è poca partecipazione, soprattutto nei Consigli di Facoltà. Da noi viene fatta la “seduta ristretta”, che prevede solo associati ed ordinari. Permettere la partecipazione di tutti sarebbe una piccola ma significativa concessione alla trasparenza e alla democrazia. Noi ricercatori svolgiamo lo stesso lavoro e abbiamo le stesse responsabilità di associati e ordinari, e dovrebbe esserci riconosciuto. È anche per questo che, con Rete29Aprile, abbiamo proposto il ruolo unico del professore universitario.
Il 7 dicembre in Parlamento si tornerà a discutere del decreto: quali scenari si prospettano nella migliore e nella peggiore delle ipotesi?
Nella migliore delle ipotesi il decreto verrà riformulato tenendo conto degli emendamenti che Rete29Aprile ha presentato alla Camera tramite Granata (Fli). Verrebbe elaborato un DDL diverso o perlomeno sanato nei suoi punti peggiori. Nell'altra ipotesi, invece, la maggioranza si arroccherà su questo disegno e andrà avanti a colpi di fiducia. Se ciò dovesse accadere, spero solo che al decreto verrà dato il tempo di agire, almeno così si capirà che è sbagliato.

Gemma Ghiglia